AMARCORD. C'ERA UNA VOLTA IL VASTO FILM FESTIVAL....FILIPPO PIETROCOLA SCRIVE A POLIS 
LETTERA

Gentile Direttore,
nel ringraziarti per le cortesi espressioni rivoltemi nell’articolo del 13 agosto ultimo scorso, dal titolo “Ridateci Pietrocola” ed in cui commenti il probabile dipanarsi della prossima edizione del Vasto Film Festival, mi piace inviarti alcune considerazioni e ricordi affiorati nella mia memoria.
Citi Alain Delon, Catherine Deneuve e Gerard Depardieu quali evidenti personaggi di punta che avrebbero qualificato le cinque edizioni organizzate negli anni in cui ho avuto il privilegio di servire la mia Città e i miei Concittadini quale Sindaco.
Personaggi di punta e di spicco ma i cui nomi altisonanti non possono raccontare da soli la storia di quei cinque anni di Vasto Film Festival; insieme ad essi personaggi “Secondari” che ricordando a braccio rispondono ai nomi di:
Vanessa Redgrave,
Franco Nero,
Martina Stella
Sergio Rubini,
Riccardo Scamarcio,
Stefania Sandrelli,
Silvio Muccino,
Gigi Proietti,
Diego Abatantuono,
Dino Risi
Cristian De Sica
Paolo Conticini
Manuela Arcuri
Giuliana De Sio
Claudia Koll
Stefania Rocca
il regista Louis Rodriguez
Claudio Amendola
Francesca Neri
Lunetta Savino
Valeria Golino
Gabriele Salvatores
il giovane protagonista di "Io non ho paura"
Luca Zingaretti
Luigi Locascio
Maria Sole Tognazzi
Paola Cortellesi
Marco Milani
Silvio Orlando
Giancarlo Giannini
Neri Marcorè
Laura Morante
Carlo Verdone
Barbra Boboulova
Antonio Catania
Anita Caprioli
Fabrizio Gifuni
Isabella Ferrari
Alba Parietti, ed altri che sicuramente sfuggono alla mia memoria.
Tutti intervistati da giornalisti del calibro di Piero Badaloni, Tonino Pinto, M.Grazia Capulli, Darwin Pastorin, Gigi Marzullo, oltre agli altri numerosissimi accreditati della carta stampata, intervistati nel salotto buono della città, Palazzo d’Avalos dove seguivano anteprime nazionali ricordo di Patriot con Mel Gibson, “La Mummia” ; il cortometraggio sulla guerra nella ex Iugoslavia di Vanessa Redgrave; Black Rain con Richard Gere, Sol Levante con Sean Connery, mentre in altri angoli della città si svolgevano sezioni di cinema dedicate ad autori, registi, paesi stranieri, etc, oltre allo spettacolo di varietà offerto in Piazza Lucio Valerio Pudente.
Insomma un clima che riusciva a permeare quantomeno ad ingombrare la città, a portarla su tutti i giornali e telegiornali d’Italia, ma pur sempre un Festival “Fatto in casa” con la cultura, la esperienza e quel minimo di sensibilità dei suoi abitanti, l’assessore della cultura, dirigenti funzionari e dipendenti comunali, qualche consulenza esterna e la utilizzazione imprescindibile delle professionalità cittadine quale quella di Edmondo Del Borrello, epigono di quella sparuta schiera di proprietari di sale e multisale cinematografiche (ormai tutte gestite dalle multinazionali della distribuzione) e che hanno proiettato per decenni pellicole, film, capolavori entrando di diritto a far parte della storia del cinema.
Il tutto ricordo con costi molto simili con quelli che oggi si investono per il festival (anche se l’inflazione ha sicuramente eroso un po’ delle risorse degli amministratori attuali) ed i cui rendiconti sono contenuti in termini esatti nei conti del bilancio della nostra Amministrazione comunale.
Tanto mi sentivo di voler puntualizzare a seguito del tuo articolo, gentile direttore, senza nessuna vis polemica o revancista e soprattutto senza nulla voler aggiungere e nulla poter togliere né commentare circa la XIII edizione del Vasto Film Festival, ma solo per amore di verità.

