Abbiamo difficoltà a capire ciò che viene designato con la parola 'Stato'. Crediamo che in questa costante personificazione dello Stato ci sia la più strana, la più umiliante delle mistificazioni. Cos'è dunque questo Stato che si fa carico di tutte le virtù, di tutti i doveri e di tutte le generosità?
Da dove trae tali risorse che lo si spinge a distribuire in forma di favori agli individui? Non le trae dagli stessi individui? Come dunque queste risorse possono accrescersi passando nelle mani di un intermediario esoso e parassitario?
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di ALEXIS de TOCQUEVILLE
Quello che sopra ogni altro caratterizza ai miei occhi i socialisti di tutti i colori, di tutte le scuole, è una sfiducia profonda per la libertà, per la ragione umana, un profondo disprezzo per l'individuo preso in se stesso, al suo stato di uomo; ciò che li caratterizza tutti è un tentativo continuo, vario, incessante, per mutilare, per raccorciare, per molestare in tutti i modi la libertà umana; è l'idea che lo Stato non debba essere il direttore della società, ma debba essere, per così dire, il padrone di ogni uomo; il suo padrone, il suo precettore, il suo pedagogo: in una parola, è la confisca, in un grado più o meno grande, della libertà umana.
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di don Luigi Sturzo
"La democrazia vera non è statalista"
24 aprile 1951
"Io non ho nulla, non possiedo nulla, non desidero nulla. Ho lottato tutta la mia vita per una libertà politica completa ma responsabile. La perdita della libertà economica, verso la quale si corre a gran passo in Italia, seguirà la perdita effettiva della libertà politica, anche se resteranno le forme elettive di un parlamento apparente che giorno per giorno seguirà la sua abdicazione di fronte alla burocrazia, a sindacati e agli enti economici, che formeranno la struttura del nuovo Stato più o meno bolscevizzato. Che Dio disperda la mia profezia".
4 ottobre 1951
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di Joseph
Pensa un po': Baffettino "concede" graziosamente la vittoria alla libera economia di mercato?? E' proprio vero che per non morire i più perversi venderebbero la propria madre.
Tutto inutile ormai, caro Massimino: la campana a morto ha già finito di suonare.
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MILANO
«Ha sconfitto il comunismo perché ha difeso i suoi cittadini»
«Se il liberalismo ha sconfitto il comunismo, è perché aveva, perché ha difeso, un nocciolo di verità. E uso queste parole in senso gramsciano. Il liberalismo ha saputo farsi carico della difesa dei suoi cittadini, dell' inclusione sociale. Se ha vinto, è perché non era apolitico». Massimo D' Alema, al Forum organizzato dal Corriere e dalla Bocconi («Guerra e pace, la società aperta e le relazioni internazionali») non si sottrae ad una significativa riflessione sullo scontro ideologico che ha caratterizzato il nostro passato più recente e viene spinto dal moderatore Boris Biancheri, presidente dell' Ispi, a discutere sui temi del presente: Iraq, Medio Oriente, Europa. C' è anche l' ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Quasi una lecture, come quella tenuta pochi giorni fa a Oxford. D' Alema ricorda (parlando dopo l' ambasciatore Sergio Romano e i professori Franco Bruni e Alessandro Colombo, docenti alla Bocconi e alla Statale di Milano) l' «energia di quella stagione» dopo la caduta del muro di Berlino, gli incontri con Clinton, Blair e Schröder (era il tempo della nuova sinistra e della Terza via) a Firenze nel ' 98, l' irrompere della globalizzazione. «Eravamo dominati dall' ottimismo. Mancava un senso dialettico, la visione dei conflitti che covavano sotto la cenere». Ma cos' è successo, perché si è persa quella straordinaria occasione, seguita - come sostiene D' Alema - alla sconfitta del comunismo? «Per motivi culturali - dice -. Perché la globalizzazione è stata dominata da un liberismo impoverito, rozzamente antipolitico. Si pensava che bisognasse solo eliminare la politica, rimuovere tutti gli ostacoli per spianare la strada alle magnifiche sorti e progressive del mercato». Non è stato così e, secondo lui, l' 11 settembre e l' esplosione dei conflitti che ne è seguita sono la prova del fallimento di quell' ideologia. Eccolo, rivendicare il ruolo, verrebbe da dire il primato, della politica. «La società è una costruzione politica, un sistema di regole, dirlo significa recuperare il meglio della tradizione liberale». Non possiamo - dice - che ripartire dall' Europa. «È lo strumento più potente che abbiamo. Oltre che un successo: basta passare il Reno, dove sono morti milioni di persone e oggi non c' è più una frontiera, per capirlo». La missione militare in Libano, sostiene, può essere il punto di svolta per l' Ue: «Senza l' Europa, non ci sarebbe mai stata un' iniziativa internazionale. Né si sarebbero mai seduti allo stesso tavolo a Sharm el Sheikh l' Iran, la Siria, l' Iraq, gli Usa». Il multipolarismo inclusivo, il cardine del D' Alema pensiero. L' unilateralismo di Bush ha fallito, è convinto («anche la crisi in Israele ha a che fare con l' unilateralismo») e «meno male che a dirlo è l' ambasciatore Sergio Romano, altrimenti domani mi danno dell' antiamericano e dell' antisionista». Però sull' Iraq ha sbagliato sia chi soltanto si opponeva agli Usa sia chi «li appoggia British style». Una stilettata a Blair, «l' ho detto anche a Oxford». A D' Alema piacciono i numeri. Nel 2025 - sostiene - nessuno dei Paesi Ue da solo avrà i numeri per entrare nel G8. «Inutile dibattere in Europa di grandi e piccoli. Siamo tutti piccoli. L' unica differenza, qualcuno non ne è consapevole».
