ERRATA CORRIGE 
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Nell'articolo che segue ho scritto che Giuseppe Forte ha forzato il titolo. Non è vero. Non l'ha forzato. L'ha falsato. E' un titolo falso. Nato morto. Come il Pd.




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LE SCUSE LE DEVE CHIEDERE PEPPINO FORTE 
di Davide D'Alessandro

Con il titolo "Davide D'Alessandro chiede scusa a Patrizio Lapenna", il sito piazzarossetti mi dedica attenzioni che non merito. Se si legge bene il testo redatto dall'Avv. Masciarelli, si evince che il sottoscritto ha espresso rammarico per l'equivoco intervenuto e che non ha mai inteso esprimere giudizi di disistima nei confronti di Patrizio Lapenna. In effetti, andando a rileggere tutti gli articoli degli ultimi anni, compreso quello che ha scatenato la querela firmata da Lapenna, ho sempre espresso valutazioni su fatti politici e mai riguardo alla persona. Questo ho detto, ho scritto e ribadito. Non ho chiesto scusa a nessuno perché a nessuno devo chiedere scusa. Se Lapenna ha ritenuto di ritirare la querela, ne sono contento perché sono molto occupato a fare altro, oltre ad avere una certa allergia verso il diritto e le aule dei tribunali, nonostante fossi assistito dall'ottima professionista, Avv. Giuseppina Di Risio. Nulla rinnego di quanto scritto negli ultimi anni. L'ex Hotel Panoramic resta un mostro di cemento armato. Senza se e senza ma. Lo hanno detto 5.132 vastesi firmando il documento di Polis. Non firmato da Giuseppe Forte, il quale resta uno che non dà tutte le notizie e, su quelle che decide di dare su di me, forza i titoli. Aspetto le sue scuse.

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CADUTE SINISTRE (DOPO QUELLE DESTRE) 
NOTA

È accaduto a Casalbordino ciò che stava per accadere a Vasto. Bocciata sul Bilancio la Giunta Bello e tutti a casa. È il fallimento politico-amministrativo di una classe dirigente che non ha saputo rinnovare e dare risposte ai bisogni urgenti dei cittadini.

di Davide D'Alessandro

Il fallimento politico-amministrativo che si è registrato in queste ore a Casalbordino, dopo tre anni di impasse, si associa ad altri fallimenti politico-amministrativi che investono negli ultimi tempi il territorio del Vastese. Crisi di politica, di visione, di progetto. Crisi di potere. Di chi “sale” al potere senza l’investitura popolare, che non è quella del giorno del voto, ma è quella antecedente al voto, quando si dovrebbero scegliere l’uomo o la donna senza che qualcuno l’imponga dall’alto. Basta andare nell’archivio di Polis e rileggersi tutto quanto fu scritto prima della vittoria di Bello nel 2007 e dopo la nascita della Giunta. Feci tutto il possibile, insieme al caro amico Luigi Moretta, per indicare alla ridente cittadina adriatica l’unica strada da seguire, dopo la deludente gestione della Destra: una politica altra e il ricorso ai sostenitori del Pd per scegliere il candidato a sindaco. Non fummo ascoltati. Il candidato fu imposto dall’alto, le contrapposizioni tra Bello e Di Rito, invece di essere spente dalle primarie, si acuirono. Ora è doveroso tornare al voto. Anche a Casalbordino, come a Vasto, esistono le condizioni per creare un autentico spazio di libertà. Del resto, non parliamo continuamente di territorio del Vastese, di comunità legate non solo da tradizione ma da prospettive future? Anche a Casalbordino, come a Vasto, ci sono persone valide e libere per dare vita ad un nuovo giorno, dopo l’ultima prova davvero desolante.