Cordiali Saluti
Filippo Pietrocola

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COMUNICAZIONE DI SERVIZIO 
NOTA

Abbiamo ancora qualche problema di manutenzione con il sito, soprattutto con il contatore, che ha smesso di camminare. Sarà per il caldo, sarà per le tante corse fatte fino ad oggi, ce ne scusiamo con amiche e amici di POLIS.
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IL VATICANO:"FAMIGLIA CRISTIANA NON ESPRIME LA NOSTRA LINEA". CHISSA' SE PEPPINO FORTE METTERA' QUESTA NOTIZIA SU PIAZZAROSSETTI... 
CITTA' DEL VATICANO

Il Vaticano prende le distanze da Famiglia Cristiana e dai suoi scontri con il governo. A farsi portavoce della posizione della Santa Sede è padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, secondo cui il settimanale dei Paolini "è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana".

"Le sue posizioni - ha aggiunto Lombardi - sono responsabilità esclusiva della sua direzione''. L'ultimo duro intervento di Famiglia Cristiana contro le scelte dell'esecutivo è di ieri, quando è stato anticipato l'editoriale di Beppe Del Colle in cui si augura che "non sia vero il sospetto" che in Italia sta rinascendo il fascismo "sotto altre forme". Un commento che ha scatenato la polemica.

Ma non è la prima volta, negli ultimi mesi, che il settimanale diretto da Don Antonio Sciortino critica le scelte della maggioranza. Prima ha attaccato la norma sulle impronte ai bambini rom ("una trovata indecente"), poi la "finta emergenza sicurezza". Senza dimenticare la dichiarazione durissima contro Berlusconi quando il premier aveva accusato i pm di essere sovversivi.

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MASSIMO DESIATI:"IL CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DEVE ESSERE ABRUZZESE". 
Comunicato stampa

L’Aquila, 14 Agosto 2008.-

E’ Ferragosto e, si dice, oggi nessuno vuol parlare o leggere di politica. Considerato che tutti, nel CentroDestra, han detto la propria, vorrei anch’io dire la mia. Tanto, oggi, nessuno se ne interesserà. E, quindi, non si fa danno.

Parrebbe probabile e verosimile la vittoria del CentroDestra nelle Regionali di Novembre. Si cerchi di non far di tutto per perderle. A mio personale parere, la coalizione deve rappresentare tutti i partiti che dichiarano di riconoscersi in essa. In questo momento così importante e delicato, occorre dare dimostrazione di serietà e maturità politica, evitare sciocchi tatticismi e riconoscere dignità ai partiti che ci vogliono stare. La popolazione è stufa di bizantinismi buoni soltanto a dare ruoli e medagliette a personaggi sgomitanti.

Ed allora:
1) il candidato alla Presidenza deve essere abruzzese, aver svolto attività politica amministrativa nella regione e, pertanto, deve essere “riconoscibile” sotto questo aspetto;
2) il listino deve essere composto da rappresentanti di tutti i partiti della coalizione, senza far uso del bilancino ed i posti di sicura elezione non devono servire a “salvare” chi sa di non aver voti sufficienti per essere eletto nella quota proporzionale;
3) il progetto di Esecutivo futuro deve vedere la partecipazione dei rappresentanti, con esperienza, di tutti i partiti della coalizione elettorale;
4) i temi di confronto elettorale non devono aver fulcro lo scandalismo derivante dalle indagini giudiziarie (la Magistratura non può determinare le cose della Politica) ma la dimostrata incapacità amministrativa del CentroSinistra;
5) i candidati non devono mai aver subito condanne penali;
6) il Programma deve avere dignità di reale guida della politica amministrativa regionale e deve essere stilato, nei suoi contenuti, da chi ha vera esperienza istituzionale abruzzese;
7) il primo impegno programmatico deve essere quello di un nuovo Quadro di Riferimento regionale e di un nuovo Piano di sviluppo territoriale.

