repubblica.it 31 mag 2010
Pare che gran parte dei problemi del paese siano riassumibili nel binomio vizioso Statali-Professori. Certo, altre categorie sono, da tempo, bersaglio di critiche durissime. Fra tutti: i magistrati. Ma loro, almeno, hanno potere. Altrimenti non continuerebbero ad essere, dopo tanti anni, al centro di attacchi – sempre più duri - da parte del premier e della classe politica - soprattutto, ma non solo – di centrodestra. Degli statali, invece, “non glie ne frega niente” a nessuno, ormai. La manovra finanziaria del governo, per metà, grava su di loro. Il che - al di là del merito – non ha sollevato nessuna reazione, nessuna protesta. Quasi che, ormai, non si attendessero alcun ascolto. Perché reagire se non ti aspetti alcuna solidarietà sociale - visto che, da fannullone quale sei, il tuo stipendio è, per definizione, rubato?
La posizione dei professori universitari è, in parte, diversa. Difficile sostenere che non contino nulla. Ma, sicuramente, sempre meno. D’altronde, nell’università (iniziale minuscola) non si investe più. (Come nella Cultura: iniziale maiuscola.) Un ambiente in cui è lecito risparmiare, “tagliare”, se hai bisogno di ridurre la spesa pubblica. Tanto la colpa è soprattutto loro. Dei Baroni. Che costano tanto e fanno poco. Anzi, nulla. In fondo sono “statali”. I Baroni: non si riesce a mandarli via. Fino a pochi anni fa andavano in pensione quasi a 80 anni. Poi, l’età della pensione, per loro, si è abbassata. Fino a 70. Raro caso – forse unico - in cui si spinge per anticipare l’età della pensione, invece di ritardarla. Ma, come si sa, i Baroni non solo costano, fanno poco o nulla. In aggiunta, impediscono il reclutamento dei più giovani. Visto che, ormai, l’età media dei ricercatori si aggira intorno ai 50 anni. Mentre l’università si è popolata di figure precarie che più precarie non si può. Assegnisti, borsisti, contrattisti. Chiamati, per quattro soldi (e a volte neppure quelli)
a far di tutto. Anche lezione, ovviamente. Come i ricercatori – sempre più attempati, ma ancora ricercatori. E chiamati, ovviamente, a tenere corsi, a fare anch’essi i “professori”. Senza esserlo. Anzi, restando ricercatori – a vita. Visto che il reclutamento è bloccato (non dai Baroni) e loro sono divenuti un ruolo “a esaurimento”. Rimpiazzati da nuovi ricercatori – ma a tempo determinato. Tanto per chiarire che il futuro dell’università è incerto. A tempo determinato, appunto. Come la cultura. Di eterno, ormai, c’è solo il presente. E il premier.
Così, per rimediare, per svecchiare il corpo docente, per ridurre la spesa universitaria, per accelerare il turnover, conviene spingere i Baroni fuori dall’università il più presto possibile. Va in questa direzione la proposta del PD approvata dall’Assemblea nazionale: mandare i Baroni in pensione “ obbligatoria” a 65 anni. Mario Pirani, nella sua “Linea di confine”, una settimana fa ha già espresso, al proposito, critiche molto accurate. Da me, molto condivise. A cui aggiungerei un appunto. Molto personale – lo ammetto.
Riguardo all’invecchiamento dei Baroni, ma anche gli altri: i Conti e gli Scudieri. Gli Associati e i Ricercatori. I quali sono “vecchi” non (tanto) per colpa dei Baroni, eterni e immortali. Ma del meccanismo stesso che regola il reclutamento e le carriere nell’università. Autobiograficamente: io, che non ho avuto Baroni a trainarmi, ma molti colleghi e maestri, con i quali ho collaborato, studiato, scritto e pubblicato, ebbene, sono diventato di “ruolo”, ho, cioè, vinto il concorso di ricercatore, quando avevo 40 anni. Prima - e per 14 anni - ho fatto il precario. A mia volta: assegnista, borsista, “ esercitatore”. E poi dottorando e dottorato. Per mantenermi (ma anche per passione), ho diretto un ufficio studi sindacale, poi ho fatto il ricercatore di professione. Così come, durante gli studi universitari, per sostenere i costi e aiutare la famiglia, ho fatto molti altri “lavori”. Fra l’altro: il benzinaio, l’assicuratore, il venditore di enciclopedie, l’operaio. Un’esperienza veramente formativa.