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LA MAMMA DEGLI STUPIDI E' SEMPRE INCINTA 
Lettera

Caro Direttore ieri (martedi')ho letto l'articolo sui danni arrecati da ignoti sull'illuminazione pubblica della pista ciclabile appena inaugurata e che va dall'Oasi dell'Anziano fino al torrente Buonanotte (a quando il ponticello di collegamento?). Se non ho letto male ben 13 lampade nuove di zecca sono da sostituire ,sono da ricomprare.Oggi ho letto su Vastoweb che i responsabili potrebbero essere gli autisti dei quadricicli (biciclette a quattro ruote) che immettendosi sulla pista un po' per svago e un po' per divertimento si cimentano in arditi sorpassi e chissenefrega se poi c'e' un ignaro bambino su di una bicicletta che viaggia in senso contrario oppure un pedone che si fa una camminata a piedi,oppure dei fastidiosissimi lampioni un po' troppo vicini alla pista .Con quei lampioni il sorpasso e' problematico perche' la pista e' troppo stretta per due quadricicli quindi ...addio lampade appena installate .A leggere queste notizie mi viene in mente un vecchio detto e cioe':" La mamma degli stupidi e' sempre incinta! " Non so se sia corretto far transitare dei quadricicli sulla pista ciclabile perche' bisogna valutare la larghezza della pista e l'ingombro dei mezzi sopracitati in modo che se di incrociano non devono darsi fastidio e non devono creare pericolo per i passeggeri.A questo punto le soluzioni sono 1) Chi affitta deve registrare chi prende in carico il mezzo (fatto bene) 2) Vietare la pista ai quadricicli .Insomma a Vasto per alcuni ragazzi e ragazze ogni scusa e' buona per arrecare danno agli arredi e alle strutture pubbliche e private.Se per moto e auto c'e' un assicurazione obbligatoria che garantisce chi riceve un danno ,per i quadricicli ,cosi' come per le biciclette normali che per le biciclette a pedalata assistita(sempre piu' numerose),non c'e' bisogno ne di patente,ne di revisione,ne di Assicurazione, ne di targa e non c'e' neanche il narcotest in caso di sinistro quindi non si rischia nulla.Poi un invito a chi deve far riparare i lampioni rotti e cioe' , togliete completamente i lampioni o li arretrate in modo che non succeda di nuovo perche' ...la mamma degli stupidi e' sempre incinte ricordatelo e quindi cosi' come si evince dai fatti il danno verra' ripetuto nuovamente.P.S. Ho ricevuto alcune irritate segnalazioni riguardo a mezzi comunali che viaggiano a velocita' sostenuta sulla spiaggia creando ansia tra i baganti...e infanti.

Cordiali Saluti da Davide Delle Donne
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DA DAVIDE A DAVIDE TRE ANNI DOPO 
di Davide D'Alessandro

Dopo l'articolo che mi ha inviato l'amico Mario Miguel non saprei aggiungere altro. Se non che Mario, invece del buon professore di matematica che è, sarebbe stato un ottimo giornalista. E sarebbe piaciuto leggerlo a un altro amico, Davide Bertotti, che il primo luglio di tre anni fa, davanti al Convento della Madonna dei Miracoli, è venuto a mancare improvvisamente proprio accanto a Mario. Poi, lo sconcerto, lo sconforto, il pianto, il dolore. Poi di nuovo la vita, come sempre. Anche la sua. Perché non è vero che muore chi è ancora tra noi, anche solo col pensiero. Non è consolazione. E' verità. Non possiamo parlargli, non possiamo ascoltarlo, non possiamo sentire le sue fragorose risate, eppure è ancora qui tra di noi. Mistero buffo è la vita. Per chi va e chi resta, se è vero che chi va va e chi resta resta. Non lo so. So che da quel giorno buona parte della mia vita è mutata. Ha acquisito senso. La morte di Davide ha favorito una nuova nascita. Di un altro Davide. Gli dico grazie. So che è poco, ma è anche tutto. E stringo forte la mamma. La mamma.
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POLIS RICORDA IL GRANDE AMICO DAVIDE BERTOTTI 
di MARIO MIGUEL MORETTA