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VARGAS LLOSA / L'IMPORTANZA DI CAMBIARE IDEA - "LA SINISTRA SEMBRAVA RAPPRESENTARE LA GIUSTIZIA, L'UGUAGLIANZA..."
di SUSANNA RUSTIN"Per la mia generazione era impossibile, quando eravamo giovani, non essere molto vicini alla sinistra: la sinistra SEMBRAVA rappresentare la giustizia, l'uguaglianza, il modo migliore di lottare contro l'imperialismo, il colonialismo, ma poi sono successe molte cose. Sono andato a Cuba varie volte negli anni Sessanta e ho cominciato ad avere dei dubbi. Sono diventato piuttosto critico".
Dopo essere stato discepolo di Sartre, è tonato a rileggere tutto e, dice:"ho scoperto che aveva ragione Camus, non Sartre. Ho riletto i pensatori che difendevano e promuovevano la cultura della libertà. Poi sono andato in Gran Bretagna durante la rivoluzione della Thatcher e mi sono entusiasmato del filone libertario del liberalismo, e così sono diventato quel che sono".
Corriere della sera 11 mag 2007
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Un pomeriggio in Comune ad aspettare di far qualcosa
a fissare un dirigente che ti passa accanto
Tornare indietro con Luciano per vedere se per caso c'era
e sentire in fondo al cuore
un uomo di sinistra
mentre ho già cambiato partito un'altra volta
Come si cambia per via Alborato
Così si cambia per l’assessorato
Come si cambia un dirigente
Così si cambia per non fare niente
Con te ero al verde e senza brillantina
sento il Pd certo che verrà
agita le mani azzurre sulle mie spalle nude
E dentro un taxi nella notte avere caldo e sapere dove
sopra un letto di tessere rosse strapazzarsi il cu…ore
e giocare a far progetti come prima
Come si cambia per via Alborato
Così si cambia per l’assessorato
Come si cambia un dirigente
Così si cambia per non fare niente
Quanti comuni hanno meno assessori
quanti Rocco delusi hanno avuto rossori
quante mie certezze ho già perso, oh no...
Come si cambia per non morire,
come si cambia un altro uomo...
Sentire il soffio del Pd su questo letto che fra poco crolla
toccarti il cu…ore con le dita e non aver paura
di capire che domani resterò assessora
Come si cambia per via Alborato
Così si cambia per l’assessorato
Come si cambia un dirigente
Così si cambia per non fare niente
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La valigia sul letto è quella d'un lungo viaggio,
dalla sinistra a noi cara al Partito Democratico,
senza orgoglio ferito l’assessora non si ribella,
quando s’arrabbiava era ancora più bella.
E così su due piedi l’hai detto
a Luciano,
ma la vittima è Mimì, il bilancio è sbagliato.
Se un dirigente tradisce, tradisce a metà,
per cinque minuti e non è più qua.
Se mi lasci, non vale. (Se mi lasci, non vale)
Se mi lasci, non vale. (Se mi lasci, non vale)
Non ti sembra un po' caro il prezzo che Mussi sta per pagare?
Se mi lasci, non vale. (Se mi lasci, non vale)
Se mi lasci, non vale. (Se mi lasci, non vale)
Dentro quella valigia io non ci posso entrare.
Non strappare la tessera e parliamone un po',
abbiam votato Luciano e di colpe ne abbiamo,
ma quello che conta per un assessora
è andar via e saper ritornare a ogni
ora.
Se mi lasci, non vale. (Se mi lasci, non vale)
Se mi lasci, non vale. (Se mi lasci, non vale)
Non ti sembra un po' caro il prezzo che Mussi sta per pagare?
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La Pro Vasto batte in casa il Monopoli e grazie al successo della Nocerina sul Rende, consegna ai calabresi l'ultimo posto in classifica e quindi la retrocessione.
Per i biancorossi la speranza continua.
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"Io sono liberista. Confindustria col cazzo che è liberista. Confindustria è dirigista, protezionista".
