CONVEGNO DI POLIS: L'OPINIONE DI UN CITTADINO 
tratto da NOIVASTESI



Caro Direttore,
Sabato pomeriggio alle 16.30 ho deciso di andare all'Auditorium della Biblioteca Comunale dove era previsto l'atteso evento politico organizzato da Polis .Volevo sentire con estrema attenzione tutto quello che sarebbe stato detto.Poi e' bello confrontare quello che si legge sui vari blog cittadini e notare le variegate sfaccettature e commenti pro e contro.C'e' piu' di uno che scrive per sentito dire oppure che va di persona a sentire.L'incontro e' stato per me molto bello e spero che a breve si replichi per far crescere l'attenzione dei Vastesi e far conoscere obbiettivi e programmi della futura formazione politica . Ho visto molti conoscenti e penso che sicuramente le persone che sono intervenute hanno riempito in ogni ordine di posto e molti erano in piedi.
Dopo un po' di attesa ecco che si parte con l'introduzione della moderatrice Sabatini e poi l'intervento di Davide D'Alessandro .L'intervento e' stato molto dettagliato e spero che in futuro l'entusiasmo che lo anima dia la spinta propulsiva a chi vuole far ripartire la nostra amata citta'.Ho letto spesso e volentieri le riflessioni di Polis in questi anni e adesso e' arrivata la stagione in cui si deve mettere in pratica le idee e le proposte fatte.Poi sono intervenuti :Prospero,Del Prete e Tagliente e tutti e tre hanno fatto capire di essere leader con i titoli per poter dare a Vasto una amministrazione degna di questo nome.Sicuramente e' una fase di rodaggio e ogni inizio non e' esente da incomprensioni e chiarimenti.Ho notato che sia Del Prete sia Prospero e Tagliente hanno una grande personalita' e che l'incontro e' stato genuino e pieno di spunti di riflessione .La sensazione e' che se hanno raggiunto le mete piu' difficili non e' stato per caso (come per altri) ma per un solo motivo e cioe' il merito ed e' poi indubbio che hanno carisma .Avere esperienza amministrativa e' un valore aggiunto utilissimo per far ripartire Vasto perche' conoscono la "macchina" comunale alla perfezione...a Vasto puo' fare solo bene.Poi e' bello vedere insieme chi ho votato nel 1989 (Prospero) ,nel 1994-1995 (Tagliente) e ora c'e' come candidato Sindaco Nicola Del Prete e' quindi per me un ottimo auspicio.Con Loro Vasto e' riuscita ad avere un buon incremento della sua economia e un buon incremento delle infrastrutture con in ultimo l'apertura dell'Universita'.Ora sembra una cosa irrangiungibile,ma dire che Vasto e' stata veramente una Citta' Universitaria non e' stata un'utopia.Sono sicuro che sara' tra le Loro priorita' insieme a tante altre problematiche che oggi attanagliano la nostra amata Citta'.Nicola Del Prete si e' conquistato sul campo i Gradi e puo' ambire ad avere un ruolo molto importante per in futuro della nostra Citta'.Durante l'incontro ci sono stati dei momenti "distensivi " con un paio di interventi fuori programma...Il concetto e' che c'e' una squadra che ha in concreto i migliori attaccanti quindi ha tutte le carte in regola per poter vincere alle prossime elezioni amministrative del 2011.Bisogna creare una squadra che in ogni singolo reparto deve avere le persone giuste e che non deve lasciare nulla al caso.La squadra avversaria e' temibile...piu' di quello che sembra.Caro Direttore Sabato 06 Febbraio 2010 e' partita una campagna elettorale lunga e faticosa,ma che ha come traguardo l'Amministrazione di una Citta' che desidera ritornare ad essere una tra le piu' dinamiche dell'Abruzzo. I Vastesi non vi deluderanno.Cordiali

Saluti da Davide Delle Donne
  |  permalink  |  riferimento
SE UMBERTO VERONESI CANCELLA LA RELIGIONE - Riflessione sui pericoli di un’altra fede: quella nella scienza 
di DAVIDE D'ALESSANDRO