Riteniamo doveroso ricordare oggi un Amico che esattamente tre anni fa ci ha lasciati per sempre, proprio qui in terra d’Abruzzo, durante una sua breve visita di cortesia riservata al gruppo di collaboratori di Polis . Si chiamava Davide Bertotti, era di Torino, aveva quarantuno anni. Alla mamma va il nostro pensiero ed il nostro commosso saluto insieme a quello del direttore Davide D’Alessandro.
Davide Bertotti era una mente accesa e sbrigliata, lo dimostrava in ogni sua azione, progetto o lavoro in cui era coinvolto. Lo dimostrava ogniqualvolta prendeva carta e penna per fissare il magma di pensieri che animava il suo ribollente spirito libero. La sua sterminata cultura, non solo umanistica, mai esibita come gonfia facoltà dell’erudito ma come naturale abito morale della persona, suscitava un fascino al quale risultava difficile sottrarsi; godeva per questo del plauso sincero di estimatori sparsi un po’ in tutte le regioni d’Italia. Se poi a qualcuno dei suoi lettori capitava di conoscerlo di persona, come a noi è accaduto, quella stima dilagava subito in fraterna amicizia. Deve essere stata piacevole sorpresa per tutti, come lo è stata per noi, constatare che a far da sostrato al talento dell’autore, all’indiscussa serietà dell’intellettuale vi erano una tenera quanto gioviale semplicità d’animo coniugata a quella profonda umanità che alberga soltanto nel cuore dei grandi.
Da quel tragico pomeriggio di sole di tre anni fa ci capita sovente di rievocare qualche sortita felice del Bertotti, qualcuna delle sue battute folgoranti ovvero qualche nota di colore servita con la tipica spigliatezza piemontese che caratterizzava il suo stile diretto, graffiante.
Oggi rileggeremo volentieri qualche passo dello studioso torinese già pubblicato su queste colonne. La chiarezza delle sue parole ci invita da subito alla riflessione escludendo ogni soverchia sottolineatura. Più che necessitare di commento esplicativo , quelle parole attendono un’immediata traduzione in azione concreta. Bertotti si occupa di una materia che conosce bene, la Storia.
Ci manca l’amico, non sembri retorico dirlo. Ci mancano, insieme alla sua bonomia e alla sua schiettezza, la sua prosa limpida, la sua turbinante creatività e soprattutto l’esempio luminoso del suo impegno di fede insieme al coraggio, lui ne aveva da vendere, di procedere controcorrente per esclusivo amore di verità.






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DAVIDE BERTOTTI : SULLO STUDIO DELLA STORIA 

In ricordo del nostro amico Davide (1966-2007)

