ALLEANZA per VASTO - Entusiasmi e tantissime adesioni per la nuova e grande storia CIVICA. Parla Davide D’Alessandro, che ne è l’ispiratore. 
Tratto da "la Voce"
9 marzo 2010

Del Prete scrive di un tempo nuovo, di nuovi protagonisti, di nuove facce. Concorda?
“Come non potrei? È dalla primavera del 2007, dopo un anno dalla desolante esperienza Lapenna, che lo invito a dare vita a una nuova storia. Le rendite di posizione sono terminate. La gente, come ha ben intuito Gaspari, è pronta a dire addio per sempre a chi ha deluso, a chi ha promesso e non mantenuto, a chi non ha dato risposte alle richieste urgenti, a chi ha accompagnato con mediocrità la decadenza della politica e la perdita di peso del nostro territorio. L’analisi, che un tempo poteva sembrare impietosa, ora per tutti, o quasi, è assolutamente realistica. Bisogna scrivere una nuova storia, ma le nuove storie non le possiamo scrivere con i vecchi protagonisti”.
Lei ha intenzione di candidarsi?
“Perché no? Non l’ho mai fatto. Sembra giunta l’ora. Me lo chiedono in tanti, ma non è questo il problema. Adesso sono interessato a guidare il robusto progetto politico, che sarà di supporto alla storia CIVICA, ma sono soprattutto impegnato ogni ora del giorno a scrivere questa storia, a darle spessore, chiamando a raccolta energie fresche, facce politicamente nuove, che abbiano motivazioni forti, desiderio di realizzare progetti, passione per la politica e amore per Vasto. Sono subissato da telefonate, richieste, incontri. È davvero un momento splendido, che Polis prepara da anni. Gaspari ha detto che Polis ha avuto un ruolo straordinario, stimolando la coscienza dei cittadini, e mi ha invitato ad andare avanti. Ma Polis è stato il primo tempo. Ora, per realizzare i sogni di Polis, per affermare i desideri di una nuova politica, che 5.132 vastesi invocarono attraverso la propria firma per l’Hotel Panoramic, occorre giocare il secondo tempo della partita. Con Alleanza per Vasto la vinceremo, senza supplementari, e questa città tornerà a guidare il territorio, a riprendersi ciò che le è stato tolto, ciò che una classe politica inadeguata ha consentito le venisse tolto”.
Che cosa vuol dire senza supplementari?
“Vuol dire senza ballottaggio. Chi fa i conti secondo le vecchie logiche, chi pensa che un’altra forza politica nasce per determinare, col ballottaggio, la vittoria del Pd o del Pdl, non coglie, non percepisce il nuovo che avanza, la voglia dei cittadini, già liberi dalle appartenenze, di scrollarsi definitivamente di dosso due scatole vuote di contenuti, senza idee e senza futuro. La città è pronta per cancellare il passato. Con l’Amministrazione Lapenna ha toccato il punto più basso della sua storia. Pd e Pdl sono due ubriachi che tentano di reggersi a vicenda e di sostenere il vecchio che ritorna o che si riproduce. Un’aria nuova, a Vasto, attraverserà le stanze del potere, le rigenererà. Alleanza per Vasto non è un’altra forza politica. È una forza-altra. Nasce per dare voce a chi non l’ha, per affermare il sentimento della maggioranza dei vastesi. E la maggioranza dei vastesi vuole il cambiamento profondo, vuole un rinnovamento vero della classe dirigente, vuole abbandonare per sempre mediocrità, dilettantismo, pressappochismo. È questa la mia battaglia. La condurrò insieme ai tantissimi che ci credono. Contro nessuno. Con l’aiuto di tutti. Per far rinascere Vasto. Il 2011 sarà una data da ricordare. Per la città e per la politica”.

