È possibile un sistema economico che consideri la famiglia il suo motore propulsivo?  
di VINCENZO BASSI

Per affrontare un tema così importante occorre fare una premessa.
Secondo la cultura liberista, le merci (beni o servizi) sono al centro dell’interesse degli uomini e quindi le regole economiche non possono che essere regole relative alla produzione ed al consumo delle merci. Gli stessi liberisti ci hanno poi insegnato che queste regole sono immutabili ed indipendenti dalla persona umana (la c.d. teoria della mano invisibile).
Tuttavia proprio l’esperienza umanista italiana ci dimostra che un sistema economico è efficiente anche se è costruito attorno alla persona ed alla sua capacità relazionale.
A questo punto cosa si può fare?
Innanzitutto bisogna cominciare ponendo al centro delle politiche economiche e sociali la persona umana e quindi la famiglia come società naturalmente predisposta al sevizio della persona umana.
Ne consegue che la famiglia deve essere considerata un soggetto non solo sociale ma pure economico avendo caratteristiche simili a qualsiasi impresa (in particolare alle imprese civili, secondo l’accezione dei Professori Zamagni e Bruni). Ciò in quanto la famiglia non solo consuma ma soprattutto investe naturalmente in beni relazionali, ovvero in rapporti che abituano le persone ad entrare in contatto con altri, in un atteggiamento non di conflitto ma di servizio (fraterno). Tanto migliori (e più fraterni) sono i rapporti generati nella famiglia, quanto migliori sono gli effetti benefici sulla società civile. Infatti la buona riuscita degli investimenti familiari in termini di migliore educazione, istruzione, formazione, assistenza genera nei confronti dei soggetti direttamente beneficiari, ottimismo e fiducia che, a loro volta, liberano risorse positive a vantaggio di tutta la società civile. In altre parole, le relazioni che nascono nella famiglia, confluiscono nella società civile contribuendo alla sua crescita anche economica. Infatti se è vero che solo sostenendo le famiglie non si crea sviluppo economico, è anche vero che non vi può essere sviluppo economico senza assegnare alla famiglia un ruolo centrale.
È per questo che i prestiti alle famiglie non devono essere intesi come prestiti al consumo ma come microcredito concesso a favore delle imprese sociali o alle microimprese. Inoltre sarebbe opportuno strutturare il sistema economico secondo una logica di sussidiarietà, incrementando i servizi a supporto delle famiglie (p.es. , assistenza familiare a favore di malati, anziani e bambini etc)
Quale funzioni hanno la società civile e le Istituzioni in questo contesto?
La società civile deve svolgere una importante funzione di sostegno fraterno e di garanzia delle famiglie stesse in tutti quei momenti straordinari in cui la famiglia da sola non riesce a trovare le risorse per affrontare esigenze contingenti (si pensi p.es. alle associazioni familiari che prestano garanzie agli istituti di credito a favore delle famiglie, oppure organizzano borse di studio).
Le Istituzioni, dal canto loro, devono contribuire a creare questa nuova cultura della famiglia cominciando con attività legislative e amministrative che agevolino l’assunzione di responsabilità di tutti i soggetti della società civile comprese le famiglie. Occorre quindi attuare concretamente politiche a favore della sussidiarietà, abbandonando forme di assistenzialismo incapaci di guardare ai bisogni reali delle famiglie.
Tuttavia per partire con un programma che responsabilizza (economicamente e socialmente) le Istituzioni, la società civile e ciascuna singola famiglia (ivi inclusi i suoi membri), occorre prima di tutto precisare che la famiglia ha non solo il diritto ma anche il dovere di svolgere un ruolo sociale ed economico rilevante per il bene comune della società civile.
Per questo, e cioè perché accanto ai diritti vengano posti esplicitamente i doveri della famiglia, è necessario definire chiaramente la famiglia stessa, senza equivoci. In altre parole la famiglia non può essere tale solo perché si richiama a legami affettivi, ma perché i suoi componenti si prendono pubblicamente un impegno ufficiale nei confronti della società civile, un impegno da cui scaturiscono diritti e doveri.
Sulla base proprio di queste considerazioni, il legislatore deve limitarsi e far applicare la definizione oggettiva di famiglia fornita dalla costituzione che considera la famiglia solo quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna (società naturale). Tutto il resto (il riferimento è alle coppie di fatto) non è famiglia e quindi non può godere della stessa loro disciplina.