Si cerchi di comporre, in definitiva, una classe politica ed una strategia amministrativa che abbiano la dignità agognata da una popolazione fin troppo disillusa, amareggiata ed ormai troppo lontana da qualsivoglia processo partecipativo di politica regionale.


Massimo Desiati
Consigliere regionale







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ROSSI DI RABBIA 
di Raffaele Iannuzzi
Ragionpolitica 13 ago 08

Umberto Eco è un replicante di se stesso. Recita a soggetto: il suo. Da tempo immemore, ormai. Nell'ultima Bustina di Minerva (la rubrica che egli cura settimanalmente sull'Espresso) osserva con dotto cipiglio: «Come negli anni '40, ci sono fascisti al governo. Non solo loro, non più esattamente fascisti, ma che importa, si sa che la storia si dà una prima volta in forma di tragedia e una seconda in forma di farsa». Ipse dixit. Niente di nuovo sotto il sole: Eco è sempre il solito pseudo-guru risentito, ma è anche la cartina di tornasole dei problemi del Partito Democratico.

Letta insiste sul superamento dell'antiberlusconismo teologico, mentre Eco & Co. (ovvero: Scalfari, Flores d'Arcais, Moretti e compagnia cantante) sputano su qualsiasi idea di politica decente, su chiunque si avvicini alla destra - l'ultimo è non certo un cuor di leone, Giuliano Amato, ma tant'è: tutto si fa per la Causa. La tesi di Parisi è ancora oggi tutta in piedi: o congresso o morte. In ogni caso, radicale mutamento dello status quo. Costi quello che costi. Non basterà, però, neanche il congresso, a questo punto.

L'Italia è vulnerata spiritualmente da questi signori delle cattedre, incartapecoriti e fintamente filo-meritocratici, corporativistici prima di tutto nella testa: auctoritas, non veritas, facit legem. Right or wrong, it's my country. No, non la nazione che noi tutti conosciamo, l'Italia, ma la nazione ideologica in cui domina incontrastato il risentimento, l'avversario più pervicace dell'analisi obiettiva e delle soluzioni politiche. La realtà, per Eco & Co., è sempre occasione di memoria nera, infausta, ricordi d'infanzia, ovviamente i migliori, i meglio custoditi, i più sapidi, al pari delle memorie dei numi tutelari: la Repubblica italiana è lo scrigno di questi personalissimi gioielli memorialistici, il luogo dell'amarcord permanente dei soliti noti.

La questione, dunque, non è più meramente politica. Magari lo fosse. Si tratta di un gigantesco caso di distorsione cognitiva, che recupera i detriti ideologici per bombardare ad alzo zero qualsiasi germe di cambiamento. Non potrà mai darsi, in questa jungla del luogocomunismo, nessuna novità, nessuna verità altra dal De Veritate già scritto dalla Casta dei Penati italioti. Nada de nada. Il nulla. Nichilismo puro. La lingua, per costoro, è quel che disse, un giorno infausto, Roland Barthes: sempre fascista. La lingua degli altri. Ovviamente. E sulle ragioni altrui, loro, calano, poi, un pietoso velo. Rosso. Di rabbia.
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IN ITALIA NON RINASCE IL FASCISMO MA, CON FAMIGLIA CRISTIANA, RISCHIANO DI NASCERE SEMPRE MENO CATTOLICI. E CRISTIANI... 
di DAVIDE D'ALESSANDRO