Poi, a 40 anni, dopo tanti anni precari, tante ricerche e tante pubblicazioni (non avere Baroni ha i suoi lati positivi; in particolare: sei più libero), finalmente ricercatore. E quindi uno stipendio regolare per fare quel che mi piace e avevo, comunque, fatto da sempre. Per questo non l’ho mai concepito come un “lavoro”. Da allora, pochi anni dopo, sono divenuto un Barone (ora si dice così). Anche se come Barone sono un disastro, a valutare dalla capacità di curare la politica interna all’accademia (per informazioni, chiedere ai colleghi – più giovani - che collaborano con me). Preferisco fare ricerca, scrivere, insegnare piuttosto che gestire i concorsi. Se davvero mi chiedessero di andare in pensione a 65 anni, temo che, alla scadenza, non raggiungerei i requisiti minimi di anzianità richiesti. A meno di non “riscattare” (si dice così?) gli anni della laurea, del dottorato, ecc… A un costo, mi si dice, tale da azzerare i primi anni di pensione. Per fortuna, ho ancora un po’ di tempo – un po’ di anni di università - davanti, per organizzarmi.
Tuttavia, dubito seriamente che, al mio posto e con il mio stipendio, entrerebbero tre nuovi, giovani ricercatori, come si ipotizza. Intanto perché di giovani, all’università, non ne vedo più. I collaboratori, intorno a me, ormai hanno i capelli bianchi, hanno messo su famiglia, sprezzanti del rischio: hanno persino fatto figli. Magari potessero subentrare a me, loro, precari ad alta qualificazione e con “tanti tituli”. Se così fosse davvero, me ne andrei prima. Anche subito. Magari all’estero, dove in un paio di università, almeno, e in un paio di paesi, almeno, un vecchio Barone come me troverebbe ancora posto. Senza molti problemi
Ma continuo a dubitare che al posto dei Baroni 50-60enni, subentrerebbero davvero tanti giovani ricercatori. Credo e, anzi, temo che – invece - il “taglio” avverrebbe con pochi rammendi. Senza turnover. Chi è fuori ci resterà, raggiunto dai neopensionati. Tutti in cammino verso una società senza (o meglio: con sempre meno) “statali”. E senza Baroni. Verso una società popolata da lavoratori autonomi. Artigiani, commercianti, liberi professionisti. Imprenditori. Grandi, medi, piccoli e piccolissimi. E da lavoratori dipendenti. Ma Privati. D’altronde, come rammentava Eugenio Scalfari domenica scorsa, “gli statali votano in larga maggioranza a sinistra”. E, aggiungo, i Baroni ancor di più. “Il loro scontento non peserà, se non marginalmente, sul consenso raccolto dal governo”. Perché mai, dunque, dovrebbe preoccuparsene il governo insieme alla Lega e al centrodestra?
Mi sfuggono, semmai, i motivi, le ragioni per cui ci stiano pensando l’opposizione e il PD. Forse perché è più facile – e popolare - combattere i Baroni che il Cavaliere.
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di DAVIDE D'ALESSANDRO
La foto pubblicata sul quotidiano “Il Centro” domenica scorsa è in grado, da sola, di rispondere alle domande, di alcuni, e ai dubbi, dei soliti, sulle precise caratteristiche, sul vero dna di “Alleanza per Vasto”. È un Movimento Civico che ha un unico obiettivo: vincere le elezioni comunali del 2011 e rilanciare la città dopo la parabola discendente degli ultimi dieci, interminabili anni, gli anni tristi della Destra e della Sinistra, della litigiosità e dell’inadeguatezza. Chi potrebbe mettere insieme Sabrina Bocchino (segretaria della Destra, che di Destra resta), Maurizio Santulli (democristiano fiero), Francescopaolo D’Adamo (motore dell’Idv locale), Nicola Del Prete (protagonista della straordinaria Margherita del 2006) e, come se non bastasse, il sottoscritto, piuttosto allergico alle tessere, alle squadre, alle bande, alle appartenenze? Soltanto “Alleanza per Vasto” che, insieme a tanti altri amici e amiche, sta scrivendo una nuova e grande storia CIVICA. Lo ha detto così bene Alessandro La Verghetta: “Sono andato sulla pagina di Facebook, creata dall’amico Davide soltanto quattro giorni fa, e ho visto già oltre centro iscritti, soprattutto giovani. Mi riempie d’orgoglio. Vuol dire che la speranza nella buona politica non è finita”.