Anche lo scienziato Umberto Veronesi, una delle tante icone del tempo presente, ci fa sapere che “la religione impedisce di ragionare, mentre la scienza vive nella ricerca della verità”. E che “scienza e fede non possono andare insieme, perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e i dogmi che vanno accettati o, meglio, subìti”.
Se queste parole non le avesse pronunciate Veronesi, nel salotto di Sky, avremmo parlato di banalità. Poiché le ha dette lui, non dobbiamo limitarci a parlare di banalità ma, di più, di confusione, perché lo scienziato mostra di confondere o di associare pericolosamente la religione, il senso religioso, il cammino interiore di ciascuno di noi, il bisogno di ascendere, con misteri e dogmi. Per Veronesi la religione è “per definizione integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare”.
Veronesi non s’accorge di avere anch’egli una fede. Non nella religione, ma nella scienza. Che è diventata, negli ultimi decenni, guidata dalla tecnica, sempre meno misteriosa e sempre più dogmatica, sempre più lontana dalla ricerca della verità, sempre più opprimente, con la sua sola verità. C’è un capovolgimento nel modo d’intendere e frequentare il mondo. Si vuole mettere a tacere la ricerca interiore, il senso religioso, ancor prima della speranza in qualcuno che salvi, se salva, perché abbiamo sostituito da tempo la “credenza”, la “leggenda” del Salvatore, con altre leggende e con altri Salvatori. Uno di questi è Veronesi. Ma da cosa salva Veronesi? Salva Veronesi?
Non è necessario che Veronesi, impegnato com’è tra scienza e politica, si lasci andare anche sulla religione. Religione è parola delicata, dalle infinite sfumature. Vorremmo che dagli uomini di scienza, dall’onnipotenza della scienza, ci fosse maggior rispetto e motivo d’incontro non con la Chiesa, d’Oriente e d’Occidente, ma con il segreto intimo di ogni uomo. Quando Veronesi afferma: “Mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico”, offende quella determinata popolazione, della quale lui crede di essersi convinto, crede di sapere e non sa. Come non sa lo scienziato. Prima di scoprire.


  |  permalink  |  riferimento
VASTO, QUALE FUTURO? 

  |  permalink  |  riferimento
... 

  |  permalink  |  riferimento
SE I FORNI DIVENTANO TRE 
di DAVIDE D'ALESSANDRO

Al fornaio andiamo a comprare il pane, alimento fondamentale della nostra sana cucina italiana. Ma da quando Giulio Andreotti teorizzò la strategia dei “due forni”, la politica ha occupato, non solo metaforicamente, ogni spazio della nostra vita quotidiana. Sono mesi che a Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, viene rimproverato di voler comprare il pane al negozio del Pdl e a quello del Pd, senza porsi il problema della fedeltà. Dopo la vittoria di Vendola in Puglia, Casini ha sparigliato e dichiarato: “Appoggiamo la candidatura della Poli Bortone. Adesso i forni sono tre”. Dunque, anche Andreotti dovrà riformulare la sua teoria. Perché da tempo, in realtà, i due forni sembra non bastino più. La tentazione bipolare o, persino, bipartitica ha mostrato di avere il fiato corto. Pdl e Pd, azionisti di riferimento di un nuovo tentativo di assetto delle nostre Istituzioni, hanno esposto il fianco, senza mai trovare la forza di governarle, alle richieste sempre più pressanti di Lega e Idv. Berlusconi e Bersani faticano, spesso inseguono, talvolta subiscono. L’Udc, di contro, lavora a una scomposizione dell’attuale quadro, alquanto frammentato. Ritiene che milioni di elettori attendano da anni, per superare l’impasse della sinistra e alcune forzature del berlusconismo, un partito moderato, di centro, ma finalmente forte, in grado di contare, di decidere, di tornare a guidare il paese. Sperando che il monarca saluti presto. Ma saluterà? Da Israele lo danno in grandissima forma…

