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	<title>Laboratorio di Studi Politici e Sociali</title>
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		<name>Davide D&amp;#039;Alessandro</name>
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	<copyright>Copyright 2010, Davide D&amp;#039;Alessandro</copyright>
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		<title>I PIAZZISTI</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Davide D’Alessandro<br /><br />Pd e Pdl, due partiti a vocazione maggioritaria? No, a vocazione piazzista. Il primo, sabato scorso; il secondo, sabato prossimo. Vanno in piazza, radunano una parte di popolo in piazza, quella parte che non smette di farsi prendere in giro. Vanno in piazza ma, come sostiene felicemente l’ex ambasciatore Sergio Romano, le piazze sono piene e le idee vuote: “La sinistra sembra avere dimenticato che questa alleanza di comodo fra partiti profondamente diversi fu il principale motivo della caduta del governo Prodi nel 2008. Un avversario comune non basta a creare un programma comune. Il centro-destra, dal canto suo, soffre di una stessa malattia. Mentre la sinistra si mobilita contro Berlusconi, il leader del Pdl chiama a raccolta il suo popolo contro i comunisti, i magistrati faziosi, gli occulti registi di un complotto anti-governativo. Siamo alle solite. Invece di essere invitati a scegliere fra amministratori e programmi, siamo chiamati a scegliere fra il Bene e il Male, fra la dittatura strisciante della destra e l’incurabile comunismo della sinistra. Viene naturale chiedersi se i partiti si occupino di queste cose perché non sanno occuparsi d’altro. Dicono di parlare a cittadini democratici e consapevoli, ma non chiedono un voto: chiedono un atto di fede. Anche le astensioni, in questo caso, avranno un significato”. Già, le astensioni. Destinate a crescere, a rinfocolare il partito dell’antipolitica. Anche per questo a Vasto è nata la nuova e grande storia CIVICA. Per dire e dimostrare ai cittadini che, dietro le idee vuote di Pd e Pdl, non c’è l’antipolitica. C’è ALLEANZA per VASTO. L’alleanza per credere ancora nella politica, ma in un’altra politica. Un’altra politica è possibile. Con le piazze vuote e le idee piene.<br />]]></content>
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		<issued>2010-03-14T00:00:00Z</issued>
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		<title>DEL PRETE: &amp;quot;RINNOVIAMO LE STANZE DELLA POLITICA&amp;quot;</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Tratto da &quot;la Voce&quot;<br />13 marzo 2010<br /><br />L’esordio di Nicola Del Prete nel Comitato Regionale di “Alleanza per l’Italia” :”Sono fiero della mia coerenza. Totale e incondizionato appoggio ad “Alleanza per Vasto”, la nuova e grande storia CIVICA, unica soluzione per ridare slancio alla nostra città”.<br /><br /><br />Ieri sera, a Pescara, è partita la nuova avventura politica di Nicola Del Prete. Da oggi è membro del Comitato regionale di “Alleanza per l’Italia”, coordinato dall’ex Presidente del Consiglio Regionale Marino Roselli. All’uscita dalla prima riunione, lo stesso Del Prete ha dichiarato: “Sono fiero della mia coerenza politica. Di fronte a tanti che attraversano l’intero arco costituzionale, ad altri che vanno, vengono, escono e rientrano, la mia storia politica è tutta e sempre al Centro, con chi è moderato e ha rispetto per le Istituzioni. Con “Alleanza per l’Italia” parte un progetto che ci vedrà preparare, insieme all’Udc e ad altre forze, un’unica forza, un unico grande movimento che punta ad essere il primo del Paese, che punta a guidare il Paese, senza più alcuna subalternità”.<br />Del Prete, ovviamente, si è soffermato anche su Vasto: “Nella nostra città c’è un fermento indescrivibile, una voglia di politica e di rinnovamento della classe politica impensabili fino a poco tempo fa. Diciamo che dal 28 dicembre, giornata di presentazione del libro scritto con l’amico D’Alessandro, si è innescato un fenomeno di partecipazione e di condivisione che ha rivitalizzato interi settori della vita cittadina. A D’Alessandro, ispiratore della nuova e grande storia CIVICA, devo dare atto che con “Alleanza per Vasto” sta facendo un lavoro straordinario. Gente nuova, facce politicamente nuove, energie vitali per il futuro della politica vastese. Lui condivide con me anche il progetto di “Alleanza per l’Italia”, lavoriamo fianco a fianco per radicarlo in tutto il territorio della provincia di Chieti, ma la battaglia di tutte le battaglie sarà Vasto 2011. E per Vasto 2011 l’unica soluzione è “Alleanza per Vasto”, la nuova e grande storia CIVICA, la storia che chiama a raccolta chi non ne può più della decadenza. I vastesi hanno già compreso che l’inadeguatezza del Pd e dell’Amministrazione Lapenna e la litigiosità della Destra, negli ultimi nove anni, hanno decretato la sconfitta di Vasto. Noi vogliamo che la città torni a vivere, a contare, ad essere decisiva nello scacchiere politico regionale. Vogliamo, soprattutto, che si affermi una nuova classe dirigente, un rinnovamento profondo nelle stanze della politica. Destra e Sinistra hanno fallito la prova. “Alleanza per l’Italia” guarda al Paese, è la soluzione per il Paese. “Alleanza per Vasto” guarda a Vasto, è la soluzione per Vasto”.<br /><br />]]></content>
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		<issued>2010-03-13T00:00:00Z</issued>
		<modified>2010-03-13T00:00:00Z</modified>
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		<title>A COSA SERVONO PD E PDL?</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di DAVIDE D&#039;ALESSANDRO<br /><br />Bella domanda: a che servono Pd e Pdl? A che cosa sono serviti, finora, i due partiti a presunta vocazione maggioritaria? A nulla o poco più. Non hanno raggiunto alcun obiettivo per cui erano nati. Affermazione del bipolarismo? Fallito. Egemonia sulle altre forze della coalizione? Fallito. Governo del Paese con solida e costruttiva opposizione? Fallito. Fine della guerra tra bande di qua e di là? Fallito. Una nuova stagione di riforme? Fallito. Tutti obiettivi falliti. Perché? Perché la realtà di un paese complesso e articolato come l’Italia non si è lasciata ridurre a una banale semplificazione. Anzi, accanto alle due forze-debolezze a presunta vocazione maggioritaria, hanno preso slancio e vigore due partiti estremi, la Lega e l’Idv, in grado di ridurne le forze ed esaltarne le debolezze. Così, Pd e Pdl sono nel pantano. Arrancano. Si beccano. A colpi di carta bollata, di ricorsi, di decreti, di de-cretini. Uno spettacolo indecoroso. Sulla pelle degli italiani che, da diciassette anni, aspettano la modernizzazione del Paese, una classe politica all’altezza dei tempi, partiti nuovi capaci di aderire ai problemi reali della gente, di dare risposte a una crisi economica che non smette di mordere. Mentre Sagunto viene espugnata, a Roma si decide sul da farsi. Mentre la gente perde il lavoro, il bene più prezioso, a Roma, da settimane, si litiga sulle presentazione delle liste elettorali. E a Vasto? A Vasto ci si prepara al voto. Da una parte con il tentativo di riproporre Lapenna, dopo quattro anni e quattro Giunte desolanti; dall’altra, con il tentativo di ricomporre una squadra ad alto tasso di litigiosità, senza ricambio. Nel mezzo, però, emerge qualcosa di nuovo. Una nuova e grande storia CIVICA: Alleanza per Vasto. Crescono entusiasmi e adesioni. Con tantissimi giovani. E’ l’ultimo tram chiamato desiderio. Di rinnovamento. La maggioranza dei vastesi sembra deciso a prenderlo.<br />]]></content>
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		<issued>2010-03-12T00:00:00Z</issued>