La conferenza stampa è servita anche per presentare l’evento del 18 giugno prossimo, venerdì alle 17.30 al Cinema Corso, che vedrà il sen. Francesco Rutelli, ex ministro dei Beni Culturali, intervenire sul tema “Il Turismo è Sviluppo”. Moderato da Sabrina Bocchino, introdotto dal sottoscritto, l’incontro affiderà alle analisi di Del Prete e Rutelli una riflessione profonda, locale e nazionale, sul Turismo, unico settore in grado di rilanciare lo sviluppo della nostra città. Vasto o è Turismo o non è. Ma per fare Turismo non basta parlare, bisogno anche pulire le strade, curare il verde, aspetti che a Lapenna, in tutt’altre faccende affaccendato, non interessano. Come non interessa la perdita della Sala Emodinamica che, denunciata da Del Prete con uno scoop politico-giornalistico due mesi fa, ha preso la via di Lanciano. La certezza è che Lapenna, così inadeguato, l’anno prossimo riprenderà la via di Gissi. Ma non accadrà senza “Alleanza per Vasto”. La Destra è ancora in cerca del candidato, la parola “infame” è ancora la più gentile a circolare tra le varie anime, il ricompattamento è soltanto di facciata. Destra, Sinistra e Centro sono parole vuote. Nulla dicono sui bisogni dei cittadini vastesi, tartassati da Berlusconi e da Lapenna, nulla risolvono. L’unica parola piena è “Alleanza per Vasto”. L’unica autenticamente CIVICA, l’unica vincente.
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ALLEANZA PER VASTO: ENTRANO BOCCHINO E SANTULLI. IL 18 GIUGNO CONVEGNO SUL TURISMO CON IL SEN. FRANCESCO RUTELLI
tratto da vastoweb.comProsegue la campagna acquisti di Alleanza per Vasto, il movimento politico che candiderà sindaco Nicola Del Prete alle elezioni del prossimo anno. Entrano Sabrina Bocchino e Maurizio Santulli. La prima è segretaria cittadina de La Destra, il secondo è coordinatore provinciale dimissionario della Democrazia cristiana. Per Davide D’Alessandro, coordinatore di ApV, non è un minestrone: “Abbiamo detto fin da subito che non guardiamo né alle tessere di provenienza, né alle destinazioni, ma cerchiamo di aggregare persone in grado di impegnarsi nell’interesse della città“. Lo dice in una conferenza stampa convocata per presentare le nuove adesioni, alla presenza di Del Prete, ma anche di Francescopaolo D’Adamo, proveniente dall’Idv, che dopo la sua scelta di aderire ad Alleanza per Vasto, non gli ha rinnovato la tessera. Destra, centro e sinistra. “Il segreto – dice D’Alessandro – è intrecciare risorse, abbandonando destra, sinistra e centro: parole vuote che non danno risposte ai problemi dei cittadini”. Tra gli altri, c’è anche Giuseppe Spadaccini, ex segretario provinciale dei Liberaldemocratici di Dini. Del Prete torna a dire, però, che non sarà solo un partito di ex, ma nelle liste elettorali si vedranno “facce nuove”, come quella di Gianni Luisi, che si presenta come vastese d’adozione (“da tanti anni”) e appassionato di tennis iscritto al circolo del parco delle Lame.