C'era una volta Famiglia Cristiana, il giornale di tutte le famiglie cristiane d'Italia. Sono stato abbonato per diversi anni, oggi non più.
La visione politica che ispira gli editoriali, soprattutto di Beppe Del Colle, è apertamente di centrosinistra. Fin qui, nulla di male. Ritenere, però, ogni qual volta che Silvio Berlusconi diventa Presidente del Consiglio, il fascismo alle porte è una tiritera che non fa onore a persone intelligenti.
Silvio Berlusconi è stato Presidente del Consiglio per circa un anno, nel 1994. Lo è stato di nuovo, per cinque anni, dal 2001 al 2006. Sempre in compagnia della Lega e di An. Lo è di nuovo da pochi mesi e persino Newsweek ne ha appena elogiati i primi 100 giorni.
Dov'è il rischio di un ritorno al fascismo? Dove lo vede, Famiglia Cristiana, il fascismo?
Cerchi, piuttosto, di liberarci dal cattocomunismo, due termini che non possono stare bene insieme, anche se c'è chi si ostina, da decenni, a tenerli insieme.
Famiglia Cristiana ha avuto un crollo di vendite, ha snaturato la sua fisionomia, ha perso molto del sacro per aprirsi al profano.
Ci dispiacerebbe se, per colpa sua, nascessero sempre meno cattolici. E cristiani.
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MEDITATE GENTE, MEDITATE! E VOTATE! 
di DAVIDE D'ALESSANDRO

"Il primo segnale lo dobbiamo dare nelle imminenti elezioni regionali. Le candidature debbono passare attraverso le primarie, che ci permettono di riannodare i fili spezzati con il nostro elettorato e più in generale con l'opinione pubblica abruzzese. Con esse lanciamo un messaggio ai cittadini. Abbiamo sbagliato. Vi chiediamo scusa. D'ora in poi, sarete voi i protagonisti perché i candidati sarete voi a sceglierli".
Pensate che queste righe siano state scritte da POLIS? No, nel senso che POLIS le ha scritte più volte nell'ultimo anno e mezzo. Questa mattina, però, le ha scritte anche Antonio Franchi, già senatore, in una bella lettera pubblicata su "Il Centro".
Meditate gente, meditate! E VOTATE!
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UFFICIALE: 30 NOVEMBRE E 1 DICEMBRE SI VOTA PER RIMANDARE A CASA CHI HA ROVINATO L'ABRUZZO ! 
NOTA

In Abruzzo si vota domenica 30 novembre e lunedì 1 dicembre per eleggere il nuovo governatore e il consiglio regionale. Questa la data fissata dal vicepresidente vicario della Regione, Enrico Paolini, dopo lo scioglimento provocato dall'inchiesta sulle presunte tangenti nella sanità.
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ANCHE NEWSWEEK PROMUOVE A PIENI VOTI BERLUSCONI 
di Dario Caselli
L'Occidentale 13 Ago 08

Cento giorni da miracolo. Il lusinghiero bilancio dei primi tre mesi di operato del quarto governo Berlusconi è arrivato direttamente dagli Stati Uniti e precisamente dalla rivista “Newsweek”, che negli anni passati non ha lesinato critiche al nostro Paese.

Invece stavolta giunge una promozione con lode per l’Esecutivo guidato dal Cavaliere con un articolo dal titolo eloquente: “Miracolo in cento giorni”. Ed appunto il magazine d’oltreoceano precisa che “nei suoi primi 100 giorni al potere Silvio Berlusconi può aver compiuto l’impossibile: ha stabilito un controllo su questa apparentemente ingovernabile nazione a un livello senza precedenti nella moderna storia italiana”.

Secondo l’analisi degli statunitensi in Italia oggi “i partiti dell’opposizione sono impantanati nei loro bisticci e Berlusconi, primo ministro per la terza volta dal 1994, ha un’approvazione del 55 per cento, superiore a quella di Gordon Brown in Gran Bretagna, Nicolas Sarkozy in Francia e Josè Luis Rodriguez Zapatero in Spagna”. Da qui la considerazione che, mentre il governo Prodi era ostacolato da un’esile maggioranza al Senato e da una coalizione di nove partiti, Berlusconi “ha saputo sfruttare una legge elettorale del 2005 che ha cancellato i piccoli partiti” portandolo a una “sorprendente vittoria a valanga dalla quale l’opposizione sta ancora cercando di riprendersi”.