… desidero ricordare la grande storica francese Régine Pernoud, citando un episodio emblematico tratto dalla prefazione del suo insostituibile “Medioevo. Un secolare pregiudizio” (1977). Régine, allora direttrice del Musée de l’Histoire de France di Parigi, era stata contattata da una brillante documentarista delle televisione transalpina; costei, pur essendo addetta alla documentaristica storica, le domandò: “Mi dicono che avete lì delle diapositive: ne avete che rappresentino il Medioevo?”. Régine rimase interdetta e la scanzonata interlocutrice proseguì: “Ma sì, che diano l’idea del Medioevo in generale; sa, le uccisioni, i massacri, le scene di violenza, le carestie, le epidemie…”. Régine scoppiò a ridere ma fu subito ferita nel profondo dell’anima, tanto da ribellarsi dicendo lapidariamente a sé stessa (e a tutti noi): “[…] ciò era ingiusto”. La documentarista aveva tratteggiato il Settecento o il Novecento, non certo il Medioevo. La quarta nota alla fine della prefazione riportava: “Esecuzioni di una ferocia quasi medievale”, frase di un giornalista di allora. Régine commentava: “Assaporiamo questo: quasi. Certo, nel secolo dei campi di concentramento, dei forni crematori, del Gulag, come non restare inorriditi davanti alla ferocia dei tempi in cui si scolpiva il portale di Reims o quello di Amiens!”. Ma quel povero giornalista demente, nonché tutti coloro che ancora oggi continuano a diffamare i Secoli della Luce, senza mai pagare di persona per questi loro crimini ideologici, quale scuola hanno frequentato? Chi ha insegnato loro la Storia della civiltà d’Occidente? Chi ha insegnato loro cosa siano Verità e Bellezza? Qualcuno avrà anche solo accennato loro che cosa sia la Fede in Cristo, la Potenza dell’atto creativo, l’arte della costruzione? A queste mie domande può rispondere ormai tranquillamente il lettore che ci ha seguiti fin qui: io ho già risposto. Mi permetta in conclusione di rivolgerle il mio più caloroso ringraziamento, poiché questo colloquio, nato da una sua ben precisa proposta, ha permesso di dimostrare come iniziative del genere siano ormai indispensabili persino in altri campi: in ogni caso, l’iniziativa individuale è forse l’unica a potersi definire autenticamente libera. Auguro agli studenti di ogni ordine e grado di coltivare sempre lo studio della Storia, soprattutto di quella che la scuola odierna non vorrà far loro conoscere o, se lo vorrà, la offrirà loro come un cibo avariato. Spero che in loro il desiderio di ricerca e la sete di verità siano tanto potenti da spingerli a considerare il passato che li circonda come qualcosa di assolutamente vivo: essi non devono diventarne i “medici legali” di domani. Non devono, nel modo più assoluto, giudicare il passato pensando di essere giunti su chissà quali vette assolate, bensì avvertendo di essere sprofondati in luoghi non molto salubri. Non dimentichiamoci, però, i doveri dei docenti; nella scuola moderna, per quanto riguarda lo studio del nostro passato, essi sono stati, in molti casi, l’incarnazione del seguente paradigma: imparare, giudicare e insegnare. Non si può dare errore peggiore; mi permetto pertanto di consigliare, a voce alta, un paradigma ben diverso: conoscere, amare e trasmettere. Auguro infine a tutti coloro che ci leggeranno di percepire dentro di sé l’importanza di quanto abbiamo loro offerto, se non altro in termini di confronto e di ulteriore purificazione della memoria: il Medioevo ne ha davvero pieno e sacrosanto diritto.

© Bertotti - “Luci dal Medioevo” -Polis 2007-




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"CESARE PAVESE. IL MESTIERE DI VIVERE 60 ANNI DOPO". SEMINARIO DI STUDI PROMOSSO DA POLIS 
NEWS



“Quella notte, tra il 26 e 27 agosto del 1950, Pavese si era fermato a venti. Venti micidiali bustine ed erano state più che sufficienti. Ma oggi, oggi che la vita non è più vita, oggi che la perdita di senso sembra aver annichilito le coscienze, oggi che in libreria non trovo più romanzi come "La luna e i falò", il romanzo favoloso e irripetibile, come può essere favolosa e irripetibile la scrittura lieve di uno scrittore immenso, unico, il più grande del '900, quante bustine ingerirebbe? Quante?”. Da questa e da altre domande, riproposte anche da un articolo dello scrittore Tim Parks, nasce il Seminario di Studi, che Giovedì 1 luglio, alle 20.30, presso la “Ciucculella” di Vasto Marina, Polis promuove per il quarto appuntamento di “Vasto è Cultura. Polifonie del presente: i soggetti, le forme e la vita”. Tema centrale dell’incontro sarà proprio una rivisitazione della figura di Pavese, a sessant’anni dalla morte. Infatti, il titolo recita: “Cesare Pavese. Il mestiere di vivere 60 anni dopo”. Interverranno Davide D’Alessandro, direttore di Polis; Gianfranco Lauretano, autore de “La traccia di Cesare Pavese” (Bur Rizzoli, 2008); Alessandro Moscè, autore de “Luoghi del Novecento. Studi critici su autori italiani” (tra i quali Pavese, Marsilio, 2004) e il poeta urbinate Umberto Piersanti, che leggerà poesie da “Lavorare stanca” e dal suo “L’albero delle nebbie”. Ai presenti sarà offerto un “aperitivo cenato”.