RED



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UN TEMPO NUOVO CON GENTE NUOVA 
di Nicola Del Prete

Che fermento! Dopo la presentazione del libro, scritto con l’amico D’Alessandro, avvenuta il 28 dicembre al Cinema Corso ma, ancor più, dopo l’incontro sul futuro di Vasto, promosso da Polis il 6 febbraio, un vento nuovo sta percorrendo le strade di Vasto, si sta insinuando tra i vicoli, le case, le famiglie, i luoghi di lavoro e di ritrovo, tra chi ha davvero a cuore le sorti di questa città. È un vento nuovo che incontra migliaia di entusiasmi e adesioni, le intercetta, le raccoglie. In verità, con il nostro grande progetto politico di Centro, moderato, riformatore e liberale e con la nuova storia CIVICA di Alleanza per Vasto, abbiamo dato nome e contenuto a ciò che la stragrande maggioranza dei cittadini attendeva da tempo. Una nuova storia che metta da parte il già visto fin qui. Non solo il fallimento dell’Amministrazione Lapenna, alla quarta Giunta, ma anche il crollo di due storie mai nate o, se preferite, di due case cadute o, per dirla con La Rana, di due apparati politici senza politica, che pensano di perpetuare all’infinito il proprio gruppo dirigente, i soliti nomi, le solite facce, i soliti parenti. Per cui, quando La Rana invita a essere distinti e distanti da chi ha accentrato il potere e lo ha gestito per decenni, sfonda una porta aperta. La nuova e grande storia CIVICA, come la chiama D’Alessandro, è la soluzione. Alleanza per Vasto è la soluzione. Aperta, non chiusa, come tutte le alleanze. A chi ha qualcosa da dire e da fare, a chi vuole mettere a disposizione la passione politica per scrivere questa nuova pagina, per ridare a Vasto ciò che è di Vasto, per riavvicinare il cittadino alla politica e alle Istituzioni, per rinnovare profondamente una classe dirigente stanca, logora, che ha fatto il proprio tempo. Occorre, da subito, vivere un tempo nuovo. Con altri protagonisti, con altri progetti. Da pensare e da realizzare. INSIEME. Da alleati. Alleati per Vasto.

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IN RICORDO DI TONINO CARINO, DA ASCOLI 
di Davide D'Alessandro



Era una splendida persona, Tonino Carino. Una splendida persona che in un mondo serioso, non serio, come quello del calcio, sapeva prendersi in giro. Amava il giornalismo ma, di più, l’Ascoli, lui che era nato a Offida e nei colori bianconeri vedeva la riscossa di un’intera regione. L’Ascoli di Rozzi, per capirci. Del resto, uno solo era ed è l’Ascoli: quello di Rozzi. E di Carino. Cronista stimato, tifoso autentico. A me, che da giovane cronista ho vissuto, per Tuttosport, gli anni delle salvezze di Bersellini e Castagner, restano alcuni incontri nei salotti di “Villa Pigna” e alcune straordinarie mangiate. Poi, la partita e il collegamento con 90° Minuto. Tonino si accalorava, difendeva l’Ascoli, ne denunciava i torti subiti. Un altro calcio, un’altra storia, un altro uomo. Quando moriva una persona cara, Gianni Brera chiudeva così: “Riposa in pace, amico mio. Ti sia lieve la terra”. A Tonino sarà lieve, come la vita.


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UNA DONNA 
di DAVIDE D'ALESSANDRO