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		<title>Situazione Portantini Ospedale S. Pio di Vasto ex USl Lanciano-Vasto oggi USL CHIETI</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo<br /><br />Con la presente intendo focalizzare l’attenzione degli addetti ai lavori sulla posizione occupazionale, di inquadramento e retributivo dei portantini degli ospedali di Vasto e Lanciano, oggi appartenenti all’USL Chieti.<br /><br />Negli ospedali di Vasto e Lanciano ci sono svariate figure professionali con qualifica di “portantini”, molti di questi hanno effettuato e superato con successo un lungo corso di specializzazione  tanto da aver acquisito l’ATTESATO DI QUALIFICA OPERATORE SOCIO SANITARIO in sigla “OSS”.<br /><br />Questi signori, oggi, lamentano l’impossibilità a poter concorrere al bando di concorso per accedere a livello superiore pur avendo tutte le carte in regola: attestato, anzianità di servizio  e la pratica sul campo ovvero in corsia dove ci sono i degenti.<br /><br />La USL ha indetto un bando per: AVVISO DI PUBBLICA SELEZIONE PER L&#039;AMMISSIONE AL MODULO DI “OPERATORE SOCIO SANITARIO CON FORMAZIONE COMPLEMENTARE IN ASSISTENZA SANITARIA” per 2 moduli (60 posti),  i portantini in questione non possono accedere a detto bando  perché la stessa USL in tutti questi anni in cui ha formato il personale NON HA PROVVEDUTO al conseguente inquadramento  del personale stesso che ha ottenuto il relativo attestato “OSS”.<br /> <br />Una delle prime  domande che sorge spontanea a chi ascolta questa ennesima storia di malasanità è questa: come mai l’USL ha speso e continua a spendere tanti soldi in corsi di formazione se poi il personale formato deve restare al palo. <br /><br />Perché spendere  tanti soldi pubblici per corsi di formazione se poi le persone non possono legittimamente ambire a livelli e/o mansioni superiori  a cui e per cui sono stati preparati ed abilitati.<br /><br />Se il conseguimento dell’attestato di “OSS” rilasciato dall’USl di competenza non serve a niente, questi corsi di formazione, corsi si badi bene pagati con i soldi della collettività, perché sono stati fatti.<br /><br />Chi risponde di tanto sperpero? Dobbiamo pensare che anche in questo caso vale ancora e sempre il detto “tanto paga Pantalone”?<br /><br />I cittadini si sono stancati di essere il “pantalone” della situazione e di dover pagare per l’inettitudine di non si sa  chi.<br /><br />Perché si sa che in questo paese non si trovano mai i responsabili. <br /><br />Non voglio fare della facile demagogia ma mi chiedo quali sono stati le vere  e reali finalità di questi corsi.<br /><br />Corsi che probabilmente hanno avuto come scopo quello di retribuire i docenti magari amici degli amici, illudere un poco di “portantini” tanto poi questo personale nonostante la qualifica resta dov’è.<br /><br />Per i 60 nuovi posti si crea un bando ad hoc, tanto ci pensano “gli addetti ai lavori ed alle segrete cose” a preparare il bando ad hoc per assumere “amici e compagni” accontentando in modo trasversale quelli che devono essere accontenti, continuando a creare le clientele.<br /><br />A mio avviso è più opportuno e giusto che il nuovo bando per l’acquisizione di circa 60 nuove  unità sia riservato in parte al personale interno che abbia i requisiti ed in parte eventualmente a risorse esterne non reperibili all’interno degli ospedali stessi, nella proporzione del 70-80 % risorse interne ed il resto da acquisire esternamente. <br /><br />Così si incentivano sia i lavoratori già in forza, soddisfacendone le legittime ambizioni ed aspettative derivanti dal gravoso e lungo impegno profuso per ottenere l’attestato “OSS” sia ai giovani che aspirano ad entrare nel mondo del lavoro dando la possibilità a chi merita, è capace ed è preparato di poter trovare lavoro in modo giusto e dignitoso.<br /><br />Se considero e valuto questa problematica che riguarda i “portantini” non solo come uomo della strada ma come segretario della Democrazia Cristiana di Vasto, allora non posso che sollevare il problema agli enti preposti con maggiore forza, invitandoli a riflettere ed a riconsiderare la problematica nell’insieme. <br /><br />Visto che si chiede sempre a gran voce una gestione migliore della “cosa pubblica”, una gestione oculata, una gestione trasparente, una gestione della spesa parsimoniosa…!<br /><br />Considerato che uno degli sport nazionali e quello dello scaricabarile invito tutti i responsabili, le forze politiche, sociali e sindacali che mai come in questo momento tacciono… a riconsiderare e rivalutare la posizione di questi “portantini” che sono già assunti, sono stati preparati ripeto spendendo soldi tempo e risorse pubbliche.<br /><br />Firmato<br />Democrazia Cristiana<br />Segretario di Vasto<br />Davide Silano<br /><br /><br />]]></content>
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		<title>VASTO RINASCE !</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo<br /><br />di DAVIDE DELLE DONNE<br /><br />Giovedì sera rimarrà indelebile  nella mia memoria. Il motivo? Davide D&#039;Alessandro ha organizzato un incontro per parlare di Vasto, dei Vastesi e della  creatura civica (ALLEANZA per VASTO), che ha in mente di formare per le prossime Amministrative. Ha parlato e ha dato modo a chi è intervenuto di esporre concetti ed opinioni su tanti temi, in primis sulla Nostra amatissima Città. Lucidamente e analiticamente ha dato l&#039;idea di come partire per dare a Vasto una terza opzione,  credibile e tangibile, e che ha  per me  indubbiamente una allettante attrattiva ...gravitazionale. <br />Poi, perché non parlare della  grande cultura e dell&#039;esposizione di concetti molto ben strutturati e coerenti con la realtà del Coordinatore Davide D&#039;Alessandro? <br />Il tempo è letteralmente volato  e  l&#039;aver conosciuto altri Cittadini/e e aver sentito i Loro  ragionamenti mi hanno hanno fatto sentire un vero  privilegiato. Certo che cercare di risolvere le complesse problematiche che ormai da troppi anni attanagliano Vasto su tanti e tanti fronti, non è una sfida semplice. <br />Creare una struttura civica che faccia funzionare alla perfezione la macchina amministrativa e risolvere i problemi della cittadinanza è uno dei tanti obiettivi di cui si è parlato. Durante l&#039;incontro ho preso più volte la parola e ho espresso delle opinioni e delle riflessioni. Ho  chiesto molte delucidazioni e fatto tante, tantissime  domande, come un cittadino comune che entra per sentire e vedere  direttamente la nascita di un gruppo di lavoro, per far partire un progetto molto ambizioso e per nulla campato in aria. La serata è stata cordiale, partecipata e soprattutto  amichevole  e spero che a breve si ripeta . <br />Si inizieranno  a delineare le linee programmatiche di ciò che sarà una speranza per tanti Vastesi e non, che sono rimasti delusi da anni di periferia politica. Università, Sanità, Turismo, Lavoro, Giovani e meno giovani e tante altre problematiche sono sul campo e devono essere risolte. <br />Credo che l&#039;impegno e le energie di tutti  Noi  possano essere determinanti per poter agevolmente risolvere  gli ostacoli piu&#039; impervi e ostici. La determinazione del Coordinatore, la tenacia e la grande carica che mi hanno trasmesso, anche i presenti della serata, sono un sicuro buon auspicio per il futuro di Vasto. <br /><br />Davide Delle Donne]]></content>
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		<title>UNA BELLA NOTIZIA : STEFANO MORETTI LASCIA LA LEGA NORD</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Tratto da histonium.net<br /><br />Con una lettera inviata all&#039;on. Marco Rondini, commissario per l&#039;Abruzzo della Lega Nord, Stefano Moretti si è dimesso da referente vastese del partito di Bossi.<br /><br />&quot;Con molto rammarico - scrive - ho preso questa decisione alla luce del fatto che numerose e giuste battaglie portate avanti all’interno del partito sono state osteggiate dall’attuale referente regionale Tonino Giallonardo&quot;. Moretti parla di minacce ricevute e auspica una maggiore attenzione sui fatti locali &quot;in quanto su Vasto - sottolinea - è già pronto il &#039;fantoccio&#039;, indicato da un noto politico locale, per ricoprire la carica di referente cittadino del partito&quot;.]]></content>