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NICOLANGELO COME CARONTE ? 
Abbiamo appreso questa mattina sui giornali, ma la notizia circolava da tempo, che Nicolangelo D'Adamo potrebbe essere il traghettatore dei Ds verso il Partito Democratico. Scriviamo "potrebbe" perchè non vorremmo che la notizia di questa mattina fosse stata confezionata ad hoc per bruciarlo.
La minoranza sinistrorsa è già in subbuglio, anche se la maggioranza, che si definisce riformista (di cosa?), ha già ingoiato molti rospi.
Lapenna gradirebbe Marisa Ulisse.
Togliere anche quest'ultima soddisfazione a Nicolangelo D'Adamo sarebbe davvero cinico. Ha l'età per non disturbare il manovratore e l'esperienza per il ruolo di Caronte. Del resto non fu proprio Lapenna, quando D'Adamo divenne fondatore di Polis, a dichiarare:"Non capisco che cosa possa dare Polis a Nicolangelo che non possa dargli io"?
Be', la risposta era ed è la seguente: la libertà! La libertà dal conosciuto, direbbe il saggio Krishnamurti, dal già noto, dal già visto.
Lui può dargli alcuni mesi per guidare un partito sciolto alla fusione fredda con la Margherita che già reclama, del nuovo (si fa per dire) soggetto politico, la presidenza vastese.
Auguri a tutti. A Nicolangelo più di tutti. Tifiamo comunque per lui, anche se lui non tifa più per noi.



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NIENTE ASSESSORATO ALLO SDI 


Ormai non si trova più un politico disposto a puntare dieci centesimi sull'assessorato allo Sdi. Ha suscitato molto scalpore, negli ambienti politici regionali, la notizia che Vasto, 38mila abitanti, possa ritrovarsi con nove assessori.
L'argomento è opinabile, ma nel momento in cui il feeling tra l'Amministrazione comunale e i cittadini vastesi è al minimo storico, complice anche una ritrovata vivacità di An (che ha raccolto tante firme contrarie all'operazione), pare che Lapenna abbia confidato ai collaboratori più stretti di aver rimesso la pratica nel cassetto.
Del resto, la visione di Del Turco è chiara: approderà, con tutti i suoi sodali, nel Partito Democratico. Se ad ottobre c'è il tanto sospirato parto, si chiedono in molti, che bisogno c'è di tenere ancora in considerazione lo Sdi?
Il povero Cerulli è ancora all'oscuro. Nell'ultimo anno gli sono state promesse tante cose a più riprese. Adesso i giochi sembrano fatti. Per gli altri...
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ERA STATA PRESENTATA LA SFIDUCIA A PEPPINO FORTE 
NOTA

Secondo indiscrezioni, la mozione di sfiducia nei confronti di Peppino Forte, presidente del consiglio comunale, era stata presentata dalla Margherita di Vasto nelle mani del Sindaco Luciano Lapenna, il quale ha prontamente minacciato il ritorno alle urne.
Ovviamente, una pistoletta scarica, ma sufficiente per far desistere la Margherita, almeno per il momento.
L'esponente vastese del partito guidato da Giuseppe D'Aurizio, a microfono spento (come diciamo in gergo), ci ha fatto capire che sono troppo importanti i legami di alcuni esponenti di rilievo con San Salvo. Legami che hanno sconsigliato di tirare troppo la corda.
Non c'è solo la politica, purtroppo.
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PIU' FAMIGLIA, CIOE' PIU' LIBERTA' 
di GIANTEO BORDERO