Furono più gli amori avuti che i libri scritti, quelli di Sibilla Aleramo, all’anagrafe Rina Faccio. A cinquant’anni dalla morte, l’incipit non suoni irriverente. Poiché la scrittrice d’amore visse, d’amore patì, d’amore scrisse. E di donne, di emancipazione, di libertà ma, di più, di una donna. Di se stessa che, a quindici anni, subì la violenza carnale: l'indicibile.
Ma trovò le parole per dirlo, cercando di sradicarsi di dosso lo sguardo malefico di chi ne abusò, il dolore, la compulsione, la morte. E negli amori (da Cena a Cardarelli, da Papini a Gerace, da Boccioni a Boine, da Franchi a Rebora, da Campana a Quasimodo a Evola, da Emanuelli a Mattacotta, senza trascurare la passione per la Duse), si immerse, sprofondò, a caccia di ciò che le era stata negata: la vita.
Costretta al matrimonio riparatore, a 26 anni trovò la forza di “strappare”, di abbandonare la famiglia e di approdare a Roma dove, grazie a Cena, il suo lavoro letterario prese corpo. “Una donna” fu un successo strepitoso, internazionale, tradotto negli Stati Uniti e in tutta Europa. Ma il successo non azzerò l’inquietudine, anzi continuamente la rinnovò.
Tra l’impegno politico, l’attività nel movimento femminista, la prosa e le poesie, furono le tormentate storie d’amore a tenerla sulla corda della vita, a farle vibrare e bruciare il cerino della vita. Una su tutte la lacerò: quella con Dino Campana. Chi ha letto “Un viaggio chiamato amore”, il carteggio tra la scrittrice e il poeta di Marradi, sa che desiderio, possesso, gelosia, disperazione e follia sono ingredienti del pasto di cui, chi ama, quotidianamente e incessantemente si nutre. Un amore impossibile eppure possibile, per due anni intensamente, straordinariamente possibile. Se il poeta passò dal carcere al manicomio, dall’amore alla morte (e non certo per lei o non solo per lei), Sibilla rimase in piedi. Devastata, ma in piedi. Perché aveva conosciuto da ragazza la ferita. Aveva imparato a tenerla con sé. Era parte di sé. E negli uomini, in tutti gli altri uomini, e nei libri, in tutti gli altri libri, continuò a cercare ciò che le era stata negata: la vita.
Ma non ne trovò che brandelli.
Brandelli di vita.
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REMO GASPARI A DEL PRETE E D'ALESSANDRO: "LAVORATE PER LO SVILUPPO E IL FUTURO DEL NOSTRO TERRITORIO" 
Comunicato
Foto di histonium.net



“Complimenti, D’Alessandro. Ho seguito le battaglie di Polis. Le ho apprezzate e condivise. Mi fa molto piacere che tu e Del Prete stiate lavorando con impegno per lo sviluppo e il futuro del nostro territorio. E lavorando al Centro, lontano dagli estremismi. Solo la moderazione, l’equilibrio, il senso dello Stato e delle Istituzioni, lo studio e la conoscenza della politica, lo studio, la ricerca e le soluzioni da dare ai problemi reali della gente, garantiscono la crescita di un Paese. Fate capire alla gente i progetti che avete in mente, come e quando intendete realizzarli. La gente non ne può più di promesse non mantenute”.
Parla così Remo Gaspari, nella sua abitazione romana di Viale delle Milizie, ai due autori di “Amministrazione Lapenna e Partito democratico. Storia di due storie mai nate”. Un incontro proficuo, d’amicizia e di lavoro. Un incontro di circa due ore per analizzare, punto per punto, i fenomeni di crisi che hanno colpito l’Abruzzo ma, soprattutto, Vasto e il nostro comprensorio. Un incontro non per recriminare sui diciassette anni persi dalla politica nazionale, regionale e locale, ma per rimboccarsi le maniche e guardare avanti, per spalancare le porte a una nuova classe dirigente. Gaspari, a pochi mesi da 89 anni, lavora ancora per il suo e il nostro Abruzzo. C’è bisogno di scriverlo o è sotto gli occhi di tutti che la nostra amata terra, dopo la fine della Democrazia Cristiana e il ritiro dalla politica attiva del suo uomo più importante, ha smesso di crescere, di realizzare progetti, di puntare in alto? Si è come ritirato l’Abruzzo, rimpicciolito e, con l’Abruzzo, il suo lembo al confine con il Molise, lo spazio dove consumiamo i nostri giorni, il territorio del Vastese, scomparso dai radar, periferia politica della più lontana periferia regionale. Gaspari è stato ed è, per quanto ancora può, il vero uomo del fare. Non il ricchissimo imprenditore che decide un giorno di affidare alla politica anche la salvaguardia dei propri interessi, ma l’avvocato che sceglie la politica, affronta i reali problemi della gente, opera su un territorio desolato, abbandonato da Dio e dagli uomini, e ne garantisce sviluppo e progresso, portandolo a un elevato livello di benessere. Poi, la luce si spegne. I soldi si impadroniscono della politica. Molti politici diventano camerieri dei banchieri, alcuni vengono trovati con le mani nel sacco, altri costruiscono carriere e legislature grazie ai potentati economici. I problemi della gente, sempre presenti, finiscono nel dimenticatoio. La nostra terra perde lo sguardo attento di chi l’ha fatta crescere e si affida a una classe politica inadeguata, impreparata e pasticciona. E l’Abruzzo perde posizioni, latita, precipita. Nel Turismo, nella Sanità, in tutti i settori nevralgici che assicurano la crescita di un Paese. E con l’Abruzzo, Vasto e il Vastese. Ora lui invita a non mollare, a darsi da fare per invertire la rotta. Del Prete e D’Alessandro condividono pienamente la denuncia di Gaspari sulla decadenza della politica abruzzese e sono da tempo al lavoro. Con una stella polare come riferimento: il suo insegnamento, la sua passione politica, la sua straordinaria conoscenza della macchina dello Stato, il suo essere uomo di Stato.