Dr. Davide D'Alessandro
Direttore di Polis




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DAL PD AL PDL : E' IL TRIONFO DELL'OLIGARCHIA GERONTOCRATICA 
di Davide D’Alessandro

C’è voluta la disfatta di “nonno” Cannavaro per riportare in prima pagina non il vecchio che avanza, ma il vecchio che non se n’è mai andato. L’Italia anchilosata, a tratti decrepita, che annaspa, tra una flebo e l’altra, con i nonnetti in campo e al potere e i giovani sempre in panchina e gli estrosi sempre a casa. È la storia italiana, la nostra storia. In Sudafrica, a Roma come a Vasto. Procuratevi l’articolo di sabato scorso, 26 giugno, a firma Pierluigi Battista sul “Corriere della sera”. Scrive Battista: «All’età in cui Blair e Aznar hanno lasciato, qui si è ancora da svezzare». E aggiunge: «Nel Pdl si chiede prima di tutto una bella voce, per poter intonare con solennità “Meno male che Silvio c’è”, nel Pd la parodia del burocrate, ciascuno a occupare la casella nella direzione del partito per conto del maggiorente anziano». Chi lo salva un Paese così? Si salva un Paese così? Un Paese dove non puoi diventare segretario del Pd se prima non hai guidato l’Emilia Romagna e rossa; dove non puoi diventare Presidente della Repubblica se prima non hai compiuto 80 anni; dove i talenti non hanno l’occasione per dimostrare capacità; dove le liste bloccate perpetuano una classe dirigente logora, nauseata di legislature, con il pannolone incorporato. Quando le liste, però, non sono bloccate, l’elettore può guardare la carta d’identità, prima di votare. E scegliere Cannavaro o Bonucci. Il primo è stato. Il secondo è e sarà. Fate voi.

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LA NECESSITA' DI UN COLPO D'ALA 
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della sera
28 giugno 2010

Parlare di crisi finale di Berlusconi e del berlusconismo è senz’altro azzardato. Niente lascia credere, infatti, che se tra sei mesi ci fossero le elezioni politiche il Cavaliere non riuscirebbe per l’ennesima volta a riportare la vittoria. In un modo quale che sia, ricorrendo alle offerte elettorali più irreali, radunando le forze più diverse, gli uomini (e le donne) più improbabili, ma chi può dire che non ci riuscirebbe?

Se però il futuro appare incerto, il presente invece non lo è per nulla. Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco. Inauguratosi con l’operazione «Napoli pulita» esso si trova oggi davanti ad un’altra capitale del Mezzogiorno, Palermo, coperta di rifiuti, ridotta ad un cumulo d’immondizia, mentre l’uomo del miracolo precedente e dell’emergenza terremoto, Bertolaso, è assediato dalle inchieste giudiziarie.
Il simbolo di un fallimento non potrebbe essere più evidente. Ma c’è ben altro. C’è l’elenco lunghissimo delle promesse non mantenute: elenco che la difficile situazione economica e i grandi successi nella lotta al crimine organizzato non sono certo in grado di compensare. C’è la riforma della giustizia con la separazione delle carriere dei magistrati ancora di là da venire; ci sono le liberalizzazioni (a cominciare da quella degli ordini professionali) di cui non si è vista traccia; c’è il piano casa e delle grandi infrastrutture pubbliche a tutt’oggi sulla carta; la costruzione dei termovalorizzatori, idem.
La promessa semplificazione delle norme e delle procedure amministrative è rimasta in gran parte una promessa; la riforma universitaria ha ancora davanti a sé un iter parlamentare lunghissimo e quanto mai incerto; delle norme sulle intercettazioni meglio non dire; e infine pesa sull’Italia come prima, come sempre, la vergogna della pressione e insieme dell’evasione fiscali più alte del continente.

Una tale inadempienza programmatica è il risultato in buona parte dell’incapacità di leadership da parte del premier. Nel merito dei problemi che non lo riguardano in prima persona Berlusconi, infatti, continua troppo spesso ad apparire incerto, assente, più incline ai colpi di teatro, alle dichiarazioni mirabolanti ma senza seguito, che ad una fattiva operosità d’uomo di governo. In questa situazione lo stesso controllo che egli dovrebbe esercitare sul proprio schieramento è diventato sempre più aleatorio. Benché con modi e scopi diversi Fini, Bossi e Tremonti dimostrano, infatti, di avere ormai guadagnato su di lui una fortissima capacità di condizionamento. Riguardo le cose da fare ne risulta la paralisi o il marasma più contraddittorio.