In famiglia si nasce, in famiglia si ritorna e si vive, in famiglia si genera. La famiglia è il luogo della memoria e delle radici, di una storia che ci ha preceduto e che ci raggiunge, storia di legami, di fatiche, di valori e tradizioni. La famiglia è il luogo della maturità post-adolescenza, lo spazio dell'essere uomini a tutto tondo, uomini che nel qui ed ora accettano la responsabilità a cui tutte le cose grandi, come il matrimonio, rimandano. La famiglia è il luogo della generazione, il tempo in cui l'amore fruttifica e si dilata nel volto del figlio. La famiglia è, dunque, il punto in cui s'incontrano passato, presente e futuro, in cui passato, presente e futuro si connettono l'uno agli altri. Un punto che ingrandisce e diventa cerchio, diventa trama di rapporti e di legami, diventa comunità, società, civiltà.

«Non è bene che l'uomo sia solo», afferma la Bibbia. E con questo è già detto tutto: il significato della famiglia e, per scendere alle cose d'attualità, del Family Day di piazza San Giovanni a Roma. «Non è bene che l'uomo sia solo»: la solitudine non costruisce nulla. Solo la relazione, solo l'apertura al «tu», solo l'amore genera, in tutti i sensi. «Non è bene che l'uomo sia solo», eppure tutto oggi porterebbe a dire che soli si è più liberi, che senza obblighi definitivi e cogenti si vive meglio, si è più se stessi. Invece è vero soltanto che soli si è più «autonomi». Perché la libertà autentica, nel paradosso della natura umana, sta un passo oltre: sta nell'accettare qualcosa di più grande di noi... E come diventa reale, tutto questo, quando si fa esperienza dell'amore, quando lo spazio dell'«io» misteriosamente si dilata e diventa accogliente, diviene casa e custodia di una cosa più grande. La famiglia è proprio questa casa dell'«io» e del «tu» che diventano, a un tempo, una cosa sola e qualcosa di più grande, perché, come diceva Chesterton, «uno più uno non fa due, ma duemila volte uno».

«Non ridicolizzate il matrimonio», ha detto ieri il Papa Benedetto XVI dal Brasile. Perché ridicolizzare il matrimonio e la famiglia è come ridicolizzare l'uomo, la grandezza per cui è fatto, il suo desiderio di pienezza, di bontà, di amore. Perché è nel matrimonio e nella famiglia che il singolo inizia, in qualche modo, ad andare oltre sé, a vincere, ricevendo qualcosa che viene prima di lui e generando qualcuno che è proiettato nel domani, quella sfida con il tempo che sembrerebbe invece condannarlo alla sconfitta. Così diviene vera l'affermazione per cui «l'amore vince il tempo», perché è proprio dal matrimonio e dalla famiglia che prende forma una società, una storia, una civiltà.

Ed arriviamo così a comprendere le ragioni del Family Day. Ragioni laiche in cui tutti possono riconoscersi, perché non si tratta in primo luogo di difendere assunti di fede, ma di rendere chiaro come, tolta la famiglia, svanisca ogni legame saldo e fondativo tra il singolo e il corpo sociale. E' la famiglia, infatti, il «corpo intermedio» per eccellenza, il ponte tra l'io e la società. Abbattuto questo ponte, l'«io» è lasciato a se stesso e la società si trasforma in una massa informe, senza volto e senza storia, senza passato e senza futuro. Solitudine e massificazione: cancellata o resa insignificante la famiglia, i due estremi si toccano. E la libertà (di educare, di costruire e di desiderare) diviene soltanto un flatus vocis, un'apparenza senza contenuto, un circolo vizioso in cui l'«io», lasciato a se stesso e massificato, è facile preda del pensiero dominante, di chi detiene il potere culturale, mediatico, politico. Per questo dire «più famiglia» significa dire «più persona», «più civiltà», «più libertà».

