DEL PRETE: "A VASTO L' ACCOGLIENZA E' INADEGUATA" 
Comunicato stampa

“Non si fa turismo andando a Santiago de Compostela, alle cene nelle Ambasciate australiane o nell’Europa del nord a spese dei cittadini vastesi. Il turismo è accoglienza e quando i verificano i disservizi che si sono registrati sabato e domenica scorsi a Vasto marina, anche il miglior biglietto da visita presentato nelle fiere si va a far benedire”. Nicola Del Prete, coordinatore provinciale di Alleanza per l’Italia va giù duro nei confronti del sindaco Luciano Lapenna, che ha trattenuto per sè la delega al turismo. “Il 3 luglio, cioè in piena estate, l’amministrazione Lapenna quater si è fatta trovare impreparata ad accogliere il primo importante flusso di bagnanti – spiega Del Prete – Le colonnine dei parcheggio a pagamento erano, per la maggior parte, non funzionanti o tarate male. Eppure i vigili urbani hanno fatto multe a raffica. Non solo. Il Comune è proprietario di un parcheggio coperto, a Vasto marina, in via Martire Istriani, che per anni è stato al centro di vibrate proteste. Ma è una struttura di proprietà che negli anni passati, specie nei fine settimana, accoglieva centinaia di autovetture. Quest’anno il parcheggio è stato abbandonato a se stesso. Immondizia, carcasse di gatti morti, escrementi, rifiuti di ogni genere impediscono l’utilizzo del parcheggio. Perché l’assessore ai servizi Vincenzo Sputore non ha provveduto alla sua pulizia per un utilizzo pieno, gratuito, così come avveniva negli anni passati? Possibile che Sputore non ricordi come l’ex assessore Del Prete rendeva fruibile questa struttura, in estate, senza biglietto a pagamento e con la vigilanza dei ragazzi delle giacche verdi? Sarebbe bastato copiarlo! Il cancello dell’ingresso del parcheggio di via Martire Istriani, invece, è stato “forzato” e gli automobilisti, in mezzo a quel letamaio, hanno comunque cercato di trovare un’area di sosta per le proprie autovetture, anche se era chiuso il cancello d’uscita. E’ stato utilizzato l’ingresso anche come uscita, con i rischi che ne sono conseguiti. Il Comune è stato completamente assente ed i commenti sulla spiaggia, sabato e domenica, sono stati, all’unisono, tutti negativi nei confronti dei un’amministrazione inadeguata, che improvvisa, che si fa rincorre dagli eventi. Tra l’altro, è stato inspiegabilmente ridotto anche il parcheggio ricavato dall’area dell’ex stazione ferroviaria. Alcuni massi in cemento limitano la sua utilizzazione. I posti in meno rispetto all’anno scorso sarebbero non meno di cento. Le uniche note positive – conclude Nicola Del Prete - sono state il concerto di Conte, a Palazzo D’Avalos, e di questo bisogna dire grazie ad Ivo Menna e il mercato della frutta della Coldiretti. Troppo poco per una città che va promuovendo il turismo in tutta Europa”.

Vasto, lì 6.7.2010 Nicola Del Prete
Coordinatore provinciale Alleanza per l’Italia




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LA VASTESE ANNA MARCHESANI E' MISS FACEBOOK ITALIA 




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"CESARE PAVESE A VASTO" E' SU YOUTUBE 
NEWS

All'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=eSSvH8X68XU
è possibile seguire il servizio sull'evento.



Se oltre cento persone decidono di conferire senso alla propria serata rivisitando la figura di Cesare Pavese sessant’anni dopo, vuol dire che Vasto, come recita Polis, è Cultura. È accaduto giovedì presso la “Ciucculella” di Vasto Marina. Il quarto appuntamento promosso dal Laboratorio politico-culturale, dal titolo “Cesare Pavese. Il mestiere di vivere 60 anni dopo”, è stato introdotto dal sottoscritto e ha visto la partecipazione dello scrittore Gianfranco Lauretano, autore de “La traccia di Cesare Pavese” (Bur Rizzoli, 2008) e del poeta Umberto Piersanti. Il primo ha ripercorso la figura del grande romanziere attraverso le pagine dei romanzi più noti, tra i quali “La luna e i falò” e “La casa in collina”, mentre il secondo ha declamato versi da “Lavorare stanca” e dal suo “L’albero delle nebbie”, con un finale commovente dedicato al figlio Jacopo, autistico, già presente in altre raccolte poetiche.
Il prossimo incontro con “Vasto è Cultura” è previsto giovedì 22 luglio. Ospite l’On. Remo Gaspari, che parlerà della crisa della politica, della crisi di Vasto e del Vastese.