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		<title>LA LEGA: STIAMO CON DEL PRETE, MA D&amp;#039;ALESSANDRO: NON SIAMO LEGHISTI</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[tratto da <a href="http://www.vastoweb.com" target="_blank" >www.vastoweb.com</a><br /><br />La Lega Nord dice di condividere il progetto di lista civica lanciato dall&#039;ex vice sindaco di Vasto, Nicola Del Prete. Ma Davide D&#039;Alessandro, che insieme a Del Prete è fondatore di Alleanza per Vasto, ribatte: noi non siamo leghisti. E&#039; botta e risposta tra le due formazioni politiche. <br /><br />La Lega. &quot;Come segretario della Lega Nord - scrive in un comunicato Stefano Moretti - accolgo con favore l’idea lanciata da Nicola Del Prete di dar vita ad un contenitore che raccolga tutte le forze positive di Vasto in modo da dare quello sprint necessario per riconsegnarle il ruolo di primo piano che merita e di cui è stata privata da Tagliente e dalle amministrazioni successive alla sua. Per questo la Lega dovrà fare una scelta importante. Dalla segreteria regionale mi dicono che l’alleanza con il Pdl è sacra ed io rispondo che a volte non si può santificare il diavolo. Il Pdl sta attraversando una profonda crisi di identità. La spaccatura è netta e visibile a tutti. Tagliente e Prospero da un lato e Sigismondi, Argirò ed il gruppo di Giangiacomo dall’altro, con Desiati attento osservatore delle grandi manovre e sicuramente, a mio giudizio, unico avversario di cui il Pd dovrebbe politicamente temere. Con la scelta di Etelwardo Sigismondi a segretario politico si è cercato di dare una ventata di novità che, però, deve poi concretizzarsi con la scelta di candidati altrettanto nuovi e proponibili&quot;, ma sulla scelta del candidato sindaco &quot;il Pdl non può pretendere che la Lega Nord appoggi la preistoria della politica vastese. Candidati come Antonio Prospero o Giuseppe Tagliente - sostiene Moretti - sono improponibili&quot;.<br /><br />Alleanza per Vasto. &quot;Basterebbe - ribatte D&#039;Alessandro - il titolo Lega Nord? No, grazie per capire che il progetto politico e civico, la nuova e grande storia civica che abbiamo cominciato a scrivere con Alleanza per Vasto, non prevedono possibilità né di importazione, né di puro contatto con il partito di Bossi. La Lega Nord la regaliamo volentieri al Pdl. Così è nel resto d’Italia, così può essere a Vasto, sperando che non produca gli stessi danni. Perché la Lega, sia chiaro, sta producendo danni al Paese, lo sta sfibrando con le sue continue richieste, con le sue continue pressioni, prepotenze e rivendicazioni. Mina alla radice l’unità del Paese.<br />Alleanza per Vasto è un’altra cosa. Nasce avendo piena consapevolezza delle tradizioni politiche della città, nasce con l’ispirazione autentica alla moderazione, al senso dello Stato e delle istituzioni. Nasce avendo dietro le spalle un progetto politico di Centro, riformatore e liberale, attento all’ascolto della voce dei cattolici e dei laici, promotore dell’incontro e del dialogo fecondo tra le diverse visioni del mondo e della vita, profondamente rispettoso della fede, che non va mai trascinata nella battaglia politica. Alleanza per Vasto unisce, non divide. Ben vengano in Alleanza per Vasto tutte le persone che abbiano passione politica e amore per la città. Ma senza urlare. Senza cravatte verdi. Senza - conclude D&#039;Alessandro - fazzoletti verdi nel taschino&quot;. ]]></content>
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		<title>&amp;quot;LEGA NORD? NO, GRAZIE&amp;quot; - ALLEANZA per VASTO CHIUDE AL PARTITO DI BOSSI</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.lapolis.it/blog/index.php?entry=entry100310-165002" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Comunicato<br /><br /><img src="images/bossi.jpg" width="134" height="94" border="0" alt="" /><br /><br />Basterebbe il titolo “Lega Nord? No, grazie.” per capire che il progetto politico e civico, la nuova e grande storia CIVICA che abbiamo cominciato a scrivere con ALLEANZA per VASTO, non prevedono possibilità né di importazione, né di puro contatto con il partito di Bossi. La Lega Nord la regaliamo volentieri al Pdl. Così è nel resto d’Italia, così può essere a Vasto, sperando che non produca gli stessi danni. Perché la Lega, sia chiaro, sta producendo danni al Paese, lo sta sfibrando con le sue continue richieste, con le sue continue pressioni, prepotenze e rivendicazioni. Mina alla radice l’unità del Paese. Non bastano le rassicurazioni di Berlusconi. Se ne accorgerà lui stesso qualora il partito di Bossi, oltre al Veneto, dovesse conquistare anche il Piemonte.<br />ALLEANZA per VASTO è un’altra cosa. Nasce avendo piena consapevolezza delle tradizioni politiche della città, nasce con l’ispirazione autentica alla moderazione, al senso dello Stato e delle Istituzioni. Nasce avendo dietro le spalle un progetto politico di Centro, riformatore e liberale, attento all’ascolto della voce dei cattolici e dei laici, promotore dell’incontro e del dialogo fecondo tra le diverse visioni del mondo e della vita, profondamente rispettoso della fede, che non va mai trascinata nella battaglia politica.<br />ALLEANZA per VASTO unisce, non divide. Unisce coloro che ancora credono che un’altra politica sia possibile. Allea e si allea. Con chi sveste la casacca che lo imprigiona. Ben vengano in ALLEANZA per VASTO tutte le persone che abbiano passione politica e amore per la città. Ma senza urlare. Senza cravatte verdi. Senza fazzoletti verdi nel taschino. Alleati per Vasto e basta. È già tanto, è già tutto.<br /><br />Davide D’Alessandro<br />Coordinatore “Alleanza per Vasto”<br /><br />]]></content>
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		<title>LA SITUAZIONE POLITICA IN ITALIA E&amp;#039; GRAVE MA NON E&amp;#039; SERIA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Davide D’Alessandro<br /><br />Ennio Flaiano aveva capito tutto con tanti anni di anticipo: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Cosa pensare oggi dopo il caos delle liste, i decreti e i de-cretini salva-voto, le azzuffate e i ritorni in piazza? Che cosa penserebbe il sindaco di Perth, la meravigliosa città australiana gemellata con la Città del Vasto, se si trovasse in questi giorni in Italia? Dov’è finita la politica, mentre i primi smottamenti colpiscono il Pd, che affida le sue sorti alla Bonino e a Vendola, perdendo i cattolici, e mentre anche “il Giornale” ammette che la fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale è fallita? Che cosa ci ha regalato, da Tangentopoli in poi, l’attuale classe dirigente? Lo spettacolo indecente delle ultime settimane è soltanto il canto del cigno di una politichetta senz’anima o è il lento trascinarsi di un tumore che condurrà alla fine il nostro amato Paese?<br />Davvero la politica italiana può continuare a restare appesa e prigioniera di un bipolarismo finto e fallito, con la Lega da una parte e Di Pietro dall’altra, con Pd e Pdl che si azzuffano come pugili suonati? Angelo Panebianco dalle colonne del “Corriere” ha spiegato molto bene come “il bipolarismo richiederebbe una prevalenza della moderazione sull’estremismo, una convergenza al centro. È necessario, perché il sistema duri, che moderazione e convergenza al centro siano, almeno, le tendenze prevalenti ma in Italia non è così”.<br />Allora, se non è così, occorre prenderne atto. Occorre una seria riforma della legge elettorale e un riassetto di tutto l’impianto istituzionale. La Seconda Repubblica, come Pd e Pdl, non è mai nata. È ora di pensare alla Terza. Con partiti che non siano personali, che non tentino fusioni dettate dal perpetuare se stessi, ma che si formino per rappresentare una base elettorale larga e certa. Con Destra, Sinistra e Centro capivamo tutti qualcosa di più. Compreso Flaiano.<br /><br /><br />]]></content>