Ragionpolitica 12 mag 2007
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BERLUSCONI :"RIGURGITO DI LAICISMO" 
ROMA

“Oggi qui non c’è una nuova maggioranza ma solo un maggioranza politica per la famiglia”. Tenta di smussare le polemiche Clemente Mastella, ma sa bene che l’operazione non è delle più semplici. La sinistra è molto divisa, con una parte che è schierata a favore dei Dico e un’altra che, invece, è in piazza quest’oggi a Roma, a difesa della famiglia tradizionale. Le polemiche non si placano nella maggioranza, nonostante gli sforzi volti a ostentare tranquillità. “Rutelli è un caso da studiare - tuona Boselli -. Prima ha votato i Dico, una legge del governo, e poi ha detto che sarebbe andato, se avesse potuto, al Family Day. È evidente che c’è confusione, ma anche questo lo sapevamo...”. Boselli parla da piazza Navona, dov’è in corso l’altra manifestazione, quella pro-Dico. Ma non tutta la sinistra – Ds compresi – è dalla sua parte.

Berlusconi: "Non conviene fare matrimoni di serie B" "Non sono assolutamente contrario alla tutela dei diritti delle coppie di fatto. C’è il Codice civile che si può anche migliorare". Silvio Berlusconi, prima di recarsi in piazza, precisa la sua posizione in tema di unioni civili. "Penso che non convenga fare, perché è contro la nostra tradizione e contro la nostra Costituzione, un matrimonio di serie B, che non è assolutamente necessario". "I cattolici di sinistra sono in una contraddizione insuperabile. Non si può essere allo stesso tempo cattolici - e come tali riguardosi della dottrina della Chiesa e dei suoi insegnamenti su varie questioni - e stare invece con chi è frontalmente dall’altra parte".

"Vedo che la manifestazione di oggi ha avuto un enorme successo di partecipazione, mi domando quindi come mai in cinque anni di mio governo non c’è stata mai l’esigenza di fare una manifestazione popolare a difesa della famiglia". Il Cavaliere ha poi sottolineato che il governo da lui guidato "fece una politica sociale in difesa della famiglia con tanti interventi a difesa della scuola, del lavoro, con i bonus i nuovi nati. Tutto il contrario di quello che sta facendo il governo Prodi".

Fini: "Cdl più coerente della sinistra" Gianfranco Fini ne approfitta per mettere il dito nella piaga: “Il centrodestra è molto più coerente del centrosinistra”. Nell’ Unione, infatti, “non tutti credono nella centralità della famiglia”. A chi gli chiede poi un commento sul disegno di legge sui Dico, Fini ribadisce la propria convinzione: “Non c’era bisogno di un provvedimento del governo. È stata una cambiale ideologica di Prodi nei confronti della parte della sua maggioranza che oggi manifesta a piazza Navona”.

La Moratti: “La famiglia è un valore assoluto" "Questa manifestazione dimostra che la famiglia è la prima cellula della società, quindi non è un valore cattolico ma un’idea che accomuna laici e credenti”. Lo ha detto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, appena arrivata in piazza San Giovanni. “La famiglia è la sede naturale dove si formano la coscienza, dove crescono uomini e donne e questo è un valore da difendere”. "La famiglia va al di là dei valori laici e cattolici, è un’istituzione che ha di per sé un valore, per questo motivo non condivido l'appello del premier perché non ci possono essere né guelfi né ghibellini rispetto alla famiglia".

Pera: "La maggioranza del popolo è qui" La famiglia “è un valore che è stato attaccato da un ddl che voleva creare un’altra famiglia, la gente ha capito ed ha reagito”. È questo il senso della adunata di oggi a piazza San Giovanni secondo il senatore di Forza Italia Marcello Pera. Quella in piazza Navona dove si manifestazione per il coraggio laico, ha aggiunto Pera “è una manifestazione di natura minore perché la maggioranza del popolo italiano è qui”.