Anziché governare le decisioni, il presidente del Consiglio sembra galleggiare sul mare senza fine delle diatribe interne al suo schieramento. E nel frattempo dalla cerchia dei fedelissimi, dove pure qualche intelligenza e qualche personalità autonoma esiste, continua a non venire mai alcun discorso d’ordine generale, continua a non venire mai nulla che abbia il tono alto e forte della politica vera. Il silenzio del Pdl che non si riconosce in Fini è impressionante. Ad occupare il proscenio rimangono così, oltre l’eterno conflitto d’interessi del premier, solo i ministri ridicoli (Scajola) o impresentabili (Brancher), il giro degli avidi vegliardi delle Authority, le inutili intolleranze verso gli avversari. Dov’è finita la rivoluzione liberale di cui il Paese ha bisogno?



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A DESTRA TUTTA. DOVE SI E' PERSA LA SINISTRA? 
News



All'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=BxEFtm4BVqs
è possibile seguire la presentazione, da parte di Davide D'Alessandro, del libro di Biagio de Giovanni "A destra tutta. Dove si è persa la sinistra?", per la rubrica "Tempo di Cultura: un libro a settimana", con la regia di Alfonso Berardi.
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QUINTA PRONUNCIA GIUDIZIALE CONTRO IL COMUNE DI CASALBORDINO 
NEWS

E' dovuto intervenite ancora una volta il TAR per bocciare l'operato del Comune di Casalbordino, definito "elusivo" di precedenti pronunce giudiziali e " lesivo" dei diritti del ricorrente.
Il TAR aveva in precedenza annullato, su ricorso di un commerciante assistito dall'avv. Giuseppina Di Risio, il contratto di locazione stipulato per un immobile di proprietà comunale, in violazione delle norme sulla gara pubblica.
L'immobile, particolarmente appetibile perchè situato di fronte al Santuario della Madonna dei Miracoli, era stato concesso in favore di un imprenditore, all'insaputa di ogni altro interessato.
Il contratto di locazione era stato ritenuto radicalmente nullo, al pari della connessa autorizzazione commerciale, poichè l'Ente avrebbe dovuto consentire la massima pubblicizzazione e partecipazione dei possibili candidati.
Dopo ben due tentativi di sospensione di quella sentenza, respinti dal Consiglio di Stato, ed una determina dirigenziale che il TAR ha bollato come inutilmente ripetitiva dell'ordine giudiziale, il Comune - e per esso la Giunta Comunale d'accordo con due dirigenti - ha ritenuto di procedere all'acquisto delle attrezzature acquistate dall'imprenditore in forza del contratto di favore, per " l'ingente importo", secondo la definizione del TAR, di 145.000,00 euro
Per modo che gli interessati al bando di gara della locazione, che l'Ente si è visto costretto a pubblicare, sarebbero stati costretti a corrispondere - in aggiunta al normale canone - il prezzo di attrezzature da bar, probabilmente inutili per la destinazione ideata dall'interessato. Questo allo scopo di rinfrancare il primo locatario da quel contratto sottoscritto in condizioni di riservatezza, e perciò stessso dichiarato nullo.
Con la previsione, esplicitata nelle delibere, che all'esito negativo del bando ( scontato alle condizioni proposte) l'Ente avrebbe proceduto a stipulare un nuovo contratto di locazione, e sempre con la stessa persona prescelta all'inizio, che - in questo caso - avrebbe dovuto corrispondere null'altro in più del normale canone.
Da qui l'ultima sentenza, ancora una volta dichiarativa della illegittimità della amministrazione della cosa pubblica.
E non ha però ancora provveduto, il Comune, a revocare quello strano bando pubblicato sulla scorta di atti dichiarati illegittimi.
I cittadini, invece, hanno già sostenuto i notevoli costi delle spese legali per le numerose controversie generate dal ripetuto comportamento del Comune, sempre soccombente.

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