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		<title>ALLEANZA per  VASTO - Entusiasmi e tantissime adesioni per la nuova e grande storia CIVICA. Parla Davide D’Alessandro, che ne è l’ispiratore.</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Tratto da &quot;la Voce&quot;<br />9 marzo 2010<br /><br />Del Prete scrive di un tempo nuovo, di nuovi protagonisti, di nuove facce. Concorda?<br />“Come non potrei? È dalla primavera del 2007, dopo un anno dalla desolante esperienza Lapenna, che lo invito a dare vita a una nuova storia. Le rendite di posizione sono terminate. La gente, come ha ben intuito Gaspari, è pronta a dire addio per sempre a chi ha deluso, a chi ha promesso e non mantenuto, a chi non ha dato risposte alle richieste urgenti, a chi ha accompagnato con mediocrità la decadenza della politica e la perdita di peso del nostro territorio. L’analisi, che un tempo poteva sembrare impietosa, ora per tutti, o quasi, è assolutamente realistica. Bisogna scrivere una nuova storia, ma le nuove storie non le possiamo scrivere con i vecchi protagonisti”.<br />Lei ha intenzione di candidarsi?<br />“Perché no? Non l’ho mai fatto. Sembra giunta l’ora. Me lo chiedono in tanti, ma non è questo il problema. Adesso sono interessato a guidare il robusto progetto politico, che sarà di supporto alla storia CIVICA, ma sono soprattutto impegnato ogni ora del giorno a scrivere questa storia, a darle spessore, chiamando a raccolta energie fresche, facce politicamente nuove, che abbiano motivazioni forti, desiderio di realizzare progetti, passione per la politica e amore per Vasto. Sono subissato da telefonate, richieste, incontri. È davvero un momento splendido, che Polis prepara da anni. Gaspari ha detto che Polis ha avuto un ruolo straordinario, stimolando la coscienza dei cittadini, e mi ha invitato ad andare avanti. Ma Polis è stato il primo tempo. Ora, per realizzare i sogni di Polis, per affermare i desideri di una nuova politica, che 5.132 vastesi invocarono attraverso la propria firma per l’Hotel Panoramic, occorre giocare il secondo tempo della partita. Con Alleanza per Vasto la vinceremo, senza supplementari, e questa città tornerà a guidare il territorio, a riprendersi ciò che le è stato tolto, ciò che una classe politica inadeguata ha consentito le venisse tolto”.<br />Che cosa vuol dire senza supplementari?<br />“Vuol dire senza ballottaggio. Chi fa i conti secondo le vecchie logiche, chi pensa che un’altra forza politica nasce per determinare, col ballottaggio, la vittoria del Pd o del Pdl, non coglie, non percepisce il nuovo che avanza, la voglia dei cittadini, già liberi dalle appartenenze, di scrollarsi definitivamente di dosso due scatole vuote di contenuti, senza idee e senza futuro. La città è pronta per cancellare il passato. Con l’Amministrazione Lapenna ha toccato il punto più basso della sua storia. Pd e Pdl sono due ubriachi che tentano di reggersi a vicenda e di sostenere il vecchio che ritorna o che si riproduce. Un’aria nuova, a Vasto, attraverserà le stanze del potere, le rigenererà. Alleanza per Vasto non è un’altra forza politica.  È una forza-altra. Nasce per dare voce a chi non l’ha, per affermare il sentimento della maggioranza dei vastesi. E la maggioranza dei vastesi vuole il cambiamento profondo, vuole un rinnovamento vero della classe dirigente, vuole abbandonare per sempre mediocrità, dilettantismo, pressappochismo. È questa la mia battaglia. La condurrò insieme ai tantissimi che ci credono. Contro nessuno. Con l’aiuto di tutti. Per far rinascere Vasto. Il 2011 sarà una data da ricordare. Per la città e per la politica”.<br /><br />RED<br /><br /> <br />]]></content>
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		<title>UN TEMPO NUOVO CON GENTE NUOVA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Nicola Del Prete<br /><br />Che fermento! Dopo la presentazione del libro, scritto con l’amico D’Alessandro, avvenuta il 28 dicembre al Cinema Corso ma, ancor più, dopo l’incontro sul futuro di Vasto, promosso da Polis il 6 febbraio, un vento nuovo sta percorrendo le strade di Vasto, si sta insinuando tra i vicoli, le case, le famiglie, i luoghi di lavoro e di ritrovo, tra chi ha davvero a cuore le sorti di questa città. È un vento nuovo che incontra migliaia di entusiasmi e adesioni, le intercetta, le raccoglie. In verità, con il nostro grande progetto politico di Centro, moderato, riformatore e liberale e con la nuova storia CIVICA di Alleanza per Vasto, abbiamo dato nome e contenuto a ciò che la stragrande maggioranza dei cittadini attendeva da tempo. Una nuova storia che metta da parte il già visto fin qui. Non solo il fallimento dell’Amministrazione Lapenna, alla quarta Giunta, ma anche il crollo di due storie mai nate o, se preferite, di due case cadute o, per dirla con La Rana, di due apparati politici senza politica, che pensano di perpetuare all’infinito il proprio gruppo dirigente, i soliti nomi, le solite facce, i soliti parenti. Per cui, quando La Rana invita a essere distinti e distanti da chi ha accentrato il potere e lo ha gestito per decenni, sfonda una porta aperta. La nuova e grande storia CIVICA, come la chiama D’Alessandro, è la soluzione. Alleanza per Vasto è la soluzione. Aperta, non chiusa, come tutte le alleanze. A chi ha qualcosa da dire e da fare, a chi vuole mettere a disposizione la passione politica per scrivere questa nuova pagina, per ridare a Vasto ciò che è di Vasto, per riavvicinare il cittadino alla politica e alle Istituzioni, per rinnovare profondamente una classe dirigente stanca, logora, che ha fatto il proprio tempo. Occorre, da subito, vivere un tempo nuovo. Con altri protagonisti, con altri progetti. Da pensare e da realizzare. INSIEME. Da alleati. Alleati per Vasto.  <br />]]></content>
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		<title>IN RICORDO DI TONINO CARINO, DA ASCOLI</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Davide D&#039;Alessandro<br /><br /><img src="images/carinotonino.jpg" width="230" height="349" border="0" alt="" /><br /><br />Era una splendida persona, Tonino Carino. Una splendida persona che in un mondo serioso, non serio, come quello del calcio, sapeva prendersi in giro. Amava il giornalismo ma, di più, l’Ascoli, lui che era nato a Offida e nei colori bianconeri vedeva la riscossa di un’intera regione. L’Ascoli di Rozzi, per capirci. Del resto, uno solo era ed è l’Ascoli: quello di Rozzi. E di Carino. Cronista stimato, tifoso autentico. A me, che da giovane cronista ho vissuto, per Tuttosport, gli anni delle salvezze di Bersellini e Castagner, restano alcuni incontri nei salotti di “Villa Pigna” e alcune straordinarie mangiate. Poi, la partita e il collegamento con 90° Minuto. Tonino si accalorava, difendeva l’Ascoli, ne denunciava i torti subiti. Un altro calcio, un’altra storia, un altro uomo. Quando moriva una persona cara, Gianni Brera chiudeva così: “Riposa in pace, amico mio. Ti sia lieve la terra”. A Tonino sarà lieve, come la vita.<br /><br />]]></content>
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		<title>UNA DONNA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di DAVIDE D&#039;ALESSANDRO<br /><br /><img src="images/sibilla.jpg" width="250" height="248" border="0" alt="" /><br /><br />Furono più gli amori avuti che i libri scritti, quelli di Sibilla Aleramo, all’anagrafe Rina Faccio. A cinquant’anni dalla morte, l’incipit non suoni irriverente. Poiché la scrittrice d’amore visse, d’amore patì, d’amore scrisse. E di donne, di emancipazione, di libertà ma, di più, di una donna. Di se stessa che, a quindici anni, subì la violenza carnale: l&#039;indicibile.<br />Ma trovò le parole per dirlo, cercando di sradicarsi di dosso lo sguardo malefico di chi ne abusò, il dolore, la compulsione, la morte. E negli amori (da Cena a Cardarelli, da Papini a Gerace, da Boccioni a Boine, da Franchi a Rebora, da Campana a Quasimodo a Evola, da Emanuelli a Mattacotta, senza trascurare la passione per la Duse), si immerse, sprofondò, a caccia di ciò che le era stata negata: la vita.<br />Costretta al matrimonio riparatore, a 26 anni trovò la forza di “strappare”, di abbandonare la famiglia e di approdare a Roma dove, grazie a Cena, il suo lavoro letterario prese corpo. “Una donna” fu un successo strepitoso, internazionale, tradotto negli Stati Uniti e in tutta Europa. Ma il successo non azzerò l’inquietudine, anzi continuamente la rinnovò.<br />Tra l’impegno politico, l’attività nel movimento femminista, la prosa e le poesie, furono le tormentate storie d’amore a tenerla sulla corda della vita, a farle vibrare e bruciare il cerino della vita. Una su tutte la lacerò: quella con Dino Campana. Chi ha letto “Un viaggio chiamato amore”, il carteggio tra la scrittrice e il poeta di Marradi, sa che desiderio, possesso, gelosia, disperazione e follia sono ingredienti del pasto di cui, chi ama, quotidianamente e incessantemente si nutre. Un amore impossibile eppure possibile, per due anni intensamente, straordinariamente possibile. Se il poeta passò dal carcere al manicomio, dall’amore alla morte (e non certo per lei o non solo per lei), Sibilla rimase in piedi. Devastata, ma in piedi. Perché aveva conosciuto da ragazza la ferita. Aveva imparato a tenerla con sé. Era parte di sé. E negli uomini, in tutti gli altri uomini, e nei libri, in tutti gli altri libri, continuò a cercare ciò che le era stata negata: la vita.<br />Ma non ne trovò che brandelli.<br />Brandelli di vita. ]]></content>