Un Berlusconi che in sostanza rispetto a sette anni fa ha “perso poco tempo nel consolidare la propria autorità”. Infatti “dopo dieci anni di crescita economica vicina allo zero gli italiani chiedono sicurezza finanziaria e di altro genere. E Berlusconi lo sta facendo con una competenza da pugno d’acciaio in guanto di velluto”. Ma a colpire in particolare la rivista a stelle e strisce è stato il modo con cui il premier ha affrontato sia la vicenda rifiuti in Campania: “Emblematica è stata la sua capacità di pulire le strade di Napoli”; sia il tema criminalità: “Con la stessa determinatezza ha affrontato la percezione che il crimine violento sia in crescita”. Atteggiamenti che per “Newsweek” “potrebbero dare a Berlusconi la copertura per affrontare alcuni dei problemi più profondi dell’Italia”.

Non c’è che dire, più di una promozione per questo governo che ha rscontrato il plauso della maggioranza dove proprio il ministro Rotondi dice di non essere meravigliato dall’editoriale di “Newsweek” visto che “è sotto gli occhi di tutti lo straordinario lavoro fatto finora dal presidente del Consiglio e da tutto l'esecutivo”. Imbarazzo, invece, dall’opposizione in cui è evidente l’impaccio per un articolo di una rivista che proprio spesso dal centrosinistra avevano utilizzato come arma contro lo stesso Berlusconi. Così solo Paolo Gentiloni, responsabile della comunicazione del Pd, riesce a replicare invitando gli esponenti della maggioranza affinchè “ leggano bene quello che scrive “Newsweek”, perchè accanto ad alcuni giudizi positivi c’è anche la constatazione di un profondo malessere sociale ed economico del Paese”.

Editoriali a parte però sono proprio i dati di questo primo scorcio della legislatura a confermare le lusinghiere analisi di “Newsweek”. Infatti non è un caso, che fino ad ora le leggi approvate siano il doppio rispetto ai primi cento giorni del governo Prodi. In tutto dodici, di cui undici come conversione di decreti legge e solo un disegno di legge: il “Lodo Alfano”. Provvedimenti tutti di ispirazione governativa, il che permette già di individuare questa Legislatura come quella in cui il governo svolgerà un ruolo di guida ma anche di forte impulso nell’attività parlamentare. Un aspetto che però alla lunga potrebbe incidere negativamente relegando Camera e Senato al ruolo di semplici uffici di ratifica delle decisioni prese dal governo. Ciò spiega anche la lettera che giorni fa i capigruppo Cicchitto e Gasparri hanno inviato allo stesso Berlusconi proprio per creare una sorta di “cabina di regia” con l’intento proprio di un maggiore coinvolgimento dei parlamentari nelle scelte governative.

Tornando ai numeri tra le dodici leggi oltre il lodo Alfano, che ha stabilito un record particolare e cioè di soli venti giorni per l’approvazione, troviamo normative importanti come il decreto legge sull’emergenza rifiuti, che ha permesso alla Campania di uscire dalla crisi, o quello sulla sicurezza. Senza dimenticare quello sul potere d’acquisto delle famiglie, che ha eliminato l’Ici, o il disegno di legge che ha portato all’approvazione del Trattato di Lisbona. Come detto facendo un raffronto con la scorsa legislatura risalta il maggiore impegno di questo governo visto che allora furono appena sei i provvedimenti varati. La metà, quindi, e tutti d’iniziativa governativa.