I nuovi acquisti. “Sono de La Destra e rimango de La Destra”, precisa Sabrina Bocchino, che anni fa è stata consigliere comunale, ma “questo è un progetto valido di persone che vogliono fare. Nessuno mi ha chiesto che tessera ho”. “A me, dopo che ho aderito ad ApV, l’hanno ritirata”, è la frecciatina di D’Adamo all’Italia dei valori. “Avete visto Chiodi?”, chiede Santulli. “Vasto è stata emarginata dalla Regione e da Di Giuseppantonio. Pur avendo, insieme a tutto il Vastese, un terzo degli abitanti della Provincia di Chieti, non ha il potere di decidere niente”. Del Prete giura che non si divideranno. Ad esempio, sulla tutela ambientale dalla petrolizzazione della costa. E nemmeno sulla questione centrale nucleare, che potrebbe sorgere a Termoli (anche se la Prestigiacomo ha smentito l’esistenza di una mappa dei siti) e stoccare le scorie nel Vastese. Il governo di centrodestra è favorevole. Come farà a trovare una posizione unitaria una formazione politica che ha al suo interno persone provenienti da destra e da sinistra? “Il primo punto del nostro programma – ribatte l’ex vice sindaco – è il turismo. E il turismo è incompatibile con la petrolizzazione della Costa dei trabocchi e con l’insediamento nucleare. Però, noi non siamo ambientalisti: vogliamo un turismo ecosostenibile, ma fruibile per tutti anche dove c’è un ambiente protetto. E proprio sullo sviluppo turistico, settore di cui Del Prete è stato fino al 2009 assessore della Giunta Lapenna, sarà incentrato il convegno del prossimo 18 giugno, quando al Cinema Corso arriverà il senatore Francesco Rutelli. Alessandro La Verghetta, consigliere comunale che ha aderito ad Alleanza per Vasto, annuncia che da 4 giorni è aperto il gruppo ApV su Facebook: “Ad aderire sono soprattutto ragazzi che si vogliono mettere in gioco perché non trovano spazio nei partiti”.
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Tratto da Polis in edicola
29 mag 2010

L’Amministrazione Lapenna finanzia e “Il Centro” spende: 5.000 euri per mandare in Australia Gianni Oliva e Nicolangelo D’Adamo, 1.250 per Don Backy, 5.000 per Pietro Bontempo e la Compagnia Anagni Lavia, 1.000 per Giovanni Tesio, 750 per Franco Loi, 700 per Franca Grisoni, 830 per Alfio Sesto, 750 per Roberta Dapunt, 1.500 per il Teatro Valdoca e 6.000 mensili per stipendi. Ci sono 200 euri anche per Laura Oliva.
ROSSETTIANI O LAPENNIANI?
di Davide D'Alessandro
Vorrei essere molto chiaro: non si possono sprecare così i soldi dei cittadini vastesi! Soprattutto se, da autentico vampiro, ti appresti a succhiare dalle loro tasche, sempre più vuote, un ulteriore 30% per l’aumento della tassa sull’immondizia. Soprattutto se gli stessi cittadini vivono il momento economicamente più drammatico degli ultimi decenni, con tanti di loro che fanno fatica ad arrivare alla metà del mese. Soprattutto se tuo fratello butta giù l’Hotel Panoramic e costruisce appartamenti vista mare, per la gioia di chi lo può vedere, il mare. Soprattutto se ogni italiano è chiamato, dal governo in carica, a stringere la cinghia per non diventare, dice Letta, come la Grecia. E Lapenna che fa? S’inventa il “Centro Studi Rossettiani” e ci butta dentro 120 mila euri di soldi nostri per legittimare e giustificare un programma modesto, molto al di sotto di ciò che meriterebbe questa città. Sono andato a guardare le singole voci di spesa e mi sono messo le mani nei capelli. Sarà che ne ho ancora tanti, ma questa sinistra, così impegnata a dilapidare denaro pubblico, non smette di farmeli grattare.
Il Centro Studi Rossettiani (lo ripeto per l’ennesima volta) è una buona idea, ma dobbiamo fare molta attenzione ai “rossettiani”. Costano tanto, troppo! In un tempo in cui è doveroso restituire il giusto valore al denaro di tutti, la politica deve smetterla di alimentare se stessa con la scusa della cultura, facendola pagare ai cittadini. Questa è una cultura piccola piccola, pagata tanto tanto. Vasto ha bisogno di una cultura grande grande, pagata poco poco. Si può. Hai voglia se si può. Basta con la manovra di Silvio e con le manovre di Luciano! Basta sprechi!