Pezzotta: "Questa adesione massiccia farà piacere al Papa" "Un’adesione così massiccia farà piacere anche al Papa. Ne è convinto Savino Pezzotta, portavoce del Family day ed ex segretario della Cisl. "Vogliamo fare della famiglia una causa nazionale. Per noi, senza distinzione di fede o di orientamento politico, ciò significa far riferimento al bene comune. Parliamo di famiglia e non di famiglie", ha detto ancora Pezzotta in un passaggio del suo applauditissimo discorso. "Premiamo perchè il Parlamento non introduca, per legge e in via surrettizia, i Dico". "A tutti coloro che hanno cercato di ridurre la portata di questo disegno di legge - spiega - rispondiamo che l’aver posto il tema nei modi con cui è sottoposto, ha già determinato nell’immaginario collettivo l’idea che vi possa essere nel futuro una normativa che contempli una pluralità di modelli familiari: questo non va bene".

Una gigantesca torta nuziale in difesa della famiglia Una gigantesca torta nuziale, bianca come la panna, ha fatto il suo ingresso in piazza S. Giovanni nel corso della manifestazione per il Family day: alta due metri, a 5 piani, è opera dei giovani Udeur per l’occasione pasticceri. Per ogni piano della torta, uno slogan in difesa della famiglia: “La famiglia società naturale fondata sul matrimonio”, si legge alla base della torta; quindi a seguire “La famiglia un futuro per tutti”, “La famiglia al centro”, “Sì alla famiglia”, “Più famiglia”. Sopra l’ultimo slogan, campeggia la classica statuetta con i due sposini in abiti nuziali. Ultima avvertenza per i golosi: la torta, purtroppo è di cartone.

Pupi Avati: "Il cinema deve raccontare la gente che è qui" Il cinema dovrebbe imparare a raccontare la famiglia, facendo della gente vera il soggetto delle sue storie. È quanto esorta il regista Pupi Avati, presente a difesa della famiglia: “Il mondo del cinema troppo spesso vuole essere trasgressivo, essere demagogicamente in qualche modo contro e immaginando che la trasgressività rappresenti un modo dell’originalità, scambiando l’una per l’altra. Invece - ribadisce il regista - non è assolutamente così. E’ la gente vera che è venuta qui e che ilo cinema deve imparare a raccontare”.




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"NON RESTATE A META' DEL GUADO" 


Lettera aperta a Cicchitto e Biondi
di Gaetano Quagliariello

Caro Fabrizio, caro Alfredo,

ho letto l'articolo con il quale annunciate la scelta di non essere in piazza il 12 maggio per manifestare a favore della famiglia. Ne apprezzo molte delle argomentazioni e, ancor più, il rispetto per la propria vicenda biografica che traspare in controluce. Non ne comprendo, invece, il senso politico. Nel vostro articolo ammettete che le argomentazioni dell'appello dei promotori rispondono a criteri di assoluta laicità, al punto da trovarvi d'accordo con esse. Affermate anche che la manifestazione per "l'orgoglio laico" di Piazza Navona rappresenta, nella sua essenza, una reazione d'integralismo laicista. Vi rifiutate, però, di trarre le dovute conseguenze da queste vostre premesse.