A Vasto, come in Abruzzo, è il momento di mettere insieme i singoli, di fare gruppo, di pensare un’idea di città, di credere. Che un’altra politica è possibile, che la politica è possibile. Del Prete e D’Alessandro hanno già aperto un dialogo con l’intera città. Creano incontri, forum, momenti di associazione, di scambio. Preparano un Convegno nazionale sul Turismo, con la presenza dell’ex ministro e leader di “Alleanza per l’Italia”, Francesco Rutelli. Per partorire insieme il nuovo che avanza. Andando a stanare chi è nascosto, riluttante, scoraggiato; andando a stanare e coinvolgere i giovani e la parte attiva, mai stimolata, della città: i professionisti, gli artigiani rimasti, i commercianti, i disoccupati, i dipendenti pubblici, il mondo della scuola. Fanno grande affidamento sulle donne, sulla loro grandezza, sulle loro capacità. Quando vengono chiamate alle responsabilità dimostrano quasi sempre di essere migliori degli uomini. A nessuna categoria viene negata voce. Poi, ovviamente, all’appuntamento con l’elettore si andrà con le liste ma, ancor prima, con la squadra che sta nascendo in questi giorni e che presto sarà presentata alla città. Gli elettori vastesi sapranno in anticipo da chi saranno amministrati. Non si può continuare a chiedere loro di votare il prodotto a scatola chiusa, di firmare assegni in bianco. Non resta, care lettrici e cari lettori, di ritrovarci lungo il cammino con un solo, grande obiettivo: scrivere una nuova e grande storia civica e ricondurre in alto Vasto, la città del Golfo, la città che portiamo tutti nel cuore. Chi vi è nato e i tanti che hanno deciso di mettervi le radici, rapiti dalla sua straordinaria bellezza. Rimettiamo Vasto al Centro dei nostri pensieri.
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LA RANA: "UNA GRANDE STORIA CIVICA, COME L'HA CHIAMATA D'ALESSANDRO, MA DISTINTA E DISTANTE DAGLI APPARATI DI PARTITO" 
di Giuseppe La Rana
Tratto da "il Grillo"