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"VASTO è CULTURA" : PROFONDA RIFLESSIONE SUL DENARO DEL FILOSOFO E TEORICO SOCIALE, PROF. ANTONIO DE SIMONE
News
Ieri sera, nella consueta cornice del Cinema Corso, appassionante incontro, per il terzo appuntamento di "Vasto è Cultura", con il filosofo e teorico sociale, Prof. Antonio De Simone. Una sera di "senso", attraverso un viaggio nel simbolo dei simboli, partendo dal capolavoro di Georg Simmel: "Filosofia del denaro". La serata, moderata dalla Dr.ssa Margherita Conti e introdotta dal Dr. Davide D'Alessandro, sembrava non avere fine, poiché tanti sono stati gli spunti raccolti dal pubblico in sala che, a sua volta, ha sollecitato a lungo l'ospite sui tanti temi che ruotano intorno al denaro. Degni di nota anche gli interventi del Dr. Riccardo Roni, dottorando all'Università di Firenze e di Nicolò Fabrizio, studente del quinto anno del Liceo Scientifico di Vasto. Una serata di alto spessore culturale, come ha detto Fabrizio, una serata da incorniciare. E ricordare. Il prossimo appuntamento con "Vasto è Cultura" è per giovedì 24 giugno alle ore 21.00. Sarà ospite il noto filosofo Biagio de Giovanni, che intratterrà il pubblico sul tema: "A destra tutta. Dove si è persa la sinistra?".
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di Davide D’Alessandro
Abbiamo capito: si rivota. Il Pdl, il partito mai nato, come il Pd, con una maggioranza parlamentare senza precedenti, ci ricondurrà presto alle urne perché la sua vocazione non è affatto maggioritaria ma padronale e il suo comandante, Silvio Berlusconi, non ammette dissensi. L’azionista di riferimento, Bossi, sa bene che senza l’apporto convinto di Fini, ogni idea di riforma è costretta a cadere. E Bossi, senza le riforme, soprattutto quelle che interessano a lui e alla sua gente, è un cane in gabbia, rabbioso, pronto a tutto pur di romperla e liberarsi. Anche di Berlusconi, se ce ne fosse bisogno. Così, prepariamoci al peggio o, s’intende, al meglio. Alla prima occasione, Silvio e Umberto prenderanno la palla al balzo, scaricheranno su Fini la responsabilità e ci inviteranno al voto per ridare stabilità al paese e certezza di governo. A quel punto toccherà a noi respingere l’assalto del Nord mascherato da buone intenzioni. Quando Tabacci ricordò a Berlusconi che nella Dc veniva messo in minoranza un certo Aldo Moro, Silvio replicò piccato: “Stai parlando del passato”. Il presente prevede un uomo solo al comando. Al quale si era chiesto di tenere unito il paese, di comporre interessi molteplici, di riformarlo secondo criteri liberali. È bastata un’ora di politica vera, nella Direzione di giovedì scorso, uno scambio di battute vivaci, per scatenare l’ira di un presidente che vede traditori dappertutto. Ma è lui che tradisce se, dopo sedici anni dalla sua discesa in campo, con una maggioranza bulgara e un’opposizione senza progetto, non riesce a governare. È un continuo annuncio, un continuo rilancio, ma sotto il doppiopetto niente. Della rivoluzione liberale è rimasta solo la rivoluzione. Di parole.
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di FRANCESCO ALBERONI
Corriere della sera 24 mag 2010
Per quasi tutti l’esperienza della bellezza, della rivelazione della bellezza avviene solo eccezionalmente o in certi periodi della vita. È quello che provano la madre o il padre quando hanno i bambini piccoli. Allora ogni giorno, ogni volta che li guardano restano stupiti e commossi dalla straordinaria grazia dei loro corpi, dei loro gesti, dei loro sguardi. È una continua sorpresa, una continua scoperta della bellezza, che diventa bisogno di abbracciarli, di baciarli per trattenere qualcosa di loro in te. Ma lo stesso capita quando sei innamorato e osservi incantato il volto, il corpo, il modo di parlare, di camminare della persona amata e sei grato che ti sia stato concesso un tale dono, un tale incredibile privilegio.