In altri termini, vi rifiutate di prendere atto che nel mondo laico italiano è in corso uno scisma che si fa sempre più profondo. E questo è il risultato dell'evoluzione storica del nostro Paese, oltreché del mutamento che l'agenda politica ha subito nei primi anni di questo nuovo millennio. Sono trasformazioni che vengono da lontano, dalla fine degli anni Settanta. Quelle che concernono il nostro Paese hanno iniziato a manifestarsi già ai tempi della presidenza del Consiglio di Bettino Craxi, quando il nuovo testo concordatario ha affermato la fine dell'originario separatismo tra Stato e Chiesa. Poi la nascita di Forza italia - il primo grande partito della storia d'Italia dove cattolici e laici si sono ritrovati "costituzionalmente" insieme - ha accelerato quell'evoluzione. Tutto ciò ha interagito con le grandi trasformazioni del mondo provocate innanzi tutto dalla fine del comunismo. Non c'è solo lo scontro di civiltà proclamato dall'islamismo radicale che utilizza l'arma del terrorismo di massa, al quale voi fate riferimento, dal quale è necessario difendersi. C'è anche il progressivo trasferimento del più grande progetto d'ingegneria sociale che la storia dell'uomo abbia mai conosciuto in una dimensione antropologica. Ieri si pretendeva di costruire il paradiso egualitario. Oggi si vorrebbe che l'uomo possa determinare ogni momento della propria esistenza, dal concepimento fino alla morte. E, quel che è peggio, lo si vorrebbe codificare attraverso una serie interminabile di diritti che si autoalimenta. Lungo questa deriva, inevitabilmente, ad essere messa in forse è la libertà della persona che, come voi sapete, non può proprio rinunziare all'incertezza del futuro.

Queste novità epocali hanno modificato in profondità il rapporto tra Chiesa e politica, e ciò non poteva non avvenire. La circostanza che gli argomenti di più bruciante attualità politica stiano oggi investendo i capisaldi del magistero ecclesiastico ha contribuito a far saltare la "mediazione" che alla Chiesa italiana è stata a lungo assicurata dal partito unico dei cattolici. Oggi, mentre impazza il dibattito su bio-politica, eutanasia, "dico", è più facile comprendere perché ciò sarebbe accaduto, con ogni probabilità, anche se la DC non fosse morta. Ma il fatto che la Chiesa parli il proprio linguaggio dal pulpito, anziché attraverso un suo braccio secolare, non dovrebbe dispiacere ai laici come me e come voi. Certo, questa novità pone il problema della rilevanza pubblica della religione e fa diventare cruciale il seguente interrogativo: è legittimo o meno che essa intervenga in questa sfera? Voi, mi sembra di comprendere da quanto scrivete, laicamente non ne dubitate.

A escludere l'eventualità, invece, sono i laici d'un temp che vorrebbero una nuova edizione della Chiesa del silenzio, trait d'union tra comunismo e secolarismo. Di fronte alla portata del loro attacco, sia sul piano culturale che su quello politico, non si può rimanere equidistanti. Quando la Chiesa ha ragione, bisogna correre il rischio di stare con la Chiesa in nome della libertà e della laicità. Ciò non significa altro che riconoscerne il diritto all'influenza sociale e, in cambio, riceverne la garanzia che la Chiesa non faccia politica in senso proprio, né direttamente né per interposto partito o schieramento.

Nessuno si è mai autodefinito "laico devoto" se non per il gusto tutto laico di sfidare la provocazione dell'avversario. E anche per questo, nessuno chiede abiure e tanto meno cambiali in bianco. Non è in discussione il passato e le libertà che sono state conquistate nei decenni dal Sessanta al Novanta. La mia apprensione è per il futuro e per il rischio inedito che sotto una patina di progressismo si nasconda una nuova versione della "presunzione fatale". Anche per questo non bisogna aver paura di accettare la sfida che ci proviene da nuovi, ma in realtà già superati, anticlericali e contribuire a rinnovare l'idea di laicità alla luce delle novità epocali che la storia del mondo ci sta proponendo. Io non ho paura di risultare oggi irriconoscibile, perché i contorni di una nuova laicità si fanno ogni giorno che passa più chiari.