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		<title>REMO GASPARI A DEL PRETE E D&amp;#039;ALESSANDRO: &amp;quot;LAVORATE PER LO SVILUPPO E IL FUTURO DEL NOSTRO TERRITORIO&amp;quot;</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Comunicato<br />Foto di histonium.net<br /><br /><img src="images/zioremo66.jpg" width="512" height="426" border="0" alt="" /><br /><br />“Complimenti, D’Alessandro. Ho seguito le battaglie di Polis. Le ho apprezzate e condivise. Mi fa molto piacere che tu e Del Prete stiate lavorando con impegno per lo sviluppo e il futuro del nostro territorio. E lavorando al Centro, lontano dagli estremismi. Solo la moderazione, l’equilibrio, il senso dello Stato e delle Istituzioni, lo studio e la conoscenza della politica, lo studio, la ricerca e le soluzioni da dare ai problemi reali della gente, garantiscono la crescita di un Paese. Fate capire alla gente i progetti che avete in mente, come e quando intendete realizzarli. La gente non ne può più di promesse non mantenute”.<br />Parla così Remo Gaspari, nella sua abitazione romana di Viale delle Milizie, ai due autori di “Amministrazione Lapenna e Partito democratico. Storia di due storie mai nate”. Un incontro proficuo, d’amicizia e di lavoro. Un incontro di circa due ore per analizzare, punto per punto, i fenomeni di crisi che hanno colpito l’Abruzzo ma, soprattutto, Vasto e il nostro comprensorio. Un incontro non per recriminare sui diciassette anni persi dalla politica nazionale, regionale e locale, ma per rimboccarsi le maniche e guardare avanti, per spalancare le porte a una nuova classe dirigente. Gaspari, a pochi mesi da 89 anni, lavora ancora per il suo e il nostro Abruzzo. C’è bisogno di scriverlo o è sotto gli occhi di tutti che la nostra amata terra, dopo la fine della Democrazia Cristiana e il ritiro dalla politica attiva del suo uomo più importante, ha smesso di crescere, di realizzare progetti, di puntare in alto? Si è come ritirato l’Abruzzo, rimpicciolito e, con l’Abruzzo, il suo lembo al confine con il Molise, lo spazio dove consumiamo i nostri giorni, il territorio del Vastese, scomparso dai radar, periferia politica della più lontana periferia regionale. Gaspari è stato ed è, per quanto ancora può, il vero uomo del fare. Non il ricchissimo imprenditore che decide un giorno di affidare alla politica anche la salvaguardia dei propri interessi, ma l’avvocato che sceglie la politica, affronta i reali problemi della gente, opera su un territorio desolato, abbandonato da Dio e dagli uomini, e ne garantisce sviluppo e progresso, portandolo a un elevato livello di benessere. Poi, la luce si spegne. I soldi si impadroniscono della politica. Molti politici diventano camerieri dei banchieri, alcuni vengono trovati con le mani nel sacco, altri costruiscono carriere e legislature grazie ai potentati economici. I problemi della gente, sempre presenti, finiscono nel dimenticatoio. La nostra terra perde lo sguardo attento di chi l’ha fatta crescere e si affida a una classe politica inadeguata, impreparata e pasticciona. E l’Abruzzo perde posizioni, latita, precipita. Nel Turismo, nella Sanità, in tutti i settori nevralgici che assicurano la crescita di un Paese. E con l’Abruzzo, Vasto e il Vastese. Ora lui invita a non mollare, a darsi da fare per invertire la rotta. Del Prete e D’Alessandro condividono pienamente la denuncia di Gaspari sulla decadenza della politica abruzzese e sono da tempo al lavoro. Con una stella polare come riferimento: il suo insegnamento, la sua passione politica, la sua straordinaria conoscenza della macchina dello Stato, il suo essere uomo di Stato.<br /><br />A Vasto, come in Abruzzo, è il momento di mettere insieme i singoli, di fare gruppo, di pensare un’idea di città, di credere. Che un’altra politica è possibile, che la politica è possibile. Del Prete e D’Alessandro hanno già aperto un dialogo con l’intera città. Creano incontri, forum, momenti di associazione, di scambio. Preparano un Convegno nazionale sul Turismo, con la presenza dell’ex ministro e leader di “Alleanza per l’Italia”, Francesco Rutelli. Per partorire insieme il nuovo che avanza. Andando a stanare chi è nascosto, riluttante, scoraggiato; andando a stanare e coinvolgere i giovani e la parte attiva, mai stimolata, della città: i professionisti, gli artigiani rimasti, i commercianti, i disoccupati, i dipendenti pubblici, il mondo della scuola. Fanno grande affidamento sulle donne, sulla loro grandezza, sulle loro capacità. Quando vengono chiamate alle responsabilità dimostrano quasi sempre di essere migliori degli uomini. A nessuna categoria viene negata voce. Poi, ovviamente, all’appuntamento con l’elettore si andrà con le liste ma, ancor prima, con la squadra che sta nascendo in questi giorni e che presto sarà presentata alla città. Gli elettori vastesi sapranno in anticipo da chi saranno amministrati. Non si può continuare a chiedere loro di votare il prodotto a scatola chiusa, di firmare assegni in bianco. Non resta, care lettrici e cari lettori, di ritrovarci lungo il cammino con un solo, grande obiettivo: scrivere una nuova e grande storia civica e ricondurre in alto Vasto, la città del Golfo, la città che portiamo tutti nel cuore. Chi vi è nato e i tanti che hanno deciso di mettervi le radici, rapiti dalla sua straordinaria bellezza. Rimettiamo Vasto al Centro dei nostri pensieri.]]></content>
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		<issued>2010-03-05T00:00:00Z</issued>
		<modified>2010-03-05T00:00:00Z</modified>
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		<title>LA RANA: &amp;quot;UNA GRANDE STORIA CIVICA, COME L&amp;#039;HA CHIAMATA D&amp;#039;ALESSANDRO, MA DISTINTA E DISTANTE DAGLI APPARATI DI PARTITO&amp;quot;</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Giuseppe La Rana<br />Tratto da &quot;il Grillo&quot;<br /><br />Sul nostro sito <a href="http://www.periodicoilgrillo.com" target="_blank" >www.periodicoilgrillo.com</a> continuano gli interventi sull’iniziativa “Proponi il tuo Sindaco”. Comincia a farsi strada un sereno e costruttivo dibattito. Nei più recenti commenti si discute dei giovani, della loro lontananza dalla politica e dell’inutilità dei partiti. Qualcuno ha lanciato ai tanti giovani vastesi un appello ad incontrarsi, da ora e nei prossimi mesi, per confrontarsi, mettere su proposte concrete, obiettivi per la nostra città, da poi poterne fare merce di scambio con i voti a chi si candida. L’idea è interessante e probabilmente coglie nel segno. Vasto è una città molto avara verso i giovani: c’è poco per il loro tempo libero, molto poco per le loro prospettive di lavoro e nulla per corsi di studio universitari. Gli spazi concessi ai giovani, all’interno dei partiti, sono ancora angusti e limitati a posizioni di scarso rilievo, quando non irrilevanti e inutili. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per reagire e rivendicare una città a misura di intere nuove generazioni che rappresentano il futuro e la speranza di questo territorio. Una classe politica  che continua a trascurare il mondo dei giovani è destinata a naufragare. Ma se la politica è assente, anche noi giovani abbiamo le nostre responsabilità. Oltre a lanciare le giuste critiche dovremmo anche proporre rimedi e suggerimenti concreti; invece di essere attivi solo nel cercare soluzioni individuali ai nostri problemi personali, dovremmo impegnarci per costruire le concrete premesse affinchè Vasto diventi una città in grado di dare risposte ai problemi di tutti. Una città che si liberi dall’angoscia, dalla rassegnazione, dall’indifferenza, per   tornare a volare. A volare alto nel risolvere i problemi del presente, nel programmare e pianificare le scelte del futuro e nel formare una nuova classe politica. Uno scatto di orgoglio che ci coinvolga tutti, davvero. E’ il tempo di smettere di delegare. Di criticare tutto e tutti. E’ il tempo di rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare per ricostruire. Una ricostruzione che non sia contro nessuno, ma che cammini sopra e oltre le logiche di partito o di appartenenza a gruppi. Una ricostruzione che risvegli le coscienze, l’impegno e le speranze di tutti coloro che hanno veramente a cuore le sorti future di Vasto e dei vastesi. Forse una grande storia Civica, come l’ha chiamata Davide D’Alessandro. Ma distinta e distante dagli ‘apparati’ dei partiti e da coloro che hanno privilegiato i propri interessi personali in danno di quelli collettivi.]]></content>