Ma l’amore ci rende capaci di vedere anche la bellezza del mondo che ci circonda. Qualcuno dice che è una illusione, che quando siamo innamorati proiettiamo sul mondo le nostre fantasie, ma io credo invece si potenzino le nostre capacità di vedere e di sentire. La mamma che gioca felice con il suo bambino percepisce con maggior intensità il colore dei suoi giocattoli, sente più distintamente il cinguettio degli uccelli. E quando fai un viaggio con la persona di cui sei innamorato scopri, come una rivelazione, la stupefacente bellezza delle case della città che visiti, l’incanto delle scogliere che precipitano sul mare, l’incendio di un tramonto o la sublime poesia di una cattedrale, di un chiostro che non avresti mai guardato. E tutto si moltiplica se ne parli, se condividi questi pensieri e queste emozioni col tuo amato.
E, quando cogliamo la bellezza di un paesaggio o di un’opera d’arte da soli, abbiamo una esperienza che è in qualche modo affine al rapimento amoroso. In quell’istante è come se cadessero le barriere che ci isolano dal mondo e l’essenza dell’oggetto irrompe, si impossessa di noi. Come nell’amore quando entriamo in contatto diretto con la natura profonda dell’altro, ne cogliamo l’incredibile, stupefacente unicità.
Non c’è da meravigliarci perciò se l’amore ci conduce a vedere la bellezza. Perché ci apre gli occhi, ci spalanca il cuore, ci pone in rapporto diretto con la realtà. Avviene l’opposto se invece siamo chiusi in noi stessi, tristi, rancorosi, diffidenti, perché quando il nostro cuore è chiuso, sono chiusi anche i nostri occhi. E possiamo passare davanti alle più stupefacenti meraviglie naturali, alle più sublimi opere d’arte senza vedere, senza sentire.
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di Davide D’Alessandro
Se la Destra è storicamente affetta dalla sindrome del tradimento, a Sinistra si soffre di un’altra malattia: quella del nemico. Nemici dappertutto. Se non sono amici, non sono avversari ma nemici. E se prima si è condiviso un cammino comune e ora non più, si è nemici e traditori. La conferma giunge da Patrizio Lapenna, il fratello di Luciano, che avrebbe rimproverato un povero malcapitato (reo di scambiare due battute con Michele La Verghetta, il padre del consigliere comunale Alessandro) con le seguenti parole: “Come fai a parlare con un nemico?”. Non contento, il buon Patrizio, ha dedicato le sue attenzioni anche al padre di Alessandro: “Tuo figlio ha tradito questa amministrazione comunale perché non ha votato il bilancio di previsione 2010!”. Io, francamente, non pensavo che Patrizio si occupasse di politica. Lo sapevo impegnato a Chieti, a lottare indefessamente per gli Esercenti, e a Vasto, a buttare a terra l’Hotel Panoramic per costruire appartamenti vista mare. Sono davvero meravigliato di questa sua uscita in piazza. Credevo che Vasto e i Vastesi avessero già dato, sopportando i quattro anni di amministrazione di Luciano. Se adesso, dopo Luciano, ci toccherà fare i conti anche con Patrizio, vuol dire che questa città è destinata a non avere pace. A Luciano, che sta meditando profondamente se rinunciare allo 0,1% del suo stipendio mensile, in tempi di grave crisi economica, rivolgiamo una solenne domanda: può suggerire al fratello di trasferirsi a Chieti o di fare ritorno a Gissi? A Vasto la sua presenza aleggerà vita natural durante guardando il mostro di cemento armato dentro la villa comunale. Incontrarlo anche in piazza mentre bacchetta presunti nemici e traditori ci sembra un tantino eccessivo. O no?
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di Michele D'Annunzio
tratto da vastoweb.com

"La mia vita è finita il 6 aprile 2009. Dopo ne è cominciata un'altra e ogni giorno cerchiamo le motivazioni per viverla. Non è facile". Giustino Parisse, caporedattore del quotidiano Il Centro, ha vissuto sulla sua pelle la tragedia del terremoto dell'Aquila, che gli ha strappato via i figli di 16 e 18 anni e il padre di 75. Insieme alla moglie e due amici, ieri Parisse è stato ospite di Vasto è Cultura, l'iniziativa organizzata da Polis, il laboratorio politico-culturale diretto da Davide D'Alessandro. E' stato quest'ultimo, insieme a Margherita Conti, a rivolgere le domande all'autore del toccante libro Quant'era bella la mia Onna davanti alla platea del cinema Corso. “Qualcosa è stato fatto - ha detto Parisse - ma è persino banale dire che tutto è ancora da fare. Adesso non bastano più le invocazioni, tipo non dimenticateci. Occorrono gesti concreti, fatti e, sia detto con chiarezza, soldi, tanti soldi che Roma dovrà dirigere verso il nostro territorio. Niente potrà essere più come prima, nessuno può pensare di ricostruire ciò che è stato distrutto, ma qualcosa dovrà pure rinascere e tornare a vivere”.