  |  permalink  |  riferimento
IL MAGO TAGLIENTE 
Riceviamo e pubblichiamo

Con un colpo di bacchetta magica, Monsieur Tagliente, ha scongiurato il pericolo cava (ribadisco che il termine è inappropriato), a Punta D'Erce. In realtà, lo si deve ai suoi buoni uffici in Regione. Va dato atto al politico di aver saputo cavalcare l'onda, come un perfetto surfista, scippando la tavola dalle mani della sinistra e, di aver chiuso una questione che rischiava di trascinare la città, per mesi, in discussioni fatue ed inutili. Oltrechè dannose. Concordo pienamente con Francescopaolo D'Adamo, quando afferma che quest'argomento, cava si-cava no, viene usata come una clava contro gli avversari politici e serve a nascondere i problemi reali, irrisolti, della città. Peccato che la clava si sia trasformata in Boomerang. Tanto per rimanere in tema di Australia.
Adesso, inizierà la corsa alla primogenitura da parte dei partiti del Centrosinistra. In realtà, Tagliente ha dimostrato che lui da solo può risolvere quello che migliaia di cittadini, chiamati alla pugna, non riescono a fare. E' un brutto colpo per la sinistra e per i suoi uomini. Nessuno di loro potrà accampare meriti, visto che sono ancora intenti a preparare carte bollate e fantasmagorici ricorsi al TAR, quando il problema è gia stato risolto. Dal Mago. Non è una questione di bacchetta magica, ma di strategia politica superata. Superata, come questo Centrosinistra che sta mortificando la città.

Antonino Spinnato
  |  permalink  |  riferimento
LO STRUZZO, O DELLA POLITICA (prima parte) 
Riceviamo e pubblichiamo

di Francescopaolo D'Adamo

In questi giorni si dovrebbe parlare di canguri, visti gli echi provenienti da Perth. A furia di parlare e sentir parlare di sabbia e cave di sabbia invece, mi viene in mente … lo struzzo.

Questo uccello, nell’immaginario collettivo viene indicato come quell’animale che per sottrarsi alla vista o per non vedere, nasconde la testa nella sabbia. Da qui l’associazione con la politica.

Vuoi vedere che la “crociata” (come la definisce Tagliente) contro il progetto di aspirazione di sabbia dal fondo del mare antistante Vasto, serve a nascondere qualcosa o a nascondersi da qualcosa? Tutto questo bailamme intorno all’argomento ci sta distraendo dalla soluzione del problema del piano spiaggia e delle recinzioni. Se ne riparlerà in prossimità dell’estate quando sarà tardi per trovare soluzioni e si rinvierà ancora il problema. Ci distrae dal trovare soluzioni contro l’impianto delle antenne e dai problemi urbanistici. Distoglie l’attenzione dall’ex Panoramic e dal complesso immobiliare Rossetti (Ledda). La sabbia copre l’interesse per la programmazione della stagione estiva che sarà organizzata, in maniera raffazzonata, all’ultimo momento. Parlando della cava di sabbia, non si parlerà dell’ospedale, di varianti della statale 16 e di altre grandi opere. Acclarato che io sono contro tutte quelle operazioni umane che non danno benefici certi, rilevo che nessuno ha dato spiegazioni scientifiche sul problema che “eventualmente” sarebbe causato da questo intervento (Il sottoscritto ha propagandato il “quesito del bentonico” ma solo qualcuno ha “timidamente” sottolineato il problema, parlando di “novellame”), a differenza di quanto scritto e detto sul centro oli, sull’estrazione petrolifera e sulle pale eoliche, altri problemi passati in secondo piano che invece meritano estrema e continua sorveglianza. E cosa dire poi della stazione ferroviaria, tutto finito? La raccolta differenziata dei rifiuti è passata di moda? Nessuno si guarda in giro e guarda che fine sta facendo il nostro patrimonio storico culturale? Torri ed antichi palazzi transennati e puntellati, complessi edilizi costruiti in adiacenza con antichi monumenti. Mi fermo, c’è anche troppa roba.