Le ragioni che anche voi condividete saranno rappresentate il 12 maggio in piazza San Giovanni da un piccolo manipolo di laici. Avremo così messo un altro seme e, quel giorno, non esisterà solo Piazza Navona a rappresentare le ragioni della nostra tradizione culturale. Restare a metà del guado serve solo a salvarsi la coscienza: quanto di più clericale si possa concepire. So bene che non è né il vostro abito (così come non lo è di tanti che indossano quello talare) e tanto meno la vostra abitudine. Per questo vi aspetto. Laicamente vostro, Gaetano Quagliariello

l'occidentale 12 mag 2007


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OLTRE UN MILIONE A SAN GIOVANNI 
di CRISTIANA VIVENZIO

Sono ben oltre il milione le persone che oggi hanno affollato piazza San Giovanni per il Family Day. Cattolico più, laico meno, la cifra dovrebbe tornare. I giornalisti in sala stampa fanno un rapido calcolo: la piazza gremita, la gente che arrivava fino a Santa Croce in Gerusalemme, se poi il paragone lo si fa col primo maggio, quando i partecipanti erano trecento (mila), allora ci siamo. Qualcuno racconta che all’ora di pranzo la piazza si attraversava in non meno di mezzora. A quell'ora un giro a San Giovanni già non si poteva più fare, con la gente che continuava ancora a confluire, da via Merulana, da via Carlo Felice, da via Appia.

L’antropologia della piazza lascia senza parole. La maggioranza non supera il metro e mezzo di statura (trampolieri a parte) e i dieci anni di età. E sono più quelli che fanno sonnellini sui passeggini sotto il sole di quelli che di solito, in questa stessa piazza, si fumano le canne al concerto del primo maggio. Panini e sedioline al seguito, ognuno fa passare il tempo e si arrangia come può. I canti, i balli, i racconti e le preghiere. I più organizzati sono, come al solito, quelli di Comunione e Liberazione, il kit del perfetto manifestante se lo sono portato da casa e fanno scuola al resto dei convenuti.

Se non fosse una manifestazione laica, così l’hanno pensata i promotori, si potrebbe quasi pensare ad un raduno dei Papa Boys. Nessun coro da stadio, però. A parte un cartello che inneggia al “Forza Palermo”, non ci sono slogan, né simboli politici o bandiere di partito. Solo poche magliette con la faccia di Prodi e su una scritta: “Quest’uomo ammazza le famiglie”. Oltre ad uno striscione della Regione Lombardia nell’area riservata alle associazioni cattoliche. Ma non c’è da stupirsi, il presidente Formigoni si sa da che parte sta.

A uno sguardo attento colpisce l’umanità di questa piazza. Una piazza popolare ma non proletaria. Trasversale ma nient’affatto indistinta. Ognuno porta con sé una identità fortissima. Vuoi per l'appartenenza all'associazionismo cattolico, vuoi per la convinzione di quell'atto di presenza, o forse anche solo perché ognuno sa bene chi rappresenta in questo consesso. Tutti coloro che sono convenuti a Piazza San Giovanni oggi sono qui per dimostrare che esistono e come la pensano. Sono qui, da padri, da madri, da nonni e nipoti. Hanno attraversato l'Italia e sopportano la canicola di un lungo pomeriggio romano per ribadire che difendere la famiglia significa difendere loro, i loro figli e il futuro di entrambi. A nessuno importa davvero a che ora arriverà Berlusconi, o se la piazza dell’orgoglio laico sta ottenendo un qualche successo. Questa è una piazza a cui non va di essere strumentalizzata. Chi oggi è qui lo fa solo per dare la sua personale testimonianza, per dimostrare che la famiglia è vitalità. Certo non manca un che di appassionata militanza, c’è anche chi, sotto il caldo sole di maggio, raccoglie sottoscrizioni al “Manifesto Più famiglia”, tanto per dimostrare che non è che il primo passo; chi consegna volantini di “propaganda” religiosa, e chi tenta di fare proselitismo anche solo giornalistico.

Gli unici fuori luogo sono i politici e quelli del parterre autorità. Look da cerimonia, per i più seri, abbigliamento casual per gli “alternativi”, c’è chi ha sfoggiato la mise migliore per l’occasione e chi ha fatto tardi per andare dal barbiere. Qualcuno finge di sbagliare strada, per fare capolino nell’area riservata ai giornalisti e lasciarsi strappare un dichiarazione non richiesta. Qualcun altro si fa vedere fin dalle undici del mattino ad annusare qua e là, e ancora c’è chi non fa passare inosservata la sua partecipazione facendosi fotografare di fronte ad una torta nuziale formato gigante. E poi strette di mano fuori luogo, abilità ginniche non richieste e bagni di folla da manuale. Il vero teatrino si scorge in “platea”.