"Parisse - commenta D'Alessandro - ha toccato l’animo del folto pubblico presente senza mai lasciarsi andare ad accuse o polemiche. Non si è mai iscritto né al partito delle carriole rosse né a quello delle carriole azzurre. Troppo devastante l’evento vissuto, troppo lacerante il dolore, per lasciare spazio allo sport che accompagna da sempre il popolo italiano: quello di dividersi in guelfi e ghibellini".
“Deve finire - ha detto il giornalista de Il Centro - anche il tempo delle ordinanze affidate a commissario e vice commissario. Occorre una legge del Parlamento e a quella fare riferimento. Ovviamente una legge straordinaria, ma non possiamo continuare a chiedere dilazioni sul pagamento delle imposte e quant’altro. Iterremoto è ciò che lascia nei luoghi e nelle anime. A me ha lasciato la colpa di aver fatto morire i miei figli. Ho speso la mia vita a fare continue ristrutturazioni della casa crollata come un castello di carta. Non ho difeso i miei figli. Non li ho messi in sicurezza. Poi, è vero che la vita di ognuno di noi è appesa a un filo, ma resta un dolore fitto, atroce, che non si può raccontare”. "La serata - racconta D'Alessandro - si è conclusa con l’emozionante lettura, da parte della Conti, dell’articolo scritto da Parisse sull’arrivo all’Aquila del Giro d’Italia, una volta un film pieno di allegria e di colori, oggi irrimediabilmente pieno di tristezza. Un film in bianco e nero".
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dall'arch. Francescopaolo D'Adamo riceviamo e pubblichiamo
Chissà quante mamme avranno pensato, che bello! Senza le macchine in centro, potrò portare il mio bambino in piazza e lasciarlo libero, mentre magari guardo qualche vetrina. Potrò sedermi al tavolo di un bar con le amiche, mentre mio figlio corre felice nella accogliente Villa Comunale e magari si diverte su qualche giostrina. Che bello passeggiare la sera mentre mio figlio assiste compiaciuto, divertito ed interessato ad uno spettacolo dei burattini in piazza. Sveglia! Niente di tutto questo. Giostrine alla Villa non se ne parla. Come assolutamente non se ne parla del teatrino dei burattini. I bambini teneteli a casa! … A cosa serve la televisione? A cosa serve la Play Station? Ancora i burattini? Ancora le giostrine? … e intanto, mentre nella Villa Comunale vige il disordine, comodamente le bici, rigorosamente elettriche, scorrazzano nella bella piazza finalmente “libera”.
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Riceviamo e pubblichiamo
Direttore, mi permetto di scrivere in merito alla questione relativa alla viabilità nel centro storico. Alcune volte pare che la nostra città si arrovelli attorno a piccole controversie frutto, a mio avviso, di mancanza di dialogo e concertazione tra le parti.
Rendo subito nota la mia posizione: la chiusura dell'anello di Piazza Rossetti è cosa giusta e doverosa. Tirando la somma dei pro ed i contro credo che chiunque privo di conflitti d'interesse possa dirsi favorevole a tale provvedimento.
Tuttavia, non possono essere eluse le obbiezioni dei tanti esercenti del centro. Commercianti che giorno dopo giorno affrontano eroicamente la prepotenza della grande distribuzione. In questi anni i negozi del centro si sono specializzati, hanno rispolverato l'arte del vendere, hanno saputo proporre merce di alta qualità, hanno lottato con dignità per la propria sopravvivenza.
A questi cittadini va riconosciuta la passione e l'amore per un centro storico che oggi giorno vive un momento di crisi. Crisi dovuta non solo alla mancanza di un isola pedonale rispettata da tutti ma anche alla mancanza di sorveglianza notturna e di iniziative culturali che possano valorizzare e promuovere le stesse attività commerciali ivi presenti.
Partendo da queste premesse mi permetto di entrare in punta di piedi in questa discussione cittadina con alcune osservazioni e proposte che sintetizzo di seguito.