Troppo facile sfruttare l’onda emotiva, il campanilismo. Dove sono le proposte? No alla cava, no all’ampliamento del porto, no alle antenne, no al petrolio, no all’eolico, no al taglio di due pini, no alle multe, no al trabocco di Punta d’Erce no al … come la bambolina che fa no, no, no.

La politica vastese (di tutti i colori) dimostra ogni giorno i suoi limiti. Lamentarsi e piagnucolare, addirittura attribuire un problema a uomini politici che per ritorsione verso la città fanno scempio della nostra natura . Siamo arrivati anche a questo. Veramente siamo così piccoli?

Ed ora, a mio modo di vedere, come uno struzzo, nasconde la testa nella … sabbia.



Fine prima parte.
  |  permalink  |  riferimento
CAVA DI SABBIA - PER DEL PRETE E D'ALESSANDRO VASTO E' SENZA AMMINISTRAZIONE 
Comunicato

Il tema della cava di sabbia è emblematico di una pericolosa assenza di politica e di amministrazione della politica nella nostra città. A pochi giorni dall’intervento di scavo, previsto per il 10 febbraio (come se non bastasse, periodo di “novellame” e pesca della seppia), Lapenna e Forte, andando oltre i doverosi impegni istituzionali della prima settimana, continuano a godersela al sole d’Australia, mentre Vasto è presa d’assalto con azioni che non hanno la condivisione né dei cittadini, né di chi li rappresenta, anche se chi dovrebbe rappresentarli è assente. Tutte le azioni di programmazione e di progettazione che ricadono sulla nostra città, sul nostro territorio, dovrebbero essere assolutamente condivise con un “tavolo” locale. Non è stato fatto e, peggio, se è stato fatto, nulla è stato riferito. Noi non entriamo nei meriti tecnici dell’intervento (pur sapendo che la sabbia di riporto non risolverà il problema di Casalbordino, trattandosi del classico “pannicello caldo”), ma
ci fanno sorridere i proclami di rifondaroli e pseudo-ambientalisti che dividono con Lapenna e compagni non solo l’Amministrazione di Vasto, ma anche la responsabilità di un’assenza. Assenza di politica, di visione politica, di decisione politica. Quando si urla o si fa finta di battere i pugni sul tavolo, i buoi sono già scappati. Vasto è senza Amministrazione, oltre ad essere da tempo la periferia della periferia politica d’Abruzzo. Viene quotidianamente espugnata, perché non ha voce. La cava di sabbia è soltanto l’ennesimo affronto. Speriamo sia l’ultimo, a poco più di un anno dal voto. Poi, dopo averla liberata dall’inadeguatezza di Lapenna e compagni, occorrerà ridare velocemente alla città certezza di governo e solidità amministrativa. Vasto deve tornare ad essere Vasto.

Nicola Del Prete, ex vicesindaco
Davide D’Alessandro, direttore di Polis

  |  permalink  |  riferimento
LAVORO E MORTE 
di DAVIDE D'ALESSANDRO



Non vi mette i brividi addosso la notizia di Sergio Marra, l’operaio caduto in depressione, dopo il fallimento dell’azienda per cui lavorava, che si è suicidato a 36 anni? Non si è lanciato dal piano più alto dei nostri palazzi di carta perennemente in costruzione, ma si è rovesciato addosso una latta di benzina, per poi darsi fuoco. Non era sposato, non aveva figli, ma poco cambia. È morto un uomo, se questo è ancora un uomo, con un gesto estremo, definitivo. L’uomo eternamente appeso alla corda del lavoro, che oggi c’è, domani no, dopodomani chissà. Il lavoro nell’era della globalizzazione, tra precarietà e flessibilità, salutato il mondo solido delle certezze, del posto fisso e garantito, per approdare nel mondo liquido di Bauman, dove tutto è in movimento, dove tutto scorre sul filo tenue di ciò che muore prima che viva. Fiat, Alcoa e tante altre storie. Le stesse storie. Di angoscia, di trepidazione, di disperazione. Di morte. Ha provato anche il Papa a dire parole di vita eterna, a spronare i governi e le imprese perché il lavoro venga sostenuto, difeso, rilanciato. Ma sembra che le parole cadano nel vuoto. Di un’impossibilità. Di un destino segnato. Ineluttabile. Finito. Come finito è l’uomo, che ha smarrito le ragioni dell’esistenza, il sogno d’amore chiamato a vivere. Amore e morte, dicevamo una volta. Si poteva morire, per amore. Se avevi perduto il tuo amore. Oggi lavoro e morte. Si può morire, per lavoro. Se hai perduto il tuo lavoro. Caduto preda del denaro e del consumo, prigioniero di una macchina infernale e perversa che alimenta se stessa, lasciando briciole a chi la muove, l’uomo è solo. Abbandonato a se stesso, a fare i conti con ciò che ha eretto. Ad affidare speranze ad altri uomini, che governano paure, non più posti di lavoro. Tutto implode. Quant’è amara la vita vissuta così, finita così!