Sul nostro sito www.periodicoilgrillo.com continuano gli interventi sull’iniziativa “Proponi il tuo Sindaco”. Comincia a farsi strada un sereno e costruttivo dibattito. Nei più recenti commenti si discute dei giovani, della loro lontananza dalla politica e dell’inutilità dei partiti. Qualcuno ha lanciato ai tanti giovani vastesi un appello ad incontrarsi, da ora e nei prossimi mesi, per confrontarsi, mettere su proposte concrete, obiettivi per la nostra città, da poi poterne fare merce di scambio con i voti a chi si candida. L’idea è interessante e probabilmente coglie nel segno. Vasto è una città molto avara verso i giovani: c’è poco per il loro tempo libero, molto poco per le loro prospettive di lavoro e nulla per corsi di studio universitari. Gli spazi concessi ai giovani, all’interno dei partiti, sono ancora angusti e limitati a posizioni di scarso rilievo, quando non irrilevanti e inutili. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per reagire e rivendicare una città a misura di intere nuove generazioni che rappresentano il futuro e la speranza di questo territorio. Una classe politica che continua a trascurare il mondo dei giovani è destinata a naufragare. Ma se la politica è assente, anche noi giovani abbiamo le nostre responsabilità. Oltre a lanciare le giuste critiche dovremmo anche proporre rimedi e suggerimenti concreti; invece di essere attivi solo nel cercare soluzioni individuali ai nostri problemi personali, dovremmo impegnarci per costruire le concrete premesse affinchè Vasto diventi una città in grado di dare risposte ai problemi di tutti. Una città che si liberi dall’angoscia, dalla rassegnazione, dall’indifferenza, per tornare a volare. A volare alto nel risolvere i problemi del presente, nel programmare e pianificare le scelte del futuro e nel formare una nuova classe politica. Uno scatto di orgoglio che ci coinvolga tutti, davvero. E’ il tempo di smettere di delegare. Di criticare tutto e tutti. E’ il tempo di rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare per ricostruire. Una ricostruzione che non sia contro nessuno, ma che cammini sopra e oltre le logiche di partito o di appartenenza a gruppi. Una ricostruzione che risvegli le coscienze, l’impegno e le speranze di tutti coloro che hanno veramente a cuore le sorti future di Vasto e dei vastesi. Forse una grande storia Civica, come l’ha chiamata Davide D’Alessandro. Ma distinta e distante dagli ‘apparati’ dei partiti e da coloro che hanno privilegiato i propri interessi personali in danno di quelli collettivi.
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IL LAVORO CHE SPARISCE 
Riceviamo e pubblichiamo