Dal governo al Parlamento, qui sul fronte del numero complessivo delle sedute finora al Senato sono state 48 per 110 ore complessive, mentre Montecitorio si è fermato a 44 sedute ma con più ore di lavoro: 240. Sempre dando uno sguardo a quanto fatto nella scorsa legislatura alla Camera sono quasi 100 le ore in più , visto che allora furono complessivamente 149. Ma è il dato del Senato che fa maggiormente riflettere visto che rispetto alla XV legislatura a Palazzo Madama prima della pausa estiva furono soltanto trenta le sedute dei senatori. Quasi venti riunioni d’Aula in meno, un dato che la dice lunga sullo scarso impegno del Senato. Inferiore anche il numero delle sedute della Camera quando era guidata da Fausto Bertinotti. Allora furono 36 contro le 44 attuali.

La conferma di una ridotta attività del Parlamento nell’era della vittoria dell’Unione, una vittoria che poi si dimostrerà più fragile del previsto. Non manca nemmeno qualche curiosità in questa prima fase di legislatura come quella del numero complessivo dei progetti di legge presentati che alla Camera sono stati 1.534 proposte di legge di cui 1.501 di iniziativa parlamentare, 22 del governo, sette delle regioni e quattro di iniziativa popolare. A Palazzo Madama invece in totale sono 940 i disegni di legge, ai quali si aggiungono i 12 trasmessi dalla Camera per un totale di 952. Venticinque sono quelli di iniziativa del governo, 921 d’iniziativa parlamentare, 4 di iniziativa popolare e due dei Consigli regionali. Infine i promossi ed i bocciati: la “maglia nera” per le assenze al voto tocca a Mirko Tremaglia del Pdl, che non ha partecipato a nessuna votazione da fine aprile ad oggi. A seguire Piero Fassino, assente all’85 per cento delle votazioni ed Antonio Angelucci del Pdl con l’83 per cento delle assenza. Il record invece per il numero maggiore di proposte di legge spetta ad Angela Napoli, deputata del Pdl con 66 proposte di legge, seguita da Luca Volontè dell’Udc con 51 progetti di legge e Francesco Colucci del Pdl con 33 proposte di legge.
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AVVISO DI GARANZIA A UN MEMBRO DELLA GIUNTA LAPENNA? IL SINDACO NON SMENTISCE! 
di DAVIDE D'ALESSANDRO

Avevamo chiesto al sindaco della Città del Vasto, come Peppino Forte ama chiamarla pomposamente, di smentire categoricamente la voce su un presunto avviso di garanzia che avrebbe raggiunto un membro della sua Giunta. La voce circola da diversi giorni negli ambienti politici e in città. Non amando i veleni, avevamo chiesto chiarezza. Ma Lapenna con la chiarezza non ha nulla a che vedere. E' un sindaco nascondino. I vastesi lo hanno già tanato.
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CLAMOROSO!!! IL PM:"DEL TURCO MANDO' MESSAGGI DALLA CELLA. BOSCHETTI E CESARONE CAMBIARONO ROTTA". 
di Giusi Fasano
Corriere della sera 12 ago 08

Il carcere si è rivelato inefficace per impedire la possibilità di inquinare le prove.
I domiciliari «per impedire che concordino tra loro storie di comodo»I sospetti dei magistrati sulle numerose visite ricevute in carcere e i resoconti sulla stampa con dichiarazioni sull'inchiesta.