  |  permalink  |  riferimento
"UNA SERIA RIFLESSIONE SUL FUTURO DELLA CITTA'": L'INCONTRO DI POLIS CON D'ALESSANDRO, PROSPERO, TAGLIENTE E DEL PRETE  
Tratto da HISTONIUM.NET



"Avviare, a un anno dal voto, una seria riflessione sul futuro della nostra città. Una città piegata dall’Amministrazione Lapenna, divenuta periferia della periferia politica d’Abruzzo, una città che non riesce a vedere la fine della parabola discendente iniziata alcuni anni fa". Così Davide D'Alessandro, giornalista e coordinatore del laboratorio politico-culturale "Polis", presenta l'appuntamento di sabato 6 febbraio all'Agenzia per la Promozione Culturale, alle ore 16.30.

Prenderanno parte all'incontro, oltre allo stesso D'Alessandro, gli ex sindaci della città ed attuali consiglieri regionali Antonio Prospero e Giuseppe Tagliente e l'ex vice sindaco Nicola Del Prete. Nel mirino l'amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Luciano Lapenna. "Lapenna non deve essere cambiato ma sconfitto dal voto dei vastesi, che lo hanno appiedato già alle ultime Provinciali, mostrandolo povero, senza consenso, perché inadeguato a svolgere il ruolo di primo cittadino". E, aggiunge D'Alessandro, "occorre impostare il futuro su basi solide e con persone che abbiano grandi motivazioni. Polis chiama a intervenire due ex sindaci e un ex vice sindaco, cacciato da Lapenna pochi mesi fa. Con loro vorrei dire alla città che la stessa non è morta, ma vive e opera sperando in tempi migliori. A Vasto è morta l’Amministrazione, è morto il senso politico della responsabilità e della decisione, è morta la certezza del governo, del fare le cose. Dal 6 febbraio parte un nuovo giorno e un nuovo progetto per Vasto. Con chi? Con chi ha esperienza, idee, con chi è aperto al nuovo che avanza, alle tante risorse presenti in città e mai sollecitate e utilizzate. Lapenna è già alle nostre spalle. Il futuro guarda altrove. A riproiettare Vasto dove merita. In alto, molto in alto".
  |  permalink  |  riferimento
Gli effetti profondi della diseguaglianza 
di Domenico Di Pietro