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		<issued>2010-03-05T00:00:00Z</issued>
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		<title>IL LAVORO CHE SPARISCE</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo<br /><br />di Davide Delle Donne<br /><br />Caro Direttore non so se leggerai questa lettera e se la pubblicherai,ma in questi giorni non ho pensato ad altro...ogni volta che inizio a scrivere qualcosa...ci ripenso e cancello tutto.Non mi era mai successo prima e non so se e&#039; perche&#039; ...tanto e&#039; inutile oppure perche&#039; gia&#039; so che verro&#039; puntualmente(non tutti) &quot;affondato&quot;.C&#039;e&#039; pero&#039; qualcosa che non quadra e cioe&#039; ...Vasto.Gia&#039; la Vasto che noi vogliamo,dove noi siamo cresciuti e dove crescono i nostri figli e dove lavoriamo....non va! Perche&#039; non funziona? Perche&#039; facilmente rimaniamo al palo su tanti argomenti e siamo emarginati dalla politica che conta? E&#039; da giorni le leggo i giornali i blog e i commenti con distacco e con disinteresse quasi come un sub in acqua  oppure come  uno che vede tutti da dietro un cristallo che insonorizza... Tanti problemi sono in essere e non sono di facile soluzione ,ma quello che e&#039; piu&#039; grave Vasto non si rialza,Vasto e&#039; con il sedere a terra ,Vasto forse merita la politica che ha?Il lavoro e&#039; sempre piu&#039; poco e piu&#039; precario,i costi per poter vivere a Vasto sono sempre piu&#039; alti,chi sta bene continua a stare bene,ma chi stava male ora sta peggio.Possibile che nessuno si domandi come fare per far star meglio chi sta...peggio! Ci sono tante persone che hanno perso il lavoro,tanti sono di un eta&#039; in cui  e&#039; difficilissmo riciclarsi in primis perche&#039; le aziende oggi vogliono competenze ,conoscenze informatiche e poi una persona matura ha pure vergogna di ritrovarsi il lavoro.Infatti chi era Impiegato,non penso passi tanto facilmente a fare la badante,a fare pulizie nei condomini,o fare i lavori umili.Io ad esempio non farei una piega perche&#039; importante e&#039; fare  un lavoro onesto anche se umile.Chi ha avuto la fortuna e le capacita&#039; di pagarsi una casa avra&#039; meno problemi,ma chi ha prole e deve pagare affitti o mutui,con il lavoro che non c&#039;e&#039; ...non si va lontano.Le banche faranno il loro lavoro l&#039;etica e&#039; solo pubblicita&#039; e si riprenderanno l&#039;immobile.Ti prestano l&#039;ombrello quando c&#039;e&#039; il sole e lo rivogliono appena incomincia a piovere.Caro Direttore chiunque andra&#039; al Governo della Citta&#039; deve impegnarsi per dare a chi e&#039; in difficolta&#039; un aiuto per poter uscire dalla crisi non solo economica,ma soprattutto psicologica.Non so quanti concittadini siano in queste condizioni,ma io penso che siano parecchi e con l&#039; aria che tira ...aumenteranno di certo.E&#039; troppo chiedere agli amministratori un eventuale contributo in denaro ( e amministrativo  per chi vuole aprire un negozio) per chi e&#039; in difficolta&#039; e non riesce a trovare un lavoro.Una persona non dovrebbe mai arrivare alla &quot;disperazione&quot; un po&#039; come succede in Australia.Oggi una volta uscito o forse e&#039; piu&#039; corretto dire espulso dal mondo del lavoro non si   ritrova nulla se non lavoretti saltuari e malpagati .E allora perche&#039; non tagliare i rami secchi e spese superflue per finanziare la riqualificazione professionale di operai/e e impiegati/e che si ritrovano a 45-50 anni senza lavoro? Gli ammortizzatori sociali hanno un termine,quindi tra 24-36 mesi ci ritroveremo con mille e piu&#039; persone che sono senza lavoro e non hanno tante possibilita&#039; di ritrovarlo .E&#039; possibile ad esempio avviare dei corsi a Vasto per imparare a  fare :Estetiste,elettricisti,idraulici,muratori , ristorazione ,ecc.ecc. per chi e&#039; stato licenziato/a  in modo che possano avere la possibilita&#039; di avere un tenore di vita&#039; dignitoso.Cordiali Saluti da Davide Delle Donne. ]]></content>
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		<issued>2010-03-05T00:00:00Z</issued>
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		<title>LA CRISI D’IDENTITA’ DEL PDL - IL FANTASMA DI UN PARTITO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Ernesto Galli Della Loggia<br /><br />La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto.<br /><br />Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa — specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma— gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d’ogni risma ma di nessuna capacità. E’ per l’appunto tra queste fila che a partire dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all’azione del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere.<br /><br />Da quel che si può capire, e soprattutto si mormora, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Al di là di ogni giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema importante: perché mai la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo? Perché non è riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l’altro è quasi sicuramente maggioritaria sul piano quantitativo, niente altro che questa misera rappresentanza? Certo, hanno influito di sicuro la leadership di Berlusconi e la sua personalità.<br /><br />Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico- finanziario, non era tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all’universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consig l i o ; è prima a v e r e un’idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile.<br /><br />Ma se è vero che il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell’impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl, è anche vero che né l’uno né l’altra esauriscono il problema. Che rimanda invece a caratteristiche di fondo della società italiana che come tali riguardano tanto la Destra che la Sinistra. In realtà, il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento (quella fascista avendo già fatto naufragio nel ’45). È quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare. Non si è affacciata sulla scena nessuna visione per l’avvenire, nessuna idea nuova, nessun’indicazione significativa, nessuna nuova energia realmente politica è scesa in campo. Niente.<br /><br />Il risultato è che in Italia i capi politici più giovani hanno come minimo superato la cinquantina. Ma naturalmente il vuoto è più sensibile a destra, e più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell’Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia. Così come nel centro-sinistra sono rimasti quasi tutti i vertici della classe politica che fu cattolica o comunista, portando in dote la propria esperienza e le proprie capacità. Mentre alla Destra è toccato solo il resto: a cui poi, per il sopraggiunto, generale, discredito della politica, non si è certo aggiunto il meglio del Paese.<br /><br /><br />]]></content>