di Davide Delle Donne

Caro Direttore non so se leggerai questa lettera e se la pubblicherai,ma in questi giorni non ho pensato ad altro...ogni volta che inizio a scrivere qualcosa...ci ripenso e cancello tutto.Non mi era mai successo prima e non so se e' perche' ...tanto e' inutile oppure perche' gia' so che verro' puntualmente(non tutti) "affondato".C'e' pero' qualcosa che non quadra e cioe' ...Vasto.Gia' la Vasto che noi vogliamo,dove noi siamo cresciuti e dove crescono i nostri figli e dove lavoriamo....non va! Perche' non funziona? Perche' facilmente rimaniamo al palo su tanti argomenti e siamo emarginati dalla politica che conta? E' da giorni le leggo i giornali i blog e i commenti con distacco e con disinteresse quasi come un sub in acqua oppure come uno che vede tutti da dietro un cristallo che insonorizza... Tanti problemi sono in essere e non sono di facile soluzione ,ma quello che e' piu' grave Vasto non si rialza,Vasto e' con il sedere a terra ,Vasto forse merita la politica che ha?Il lavoro e' sempre piu' poco e piu' precario,i costi per poter vivere a Vasto sono sempre piu' alti,chi sta bene continua a stare bene,ma chi stava male ora sta peggio.Possibile che nessuno si domandi come fare per far star meglio chi sta...peggio! Ci sono tante persone che hanno perso il lavoro,tanti sono di un eta' in cui e' difficilissmo riciclarsi in primis perche' le aziende oggi vogliono competenze ,conoscenze informatiche e poi una persona matura ha pure vergogna di ritrovarsi il lavoro.Infatti chi era Impiegato,non penso passi tanto facilmente a fare la badante,a fare pulizie nei condomini,o fare i lavori umili.Io ad esempio non farei una piega perche' importante e' fare un lavoro onesto anche se umile.Chi ha avuto la fortuna e le capacita' di pagarsi una casa avra' meno problemi,ma chi ha prole e deve pagare affitti o mutui,con il lavoro che non c'e' ...non si va lontano.Le banche faranno il loro lavoro l'etica e' solo pubblicita' e si riprenderanno l'immobile.Ti prestano l'ombrello quando c'e' il sole e lo rivogliono appena incomincia a piovere.Caro Direttore chiunque andra' al Governo della Citta' deve impegnarsi per dare a chi e' in difficolta' un aiuto per poter uscire dalla crisi non solo economica,ma soprattutto psicologica.Non so quanti concittadini siano in queste condizioni,ma io penso che siano parecchi e con l' aria che tira ...aumenteranno di certo.E' troppo chiedere agli amministratori un eventuale contributo in denaro ( e amministrativo per chi vuole aprire un negozio) per chi e' in difficolta' e non riesce a trovare un lavoro.Una persona non dovrebbe mai arrivare alla "disperazione" un po' come succede in Australia.Oggi una volta uscito o forse e' piu' corretto dire espulso dal mondo del lavoro non si ritrova nulla se non lavoretti saltuari e malpagati .E allora perche' non tagliare i rami secchi e spese superflue per finanziare la riqualificazione professionale di operai/e e impiegati/e che si ritrovano a 45-50 anni senza lavoro? Gli ammortizzatori sociali hanno un termine,quindi tra 24-36 mesi ci ritroveremo con mille e piu' persone che sono senza lavoro e non hanno tante possibilita' di ritrovarlo .E' possibile ad esempio avviare dei corsi a Vasto per imparare a fare :Estetiste,elettricisti,idraulici,muratori , ristorazione ,ecc.ecc. per chi e' stato licenziato/a in modo che possano avere la possibilita' di avere un tenore di vita' dignitoso.Cordiali Saluti da Davide Delle Donne.
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LA CRISI D’IDENTITA’ DEL PDL - IL FANTASMA DI UN PARTITO 
di Ernesto Galli Della Loggia

La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto.

Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa — specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma— gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d’ogni risma ma di nessuna capacità. E’ per l’appunto tra queste fila che a partire dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all’azione del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere.

Da quel che si può capire, e soprattutto si mormora, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Al di là di ogni giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema importante: perché mai la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo? Perché non è riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l’altro è quasi sicuramente maggioritaria sul piano quantitativo, niente altro che questa misera rappresentanza? Certo, hanno influito di sicuro la leadership di Berlusconi e la sua personalità.

Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico- finanziario, non era tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all’universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consig l i o ; è prima a v e r e un’idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile.

Ma se è vero che il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell’impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl, è anche vero che né l’uno né l’altra esauriscono il problema. Che rimanda invece a caratteristiche di fondo della società italiana che come tali riguardano tanto la Destra che la Sinistra. In realtà, il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento (quella fascista avendo già fatto naufragio nel ’45). È quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare. Non si è affacciata sulla scena nessuna visione per l’avvenire, nessuna idea nuova, nessun’indicazione significativa, nessuna nuova energia realmente politica è scesa in campo. Niente.

Il risultato è che in Italia i capi politici più giovani hanno come minimo superato la cinquantina. Ma naturalmente il vuoto è più sensibile a destra, e più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell’Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia. Così come nel centro-sinistra sono rimasti quasi tutti i vertici della classe politica che fu cattolica o comunista, portando in dote la propria esperienza e le proprie capacità. Mentre alla Destra è toccato solo il resto: a cui poi, per il sopraggiunto, generale, discredito della politica, non si è certo aggiunto il meglio del Paese.