Gli studi e l’esperienza quotidiana di dicono come le persone sono fortemente influenzate dalle disparità economiche e dalla posizione che inevitabilmente occupano nella società in cui vivono.
E’importante chiederci come sia possibile tutto questo? Direi proprio di sì. Per fare ciò è necessario indagare la relazione tra la sperequazione dei redditi e le numerose anomalie che affliggono la nostra società., tra cui i problemi sanitari e sociali.
Le disparità economiche non sono che un aspetto della più ampia struttura della società,quindi per spiegare gli effetti di tali disparità bisogna esaminare l’influenza della struttura sociale sulle persone che ne fanno parte.
E’evidente che sono proprio le persone e non le società a soffrire di problemi di salute, a tenere comportamenti violenti e a diventare genitori in giovanissima età. Nonostante la distribuzione di reddito non sia un attributo del singolo individuo, ciascuna persona ha un reddito,uno status o una posizione di classe che si misurano in relazione a tutti gli altri membri della società.
E’necessario allora esaminare, come la sensibilità individuale alla più ampia struttura sociale, spieghi gli effetti profondi che le disparità economiche possono esercitare su ognuno di noi.
Per capire al meglio i motivi per cui siamo vulnerabili alla disuguaglianza è fondamentale analizzare alcune caratteristiche psicologiche comuni a tutti gli individui. Non crediamo sia il caso di suggerire che i problemi sociali siano ascrivibili alla psicologia del singolo, né che si debba intervenire sulla sensibilità individuale invece che sul grado di sperequazione dei redditi. La soluzione ai problemi che vengono causati dalla disuguaglianza non può essere una psicoterapia di massa che renda tutti meno vulnerabili. Il metodo migliore di contrastare i danni provocati un alto grado di disuguaglianza è quella di attenuare le disparità economiche.
Richard Wilkinson e Kate Pickett dall’alto dei loro studi economici ed antropologici, affermano che:” Il quadro che viene presentato non implica che si debbano diluire ansiolitici nella rete idrica né che ci dobbiamo stendere tutti sul lettino dell’analista;il dato rilevante che emerge dalla loro analisi è che riducendo la disuguaglianza è possibile accrescere il benessere e la qualità della vita di tutti noi”:
Il senso di deterioramento del benessere sociale e della qualità delle relazioni sociali non è né inevitabile né inarrestabile, semmai è reversibile. Dobbiamo renderci tutti conto che comprendendo seriamente gli effetti della disuguaglianza, disporremo all’improvviso di una leva politica su cui agire per migliorare la qualità della vita di intere società. E’un esercizio non banale che necessità di uno sforzo: sfruttati e sfruttatori illuminati per primi. E’ chiaro che resterà una parte di società che per motivi di rendita di posizione o di opportunismo non sarà per nulla interessata a questa analisi. Bisogna metterlo in conto. Ma questo non potrà ovviamente fermare il processo di riforme necessarie.
I potenti meccanismi che rendono gli individui sensibili alle disparità economiche non possono essere ricondotti unicamente alla struttura sociale o, in alternativa, alla psicologia individuale, poiché la prima e la seconda sono collegate tra loro come chiave e serratura. Se in passato gli effetti della disuguaglianza non erano adeguatamente compresi è perché non si era analizzata a fondo la relazione tra psicologia individuale struttura sociale.
Solo se vogliamo tornare alla richiesta di “libertà,uguaglianza e fratellanza” della Rivoluzione Francese si può dimostrare che alcuni argomenti hanno origini antiche. I rivoluzionari richiamavano con forza l’attenzione sulle dimensione delle relazioni sociali più rilevanti per la creazione di una società migliore e l’innalzamento della vera qualità della vita. Libertà voleva dire non essere schiavi o sottomessi alla nobiltà feudale e all’aristrocrazia terriera: era libertà dalle catena dell’inferiorità. Allo stesso modo fratellanza riflette il desiderio di una maggiore mutualità e reciprocità delle relazioni sociali. Che libertà ed eguaglianza siano fondamentali per il benessere della persona umana è stato dimostrato da ricerche che illustrano gli effetti salutari dell’amicizia e della partecipazione alla vita della comunità. L’uguaglianza, in questo contesto, è la premessa fondamentale per arrivare anche alle altre due condizioni. Una disuguaglianza forte ed esasperata dà vita a tutti i problemi associati alle disparità sociali e ai pregiudizi di classe che a queste si accompagnano, indebolendo la vita della comunità, erodendo la fiducia e favorendo la violenza. Allora volendo stare alle carte, basterebbe leggere l’articolo 3 della nostra Costituzione per capire che è necessario tornare ai principi fondamentali.






  |  permalink  |  riferimento
L’Italia della crisi tra evasori incalliti e classi dirigenti antiche 
di Domenico Di Pietro