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		<title>CIVICAMENTE AL FUTURO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Nicolò Fabrizio<br /><br />Il termine &quot;civico&quot; deriva dal latino &quot;civis&quot; : cittadino, singolo individuo facente parte di una comunità (la polis). Porre al centro il cittadino è l&#039; idea fondante di una qualsiasi politica (dovrebbe), senza distinzione di colori. Compito del politico non è quello di garantire il bene della comunità? E come può farlo senza tendere l&#039; orecchio alle voci dei cittadini e tener conto dei loro pensieri, delle loro idee , dei loro disagi? <br />In un&#039;organizzazione orizzontale come la nostra (la democrazia rappresentativa), tutti  hanno la possibilità di dire la loro, di mostrare  consenso,  dissenso, proporre, urlare, manifestare, in quanto tali espressioni  sono segni distintivi di uno stato giuridico- umano: la libertà. Ma cosa vuol dire libertà? <br />&quot;La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione&quot;.  Giorgio Gaber, con queste parole, coglie perfettamente l&#039; essenza  dell&#039; idea di libertà e la individua nella partecipazione. Partecipare dunque alla vita della polis come dimostrazione ed affermazione della nostra libertà! Come dargli torto? Riscrivere ,dunque, una grande storia CIVICA  a Vasto vuol dire una cosa molto semplice: RISVEGLIARE questo senso di partecipazione alla vita pubblica come segno distintivo della nostra libertà. Che ci sia bisogno di facce nuove è scontato. Non solo a Vasto, ma anche in Parlamento, dove ormai, sia a destra che a sinistra, regnano illegalità e clientelismo. Tutti noi siamo stanchi, la nostra partecipazione è fine a se stessa, abbiamo voglia di cambiare,. Guardare civicamente al futuro sembra davvero l&#039;ultima opportunità di farlo.<br />]]></content>
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		<title>LA PICCOLA CHIAVE</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[ <img src="images/chiavi-cuore.jpg" width="459" height="301" border="0" alt="" /> <br /><br /><br />Tu sei mio, io son tua,<br />di ciò devi essere convinto.<br />Sei chiuso nel mio cuore,<br />perduta è la piccola chiave.<br />Tu dovrai sempre rimanervi dentro.<br /><br />Anonimo tedesco, XII secolo<br />]]></content>
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		<title>CASA DI MONTEVECCHIO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Mario Miguel Moretta<br />olio su legno 40x50 -2001-<br /><br /><img src="images/casa_di_montevecchio.jpg" width="512" height="584" border="0" alt="" />]]></content>
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		<title>VASTO PERDE COLPI</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di Davide D’Alessandro<br /><br />Il tema della sala emodinamica, giustamente sollevato da Del Prete, è soltanto l’ultimo della serie. Vasto perde colpi e i cittadini vastesi non meritano un’Amministrazione così scialba, così inadeguata. Senza palpito, senza voce, dopo aver dimostrato, con ben quattro Giunte, di non avere idee e progetti da realizzare, di non saper difendere la città, di non poterla rappresentare. È questo il quadro che emerge a un anno dal voto. Un quadro mediocre, desolante, a tinte fosche. A nulla valgono gli incarichi di facciata se manca la stoffa del politico che guida i fenomeni, se manca la qualità dell’Amministrazione. Una squadra vecchia, logora, politicamente insignificante, che non può rispondere alle esigenze dei cittadini, ai frequenti richiami di chi vede Vasto precipitare in tutte le graduatorie. Con la Sanità, care lettrici e cari lettori, non si scherza. E con la mala sanità si muore. Se si arretra quando un treno non si ferma alla stazione, se si perde peso quando di turismo si occupa chi non riesce a fare il sindaco, se la macchina comunale si paralizza perché si vuole favorire qualche dipendente e danneggiarne tanti altri, quando devi trasportare un malato lontano da dove abiti, si muore per strada! Oggi tocca a me, domani a te, perché la ruota gira e nessuno può dirsi al riparo da sorprese. Lapenna non sta mostrando soltanto inadeguatezza, ma anche incapacità nella difesa di ciò che spetta a Vasto. Da quattro anni abbiamo smesso di pensare alle conquiste, ma non pensavamo che venisse messa in discussione persino la difesa di ciò che ci spetta. È un brutto momento per Vasto. L’anno che ci separa dal voto va vissuto intensamente, giorno per giorno, chiamando a raccolta tutti coloro che Vasto la vogliono cambiare davvero, liberandola dall’inadeguatezza e restituendole il ruolo che le compete, la centralità che le spetta. Vasto non è succursale né di San Salvo, né di Lanciano. Vasto è Vasto, la sesta città d’Abruzzo, la perla dell’Adriatico. Chi non l’ha capito è bene che venga messo da parte. Con il voto, naturalmente.<br />]]></content>
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		<modified>2010-03-03T00:00:00Z</modified>
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		<title>DEL PRETE: &amp;quot;LA SALA EMODINAMICA A VASTO&amp;quot;</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[COMUNICATO<br /><br />Basta scherzare sulla pelle dei cittadini del territorio vastese. Da più parti mi giungono notizie “sconfortanti” sul possibile dirottamento della sala emodinamica prevista al San Pio di Vasto, presso l’Ospedale Renzetti di Lanciano. Mi auguro sia una burla di chi continua a ritenere la sanità del vastese di secondo piano rispetto alla centralità di Lanciano. Ma sta passando troppo tempo senza che nulla accada. Ci troviamo, purtroppo, di fronte alla totale assenza di interventi energici perché quel progetto possa concretizzarsi. Come è noto, l’idea di una sala di emodinamica a Vasto risale al lontano 2007, da parte della sezione di Tufillo del Cai che promosse una raccolta fondi e fu resa fattibile, l’anno successivo, a livello istituzionale, con il piano sanitario regionale che accolse un emendamento presentato dal Consigliere Regionale Antonio Boschetti (con relativa copertura economica). La sala emodinamica a Vasto è necessaria, oserei dire indispensabile, non fosse altro per garantire un servizio a 78 comuni del nostro territorio e per riequilibrare (anche se per il giusto equilibrio servirebbero tante altre cose!) il netto divario di servizi in grado di offrire l’Ospedale di Lanciano rispetto a quello di Vasto, che pure è il nosocomio della seconda città della provincia di Chieti. Ed allora, visto che per l’assenza dei sindaci di centrodestra, Luciano Lapenna, è stato nominato presidente del Comitato ristretto dei sindaci della Asl Chieti-Lanciano-Vasto e considerato che avrebbe chiesto di avere un incontro con il Manager Zavattaro, mettesse al primo punto delle sue richieste, in maniera inderogabile, l’attivazione a Vasto della sala emodinamica. I giochetti di chi vuole una sanità più forte su altri territori a scapito di quello vastese devono cessare e li possiamo far cessare solo se vi è una profonda convinzione che la politica deve cedere il passo alle reali esigenze della gente, di chi se dovesse essere colpito da ischemia deve arrivare… a Pescara per avere una adeguata risposta sanitaria al problema. Da cittadino vastese, state certi, non mollerò la presa e denuncerò qualsiasi manovra poco chiara che dovesse celarsi dietro la mancata attivazione A VASTO della sala di emodinamica. Mi auguro che, in questa battaglia, avrò il sostegno di tutti. Indistintamente.<br /><br />Vasto, lì 3.3.2010                                                            Nicola Del Prete<br />                                                                             (Ex vice sindaco di Vasto)<br /><br />]]></content>
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		<modified>2010-03-03T00:00:00Z</modified>