Marco Pannella, "Coraggio laico" Roma 12 mag 2007
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Rose rosse per te
ho comprato stasera
anche Mussi lo sa
cosa voglio da te
Di politica non si muore
ma chi fa il dirigente
non sa vivere più
da quando ti ho guardata
sarà perché ho sbagliato
ma io vivo di te
e ormai non c'e' più il vate
che mi faccia desistere
amore sai perché
nel cuore del mio cuore
non ho altro che te
Forse in comune le rose
non si usano più
ma questi fiori sapranno
parlarti di me
Rose rosse per te
ho comprato stasera
anche Mussi lo sa
cosa voglio da te
Di politica non si muore
ma chi fa il dirigente
non sa vivere più
con l'ultimo stipendio
stasera ho comprato
rose rosse per te
il vate è alla cultura
Luciano se ne frega
amore sai perche'
nel cuore del mio cuore
non ho altro che te
Forse in comune le rose
non si usano più
ma questi fiori sapranno
parlarti di me
Rose rosse per te
ho comprato stasera
anche Mussi lo sa
cosa voglio da te
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Roma -
«Ds: dove siete?». Uno degli striscioni di piazza Navona gioca con l’acronimo dei Democratici di sinistra denunciando l’assenza strategica del loro politburo. Certo, Fassino e D’Alema avranno anche avuto altri impegni, ma qualche diessino la faccia ce l’ha messa. E si è beccato salve di fischi come il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi : «Fischiate i compagni del mio partito che non sono qui. Porterò questi fischi alla mia segreteria». Manconi non è proprio solo soletto. Insieme a lui ci sono la responsabile Diritti civili Bartoletti e l’attore militante Massimo Ghini che dice di essere lì per «dare un’occhiata».
I socialisti e i radicali non si sono risparmiati il sarcasmo. «Non ci sono? Ma ormai non esistono più, si sono sciolti... », gigioneggia Gianni De Michelis. «Se fosse dipeso da loro, questa manifestazione avrebbe potuto anche non esserci», ha commentato il ministro per il Commercio internazionale, Emma Bonino. «Qui non ci sono ministri Ds: vergogna!», ha concluso il giornalista gaylib Alessandro Cecchi Paone.
A guardare le cose da una prospettiva rovesciata la situazione resta la medesima. Pure in piazza San Giovanni, luogo simbolo delle manifestazioni progressiste, la Quercia non s’è fatta vedere. E dire che nelle file del partito di Piero Fassino ci sono molti cattolici. Poi si può anche metterla sul piano del costituendo Partito democratico, per la nascita del quale è bene non scontentare nessuno. Ma non s’era mai visto il Botteghino defilarsi dallo scontro politico con tanta nonchalance.
Crisi d’identità? Prudenza? Opportunismo? Le ipotesi sono tante. «Compito della politica è raccogliere le domande di quelle due piazze e farle incontrare», taglia corto il segretario Piero Fassino, pure lui invaghitosi della metafora prodiana della lotta tra guelfi e ghibellini. Qui, però, non si tratta né di Dante Alighieri né di Bonifacio VIII ma di evitare l’emorragia di voti. «Non c’è nessuna spiegazione misteriosa, - argomenta Gianni Giovannetti, portavoce della segreteria - non si aderisce a una manifestazione perché è di piazza. I nostri iscritti sono liberi di andarci oppure no e lo stesso vale per il Family day. Non ci sono diktat».
Il responsabile Istituzioni del partito, Marco Filippeschi, si spinge oltre. «Siamo vicini a chi manifesta in piazza Navona ma non abbiamo bisogno di definirci per contrapposizione. Chi del forzato laicismo ha fatto una scommessa elettorale l’ha malamente perduta», afferma ricordando che mentre il referendum sulla procreazione assistita è fallito, nel ’74 la sinistra aggregando i cattolici impedì l’abrogazione del divorzio. Ma è su quel punto che Marco Pannella lo mette in scacco. «Il Pci nel 1974 cercò fino all’ultimo di evitare il referendum. Cattivo sangue non mente».
È possibile che i Ds non si siano spesi per difendere i Dico firmati dal loro ministro Barbara Pollastrini? Fassino ha affermato di «non vedere nei Dico una contraddizione tra il dare alle famiglie strumenti per vivere meglio e riconoscere i diritti dei conviventi». Lo scissionista Fabio Mussi ha ironizzato sul nuovo Pd dicendo che «è un partito a due piazze» visto come si è diviso tra i due eventi. Forse la migliore fotografia è quella di un ulivista convinto come Nicola Rossi che dal suo buen retiro pugliese sintetizza così: «Si è arrivati ai Dico per non affrontare problemi più urgenti e quando le cose si fanno in fretta si corre il rischio di trovarsi in queste situazioni».
Il Giornale 13 mag 2007
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