Il 2010 viene dipinto da molti come un anno migliore del 2009 che è appena finito. Certo sarà però difficile recuperare nei prossimi anni i 6 punti di PIL che sono stati persi. Sarà inoltre difficile aumentare l’occupazione. Sono infatti oltre due milioni le persone i cerca di occupazione in Italia. Tra i giovani con meno di 25 anni il tasso di disoccupazione è arrivato al 25%. La crisi ha colpito duro anche le categorie manageriali. Si valuta,infatti,che sono stati circa 12.000 i manager usciti dalle aziende.
Tutto questo in un paese che vede irrisolta la scandalosa questione fiscale. In Italia, i lavoratori dipendenti sono soggetti di tassazione alla fonte, mentre vengono “dimenticati” e “non considerati” tanti,troppi altri soggetti specie nel campo del lavoro autonomo o nell’attività d’impresa.
Il tema relativo alla riforma fiscale, pur essendo da molto tempo al centro del critico rapporto tra stato e cittadino, è una questione assai poco proficuamente discussa.
Si vorrebbero proposte serie sulla necessaria riforma del sistema tributario, mentre il gioco politico e parlamentare si riduce alla sterile divisione tra chi chiede di ridurre subito le tasse e chi vorrebbe prima tagliare la spesa dello stato.
La spesa pubblica e gli sprechi che la caratterizzano vanno sicuramente razionalizzati e qualificati. Si deve puntare in una prospettiva virtuosa a spendere meno per le pensioni e di più per: istruzione,sanità e infrastrutture. E’chiaro che un riassetto della spesa pubblica richiede che venga ridisegnato il ns sistema di welfare. Oltre a questo è chiaro che il vero problema del fisco italiano,oltre all’alta pressione fiscale, è soprattutto che questo peso è concentrato su pochi contribuenti e poche cespiti.
Ovviamente tralasciamo per “pudore” le politiche relative ai vari scudi fiscali che sono paradigmatiche di uno stile italiano fatto di furbizia e ingiustizia. In effetti facciamo fatica a credere che nel nostro paese il numero dei benestanti sia inferiore alle 76 mila unità e che il 70% di essi sia costituito da dipendenti e pensionati,soprattutto se si considerano alcune circostanze come il fatto che le autovetture di grossa cilindrata (oltre 2.500 cc) ammontano complessivamente a 1.049.147 unità, oppure che sono più di 850mila gli italiani che soggiornano ogni anno negli alberghi a 5 stelle e di lusso e,ancora che le famiglie dispongono di un patrimonio finanziario in media di 167mila euro contro i 19mila euro dichiarati in media al fisco.
Allora in Italia, fattori produttivi,capitali e lavoro sono tassati molto,mentre patrimoni e attività finanziaria pochissimo.
Crediamo sia indispensabile modificare questi squilibri che sono diventati oramai inaccettabili in un paese che voglia dirsi civile.
Recentemente illustri esponenti della classe dirigente Italiana hanno invitato i giovani ad andarsene, perché per loro qui non c’è nessun futuro. E’stato detto da Pierluigi Celli della Luiss di Roma:” Non è un posto in cui sia possibile stare con orgoglio”.
E’chiaro che questo invito ad andarsene rivolto ai giovani è per molti versi grave e devastante. Un invito lanciato da chi appartiene a gruppi sociali che hanno grandi responsabilità nell’aver portato l’Italia a questo caso di cose. Un potere gerontocratico ed antico che nega prospettive di valutazione meritocratica e rispetto per l’apporto delle giovani generazioni.
Il messaggio lanciato da questi membri della nostra classe dirigente è ancora più preoccupante perché il corollario logico di questo invito a partire dall’Italia sembra essere una presa d’atto dell’indisponibilità della gerontocrazia a farsi da parte o per lo meno a tentare di cambiare lo stato delle cose facendo da guida appassionata ed intelligente alle nuove generazioni.
E’ un messaggio di egoismo generazionale al quale i giovani dovrebbero guardare con grande preoccupazione. Invece ai giovani si dovrebbero dare concreti segnali di speranza per restare e per coltivare i propri sogni, dando importanza allo studio e alla preparazione civile e culturale.





  |  permalink  |  riferimento

Indietro Altre notizie