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		<title>SCRIVIAMO INSIEME UNA NUOVA E GRANDE STORIA CIVICA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di DAVIDE D&#039;ALESSANDRO<br /><br />Cari colleghi,<br />a proposito della bontà dell’iniziativa “Proponi il tuo Sindaco”, da parte del periodico “il Grillo”, mi sono già espresso altrove. Con una breve nota vorrei sottolineare quanto sia stata sentita, se guardiamo agli oltre cento interventi e quanta passione politica sia emersa. Io credo che dall’incontro promosso da Polis, il 6 febbraio scorso, sia partita una riflessione sull’ansia di cambiamento che alberga nella maggioranza dei cittadini vastesi. Ma non mi pare di cogliere l’ansia per un cambiamento da destra a sinistra, da sinistra a destra, dai rossi ai bianchi, dai bianchi ai verdi, dai verdi agli azzurri. Non è di colori e di appartenenze che si tratta. L’ansia riguarda la preoccupazione per una città che sta lentamente ma inesorabilmente varcando la soglia di non ritorno. Di non ritorno alla politica, al cuore della politica che conta, alle soluzioni che la politica dovrebbe indicare. <br />La parabola discendente di Vasto, in ogni settore, è sotto gli occhi di tutti. Di fronte alle parabole discendenti, alle crisi di uomini e idee, si può rispondere con il qualunquismo, con il “sono tutti uguali”, con il “grillismo”. Io ritengo che si debba rispondere con la passione politica. <br />Chi pensa di avere passione politica, chi pensa che la politica abbia bisogno di riappropriarsi di se stessa ma, nel contempo, di aprire, di spalancare le porte al nuovo che è in grado di avanzare e di proporsi, ha il dovere e l’obbligo di esserci, di far sentire alta la propria voce. <br />A un anno dal voto occorre prepararsi a scrivere una nuova e grande storia CIVICA, che ridia slancio alla città, che la riporti al suo splendore. Grande storia CIVICA, tendo a precisare, non vuol dire assenza e rinuncia ai partiti. Tutt’altro. Non saprei concepire la politica senza i partiti. I partiti restano il baluardo della democrazia, anche se li vorremmo diversi, molto diversi, da quelli conosciuti fin qui. Vuol dire che pur avendo e seguendo, ognuno, il proprio progetto politico, c’è bisogno di mettere insieme le migliori risorse della città, senza bloccarsi di fronte all’appartenenza e alle storie politiche del passato e del presente, senza restare impigliati nelle tessere del passato e del presente. Vorrei vedere coloro che non si sentono stretti nella morsa Pd-Pdl, partiti mai nati, creare da protagonisti una grande storia CIVICA. So che è possibile. Dobbiamo soltanto volerlo. Volerlo è già realizzarla.<br /><br /><br /><br />  <br />]]></content>
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		<modified>2010-03-02T00:00:00Z</modified>
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		<title>ELIAS CANETTI, STORIA DI UN&amp;#039;OSSESSIONE - A 50 ANNI DA &amp;quot;MASSA E POTERE&amp;quot; </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[di DAVIDE D&#039;ALESSANDRO<br /><br /><img src="images/Elias-Canetti.jpg" width="143" height="199" border="0" alt="" /><br /><br />&quot;Non c&#039;è alcuna espressione del potere più evidente dell&#039;attività del direttore d&#039;orchestra&quot;. Così Elias Canetti , ossessionato dal potere, delinea la figura di un uomo che, attraverso il suo ruolo, assolutizza il comando. Ma chi è quest&#039;uomo che, indossato l&#039;elegante abito ottocentesco (simbolo di una fuoriuscita dalla quotidianità, dallo spazio e dal tempo profani), le spalle volte al pubblico, spesso con l&#039;aiuto di una bacchetta tenuta tra pollice e indice, guida, ìntima, sferza, atterrisce, decine di uomini? Chi è quest&#039;uomo che con un gesto, uno sguardo, un movimento, indica la strada da seguire, che è sempre l&#039;unica possibile? Chi è quest&#039;uomo che ha potere di vita e di morte sui suoni e sulle voci? Insomma, chi è quest&#039;uomo che suscita timore, ammirazione, fascino, invidia? Si sente forse Dio? Che cosa lo anima, che cosa lo turba, che cosa lo esalta, che cosa vuole dimostrare?<br />Scrive Canetti: “Il direttore d&#039;orchestra si considera il primo servitore della musica. Ne è tanto compreso da non poter neppure concepire il pensiero di un secondo significato, extramusicale, della sua attività”.<br />Parole confermate da Carlo Maria Giulini: &quot;È il sentimento che ci avvicina ai grandi geni della musica. Non il ritmo, ma il sentimento. Tutti i musicisti, dal primo all&#039;ultimo, sono al servizio di questi geni. Il sentimento serve a tenerli continuamente in vita e a condurli da chi ascolta&quot;. Dunque, parrebbe inconsapevole di sentirsi Dio. <br />Eppure, verrebbe da scrivere: guardatelo, come s&#039;atteggia, come s&#039;impone, come domina! È venuto a tradurre, a mediare, a risvegliare il nostro ascolto, la nostra addormentata sensibilità, porgendo le musiche dei più grandi compositori della storia o è venuto a celebrare la sua, di grandezza? Quante volte, osservando quel gesto imperioso, teatrale (non certo quello di Giulini), abbiamo pensato che Mozart fosse Lui, che Beethoven fosse di nuovo tra noi? Quante volte abbiamo pensato che il mediatore, il sacerdote, il dispensatore della Parola di Dio, fosse Lui stesso Dio? Ma chi l&#039;ha messo lì? Chi lo ha issato su quel podio, come bandiera, come mito intoccabile, davanti a folle acclamanti? Quale chiesa, quale potere ha deciso di rendere sovrano colui che pare chiamato a esser servo? Molti sostengono che al principio fu Wagner. Unico in tutto, di un&#039;unicità diabolica. Da lui in poi si cominciò a pensare che l&#039;arte come strumento di dominio, come occasione per camminare sugli altri, potesse riguardare non più il solo committente, ma lo stesso artista. Il servo diviene padrone. Da quest&#039;arte lo stesso Nietzsche, prima fervido ammiratore del compositore, prenderà le distanze. Perché nel passaggio da Tribschen a Bayreuth i colori dell&#039;arte mutano. Non sono più solari. Diventano cupi. E la purezza dei suoi messaggi si trasforma in propaganda. Quante tirannie vengono perpetrate in nome dell&#039;arte! E dell&#039;assoluto, di cui molti direttori d&#039;orchestra ritengono di essere la manifestazione. Ma che cos&#039;è questo assoluto? È il tendere verso Dio? È il riportare la legge di Dio in terra? O è l&#039;affermazione di una volontà di potenza (o di potere) mascherata da una tensione ideale verso l&#039;infinito?<br />Se si vuole tentare uno svelamento dell&#039;arcano, una decostruzione ma, di più, uno smascheramento di una figura alta e tragica a suo modo, non si può non fare riferimento a “Massa e Potere”, libro fondamentale per comprendere la portata del potere nella società umana .<br />Per Luigi Alfieri &quot;una sorta di grandioso poema epico, o di grandiosa tragedia, scritto da un poeta, sociologo, antropologo, psicologo, filosofo: capace di innovare tutti i linguaggi perché tutti li assume creativamente e da nessuno si lascia imprigionare, con una sovrana indifferenza, proprio da poeta, verso la pretesa della scienza accademica di reificare il linguaggio traducendolo in sapere normativo, in &quot;oggettività&quot;. Lasciando il linguaggio alla sua infinita libertà, se ne fa uno strumento potentissimo, duttile, ramificato, capace di insinuarsi in ogni piega del mondo, in cerca della sua essenziale verità, che è una verità nascosta, che si nasconde anche a se stessa, che funziona nascondendosi: il potere. Di cui Canetti anticipa genialmente la visione &quot;microfisica&quot;. Il potere sui troni (o sui campi di battaglia, o sui patiboli, o nei lager) lo si capisce solo rintracciandone le infinite manifestazioni nella più dimessa e normale quotidianità, là dove non sembra esserci, là dove sembra di scorgere solo atti ovvi e banali: stare in piedi o sdraiarsi, vestirsi, toccare, afferrare, mangiare…&quot; O dirigere, aggiungerei. Continua Alfieri: “Non è la musica ad aver generato questa figura di potere, ma è questa figura di potere ad aver prodotto un genere musicale, anzi piuttosto un intero modo di concepire la musica (…) All&#039;arte come creazione si sostituisce l&#039;arte come codificazione, canonizzazione, ritualizzazione, museizzazione: rappresentazione dell&#039;ordine, riproduzione dell&#039;ordine, trasformazione dell&#039;attività per propria natura estrema, di sfondamento, rivoluzionaria (fare qualcosa che non era mai stato fatto prima, che mai prima qualcuno aveva anche solo pensato come possibile) - l&#039;arte, appunto - in tradizione immutabile, in canone di civiltà, in regola assoluta&quot;.<br />Canetti spia il direttore d&#039;orchestra, ne rivela le trame segrete che a noi paiono scontate. Ha scritto Carlo Galli: &quot;Canetti si appoggia a una osservazione minuziosissima degli esseri umani: una specie di continuo spionaggio nei confronti del singolo, osservato nelle azioni più quotidiane che, nella loro ripetitività, tradiscono spesso, per Canetti, atteggiamenti di potere, volontà di prevaricazione, conflittualità con il prossimo&quot;.<br />]]></content>
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