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CIVICAMENTE AL FUTURO 
di Nicolò Fabrizio

Il termine "civico" deriva dal latino "civis" : cittadino, singolo individuo facente parte di una comunità (la polis). Porre al centro il cittadino è l' idea fondante di una qualsiasi politica (dovrebbe), senza distinzione di colori. Compito del politico non è quello di garantire il bene della comunità? E come può farlo senza tendere l' orecchio alle voci dei cittadini e tener conto dei loro pensieri, delle loro idee , dei loro disagi?
In un'organizzazione orizzontale come la nostra (la democrazia rappresentativa), tutti hanno la possibilità di dire la loro, di mostrare consenso, dissenso, proporre, urlare, manifestare, in quanto tali espressioni sono segni distintivi di uno stato giuridico- umano: la libertà. Ma cosa vuol dire libertà?
"La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione". Giorgio Gaber, con queste parole, coglie perfettamente l' essenza dell' idea di libertà e la individua nella partecipazione. Partecipare dunque alla vita della polis come dimostrazione ed affermazione della nostra libertà! Come dargli torto? Riscrivere ,dunque, una grande storia CIVICA a Vasto vuol dire una cosa molto semplice: RISVEGLIARE questo senso di partecipazione alla vita pubblica come segno distintivo della nostra libertà. Che ci sia bisogno di facce nuove è scontato. Non solo a Vasto, ma anche in Parlamento, dove ormai, sia a destra che a sinistra, regnano illegalità e clientelismo. Tutti noi siamo stanchi, la nostra partecipazione è fine a se stessa, abbiamo voglia di cambiare,. Guardare civicamente al futuro sembra davvero l'ultima opportunità di farlo.

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LA PICCOLA CHIAVE 



Tu sei mio, io son tua,
di ciò devi essere convinto.
Sei chiuso nel mio cuore,
perduta è la piccola chiave.
Tu dovrai sempre rimanervi dentro.

Anonimo tedesco, XII secolo

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CASA DI MONTEVECCHIO 
di Mario Miguel Moretta
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VASTO PERDE COLPI 
di Davide D’Alessandro

Il tema della sala emodinamica, giustamente sollevato da Del Prete, è soltanto l’ultimo della serie. Vasto perde colpi e i cittadini vastesi non meritano un’Amministrazione così scialba, così inadeguata. Senza palpito, senza voce, dopo aver dimostrato, con ben quattro Giunte, di non avere idee e progetti da realizzare, di non saper difendere la città, di non poterla rappresentare. È questo il quadro che emerge a un anno dal voto. Un quadro mediocre, desolante, a tinte fosche. A nulla valgono gli incarichi di facciata se manca la stoffa del politico che guida i fenomeni, se manca la qualità dell’Amministrazione. Una squadra vecchia, logora, politicamente insignificante, che non può rispondere alle esigenze dei cittadini, ai frequenti richiami di chi vede Vasto precipitare in tutte le graduatorie. Con la Sanità, care lettrici e cari lettori, non si scherza. E con la mala sanità si muore. Se si arretra quando un treno non si ferma alla stazione, se si perde peso quando di turismo si occupa chi non riesce a fare il sindaco, se la macchina comunale si paralizza perché si vuole favorire qualche dipendente e danneggiarne tanti altri, quando devi trasportare un malato lontano da dove abiti, si muore per strada! Oggi tocca a me, domani a te, perché la ruota gira e nessuno può dirsi al riparo da sorprese. Lapenna non sta mostrando soltanto inadeguatezza, ma anche incapacità nella difesa di ciò che spetta a Vasto. Da quattro anni abbiamo smesso di pensare alle conquiste, ma non pensavamo che venisse messa in discussione persino la difesa di ciò che ci spetta. È un brutto momento per Vasto. L’anno che ci separa dal voto va vissuto intensamente, giorno per giorno, chiamando a raccolta tutti coloro che Vasto la vogliono cambiare davvero, liberandola dall’inadeguatezza e restituendole il ruolo che le compete, la centralità che le spetta. Vasto non è succursale né di San Salvo, né di Lanciano. Vasto è Vasto, la sesta città d’Abruzzo, la perla dell’Adriatico. Chi non l’ha capito è bene che venga messo da parte. Con il voto, naturalmente.

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