Cala il sipario su piazza San Giovanni. Gli addetti alle pulizie sono già all’opera per riportare la città alla normalità. Il bilancio ovviamente si chiude in positivo, e oltre ogni più rosea previsione. Con centinaia di migliaia di persone in piazza il “bollettino dei feriti” si può sopportare: 150 soccorsi, 20 ricoveri, una varicella conclamata e due “dispersi”. Roba da famiglie, per l’appunto. Il sole è calato e si torna tutti a casa. Resta solo una vecchia a piazza San Giovanni, a rovistare tra i resti del pranzo che gli organizzatori hanno servito ai volontari. Ma questa è un’altra storia.

l'occidentale 12 mag 2007
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LA SINISTRA DI VAURO 
di DAVIDE D'ALESSANDRO

Intanto ringrazio Davide Bertotti che ha retto egregiamente il sito in mia assenza. Quasi quasi glielo affido totalmente.
Care amiche e cari amici,
Roma è andata oltre ogni previsione. Quella piazza risuonerà per anni nella mente e nel cuore di tutti noi, cattolici, laici, democratici e liberali.
Dispiace non possa risuonare nella mente di chi continua a far riferimento alle "mascalzonate" di Vauro, di quella sinistra che non ha più niente da dire e da dare al Paese.
A piazza San Giovanni c'era il Family day e anche il CORAGGIO LAICO. A piazza Navona soltanto un po' di coraggio laico.
Siamo costretti persino ad esprimere solidarietà ad Emma Bonino che si è sentita sola, avendo stigmatizzato l'assenza dei Ds.
Ma i Ds, cara Emma, sono sempre assenti quando non sanno dove mettere il piede. Pensando alla strumentalizzazione, hanno ritenuto di perderci sia di qua che di là.
Una sinistra che non ha il coraggio delle proprie idee (quali idee?), sempre ambigua, sempre piena di doppiezza. Ha perso anche oggi. Una grande delusione. L'ennesima delusione.
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POLIS QUOTIDIANO 


POLIS quotidiano è sull'home page del nostro sito. Buona lettura!
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POLIS DOMANI IN EDIZIONE STRAORDINARIA 
Davide D'Alessandro, già sulla strada del ritorno da Roma, mi ha appena comunicato quanto segue:

"Per una giornata straordinaria sarà approntata un'edizione straordinaria di Polis Quotidiano in ditribuzione già domattina nelle edicole e nei bar di Vasto. In serata la stessa edizione sarà presente regolarmente sulla Homepage del sito".

Adempiuto il compito affidatomi, saluto nuovamente con grande affetto tutti gli amici e i lettori di www.lapolis.it

Davide Bertotti


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QUANDO SI SUPERA IL MILIONE... 
FAMILY DAY: L'ANNUNCIO PIU' ATTESO A S. GIOVANNI, OLTRE 1 MLN

Roma, 12 mag. (Adnkronos) - "Oltre un milione di persone, in piazza S. Giovanni". Era l'annuncio piu' atteso dal popolo del 'Family day' ed e' arrivato da parte degli organizzatori interrompendo il concerto di Podia. Le cifre relative alla presenza in piazza S. Giovanni erano cominciate a lievitare fin dalla tarda mattinata. Intorno all'una, quando ancora mancavano un paio di ore all'inizio dell'evento, erano gia' state superate le 100mila persone; dopo le due del pomeriggio, erano gia' aumentate a 250mila e circa mezzo milione affollava piazza S. Giovanni al momento dell'inizio ufficiale del 'Family day' fissato alle ore 15.


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