DAL NOSTRO INVIATO PESCARA - Ottaviano Del Turco e la Procura di Pescara. L' ex governatore della Regione Abruzzo che giura di non aver mai intascato mazzette e i magistrati convinti che lui sia «uno dei capi di un sodalizio criminoso». Una distanza infinita fra l' uno e gli altri. Salvo che su una questione: gli arresti domiciliari. Dopo quasi un mese di carcere Del Turco torna a casa: un sollievo per lui ma anche per loro. I pubblici ministeri Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, il capo della Procura Nicola Trifuoggi, non hanno mai visto di buon occhio le continue visite che l' ex governatore riceveva durante la detenzione: consiglieri regionali, onorevoli, senatori, europarlamentari. Troppa gente e troppo alto, secondo loro, il rischio di far arrivare messaggi agli altri indagati. In Procura hanno gradito così poco quelle chiacchierate in cella, da scrivere tutto il loro disappunto nella richiesta di arresti domiciliari che ieri il gip ha approvato. Il senso è: piuttosto che quella processione è meglio la detenzione ai domiciliari, con il divieto di avere contatti se non con gli avvocati e i familiari stretti. «L' esigenza di impedire contatti fra gli indagati che si intendeva salvaguardare con la misura della custodia cautelare in carcere», scrivono Bellelli e Di Florio, «è stata in parte vanificata dalle vie di comunicazione aperte da prossimi congiunti e da altri che dopo aver incontrato il Del Turco in carcere hanno riferito il contenuto di dichiarazioni a lui attribuite, poi riportate da organi di stampa, relative anche a fatti per cui si procede e alla posizione processuale dell' indagato». Fatta questa premessa i magistrati concludono che quindi «la custodia in carcere si è rivelata in concreto parzialmente inefficace rispetto all' esigenza di impedire del tutto ad uno dei capi del sodalizio criminoso, quale è il Del Turco, di mandare messaggi agli altri indagati». Al giudice delle indagini preliminari i pm fanno anche nomi e cognomi dei due inquisiti ai quali, secondo loro, l' ex governatore regionale avrebbe fatto arrivare quei messaggi. Sono l' ex capogruppo del Pd Camillo Cesarone e l' ex assessore alle Attività produttive Antonio Boschetti (anche lui Pd). «Gli indagati Boschetti e Cesarone - dice la richiesta dei domiciliari firmata dai pubblici ministeri - dopo aver richiesto di essere interrogati dai pm hanno inspiegabilmente invertito la rotta rendendo dichiarazioni del tutto inidonee a modificare il quadro indiziario». Il teorema della Procura, quindi, è chiaro: Del Turco parla dal carcere, qualcuno riporta all' esterno le sue dichiarazioni, quelle parole finiscono sui giornali e i coindagati dell' ex governatore «invertono inspiegabilmente la rotta», cioè non rivelano nulla di quel che forse avrebbero voluto rivelare chiedendo di essere interrogati di nuovo. Detto questo, i magistrati sembrano certi che «la misura degli arresti domiciliari con divieto di comunicare all' esterno con persone diverse dai prossimi congiunti, è idonea quantomeno a limitare tali possibilità di contatto». Scrivono inoltre che «impedisce che gli indagati si adoperino per concordare tra loro storie di comodo, che vengano a conoscenza delle versioni dei fatti prospettate dai correi o che agiscano (autonomamente o d' intesa fra loro o avvalendosi di complici e prestanome) per rendere definitivamente introvabili i proventi dell' attività del sodalizio criminoso». Considerazioni che il giudice delle indagini preliminari ha condiviso accordando il ritorno a casa dell' ex governatore e degli altri inquisiti ancora in carcere. Anche il teorema Del Turco-visite-messaggi ai coindagati è stato accolto da Maria Michela Di Fine. Che definisce «emblematici i riferimenti oggettivi indicati dalla pubblica accusa», cioè quel «cambiamento di rotta» di Cesarone e Boschetti.
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STELLE, STELLINE E NOIA 
Nota

Il Messaggero, questa mattina, ha confuso le stelle con le stelline, a voler essere buoni. La stella è quando tu vai a piazza Rossetti, fermi il primo che incontri, gli dici che al Film Festival viene Alain Delon e lui esclama:"Ohhhhhhhhhhhhhhhhh".
Se gli dici che viene Siani o Boni e lui ti risponde:"Chi è?", non è neanche una stellina. Serve a buttare all'aria 103 mila euro di denaro pubblico. Il resto è noia.
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