1) Si renda il centro storico pedonale posizionando agli ingressi della zone ztl barriere automatiche e dissuasori a scomparsa che permettano l'accesso ai soli mezzi autorizzati (residenti, mezzi pubblici, proprietari degli esercizi)
2) Faccio notare che l'adozione di questi sistemi risolve anche il problema delle operazioni di carico e scarico merci. Le barriere ed i dissuasori a scomparsa potrebbero essere disattivati in determinate ore del giorno da concordare di stagione in stagione con gli esercenti.
3) Rendere gratuito il parcheggio in via ugo foscolo ed in via silvio pellico per un determinato arco temporale (es. prime 2 ore gratis; ora successiva 1 euro). Tale periodo permetterebbe ai cittadini un più facile accesso ai negozi del centro.
4) La tariffa di sosta minima del parchimetro non puo essere l'equivalente di un ora. Il cittadino deve avere la possibilità di scegliere se sostare il solo tempo di un caffè (pagando i suoi 15 min) o se farsi una passeggiata più lunga.
5) Ultima proposta è quella di cominciare a pensare ad un mercato alimentare permanente a Km zero . Una piattaforme alimentare fatta dai vastesi per i vastesi che proponga prodotti locali di qualità e di quotidiano consumo a prezzi competitivi. In via sperimentale è possibile usufruire del già esistente mercato coperto. Sarebbe sufficiente dare le autorizzazione per 8h al giorno per 6 giorni lavorativi agli interessati.
Considerando che negli ultimi anni post-crisi molti si sono detti favorevoli ad antichi conventi da ricostruire, a filovie, ad enormi porti commerciali, a porti turistici, a gallerie sotterranee per i treni diretti sul mare, non credo possa reggere la solita scusa: "Non ci sono soldi"
I soldi ci sono, basta sapere come spenderli.
Con questo intervento non mi illudo di aver risolto il problema ma certamente spero di aver dato qualche idea alle parti in causa.
Con affetto per la mia città
Alessandro Gentile
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"IL TERREMOTO UN ANNO DOPO": IL GIORNALISTA GIUSTINO PARISSE AL SECONDO INCONTRO DI 'VASTO è CULTURA'. Introduce Davide D'Alessandro, modera Margherita Conti
tratto da histonium.netIl tema del terremoto, a distanza di un anno e qualcosa in più da quel funesto 6 aprile 2009 che ha lasciato un segno indelebile nella storia d'Abruzzo e i riflettori che si accendono sul libro "Quant'era bella la mia Onna", con gli struggenti ricordi del giornalista de Il Centro Giustino Parisse, che nella tragedia del sisma ha perso due giovani figli.
Riflessione profonda e dialogo aperto - domani sera, giovedì 20 maggio, con chi il terremoto l’ha vissuto attraverso la personale esperienza del dolore e del racconto professionale quotidiano al centro del secondo appuntamento organizzato dal laboratorio politico-culturale "Polis" di Vasto nell'ambito dell'iniziativa "Vasto è Cultura".
"Tutto questo è successo al collega Parisse - dice il direttore di 'Polis', Davide D'Alessandro - che nel tragico evento ha perso i due figli, di 16 e 18 anni, e il padre di 75 e che, dello stesso evento, scrive da un anno sulle colonne del principale giornale abruzzese. Vorremmo vivere una serata formativa, di riflessione pura e autentica su ciò che siamo chiamati a ricostruire dentro e fuori di noi. Una serata di vicinanza a quanti ancora soffrono, una sorta di abbraccio, non solo ideale, con i nostri fratelli così duramente colpiti. Ma vorremmo anche tentare un’analisi su quanto è stato fatto e quanto resta ancora da fare. Per i luoghi e per le anime che quei luoghi debbono continuare ad abitare. Giustino Parisse è la persona giusta. A lui chiediamo un’altra serata di cronaca, di racconto, di testimonianza".
L'incontro (moderato da Magherita Conti dopo l'introduzione di D'Alessandro) è programmato al Cinema Corso, con inizio alle ore 21, domani sera, giovedì. E' dunque il secondo appuntamento di "Vasto è Cultura - I soggetti, le forme e la vita" e fa seguito a quello inaugurale (foto sopra) con ospite il filosofo Luigi Alfieri.
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