Dr. Davide D’Alessandro
Direttore di Polis


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PDL, SUL PALCO SEMPRE GLI STESSI 
di Giovanni Uselli
il Grillo 3 lug 2010

Sono irriverente! Confondo la lana con la seta, il giorno con la notte, l’aglio con la cipolla, prendo lucciole per lanterne e fischi per fiaschi. A proposito, venerdì pomeriggio, alla “prima” del PdL cittadino, non ci sono stati né i fischi né tantomeno è risultata essere un fiasco. Ma è capitata a distanza di qualche giorno dalla debacle della nostra nazionale di calcio ai mondiali, per cui la tentazione di fare un parallelo fra le due compagini è irresistibile. Veloce veloce: in campo si è vista la stessa squadra, quella di sempre, però più vecchia, logora. Si è assistito ad una partita senza acuti, piatta con passaggi orizzontali. Qualche tiro in porta, ma niente di che. E’ mancato l’assist vincente, la giocata geniale. Tanto pubblico ma nessuno spettacolo. Di goal neanche l’ombra. Anzi verso la fine agli ultimi minuti si è rischiato l’autorete. O forse c’è stata e non me ne sono accorto. Di chi sto scrivendo? Decidete voi. Adesso però divento serio a modo mio e scrivo il pezzo. Ricomincio.
Venerdì scorso si è tenuto il primo incontro organizzativo del Pidielle.
Lo hanno ideato, pubblicizzato e realizzato i due coordinatori cittadini del Pidielle, Sigismondi e Marcovecchio, ed è stato fortemente voluto, così si dice, dai coordinatore regionale e provinciale. Peccato che non si siano fatti vedere. Si sono persi una serata bellissima, con tanta gente bellissima, in un posto bellissimo, che sembra fatto apposta per accogliere questo tipo di manifestazione. Con locali pieni di luce, estremamente accoglienti, ambienti raffinati e terrazze con panorama mozzafiato. Tanto che la gente, a un certo punto, stava più fuori che dentro. Costume poco edificante. Tutti, poi, con due cellulari, uno all’orecchio e l’altro in mano. In queste riunioni, convegni, meeting, se non ti fai vedere che parli al telefono sei un pirla. E per esserlo ancora di più bisogna averne due. Poi scopri che con uno ti chiami e con l’altro ti parli. Scostumati. Molti dei partecipanti son venuti da fuori, a fare numero. Poi sono scomparsi. E alla cena siamo rimasti in pochi, i soliti, con famigliari al seguito, giusto per remunerare, in qualche modo l’uso esclusivo della struttura, una cinquantina di persone, quelli cui toccheranno oneri e onori. Chiaro anche a chi andranno i primi e a chi i secondi.
Inquadrato l’evento, entriamo nel merito. In tanti i erano iscritti a parlare, poi hanno parlato i soliti. Stessi attori stessa recita. Con qualche nome nuovo. Per gli altri ci sarà tempo. Cosa si è detto? Tanto o poco a seconda delle aspettative. In pillole. Sigismondi: nessuno potrà pretendere di salire sul carro dei vincitori. E certo, sul carro del Pidielle ci sono già saliti. Non solo ma pretendono di guidarlo e di indirizzarlo a tutela dei propri interessi. Giangiacomo: abbiamo commesso errori e li abbiamo pagati. Sicuro, ma se non cambiano gli interpreti si continuerà a sbagliare. Tagliente: bisogna parlare alle categorie. Mi scusi, presidente, come la categoria dei balneatori, per fare un esempio in tempo reale?

Argomenti forti, come forte è il proclama del manifesto. Personalmente lo ritengo provocatorio, fuori tempo e fuori luogo: “ Ricostruiamo Vasto “ Ricostruire che cosa? La ricostruzione la stanno facendo a L’Aquila e nei paesi colpiti e distrutti dal terremoto. A Vasto non si deve ricostruire niente. A meno che non si consideri Vasto città terremotata. In tal caso occorre fare subito un esame di coscienza per accertare chi abbia provocato il terremoto.
Negli ultimi quindici anni, la città è stata amministrata dal centro-destra, cioè da politici coi i quali oggi, in questo momento, ci salutiamo con sorrisi e strette di mano. E allora che facciamo? che diciamo? che ci accingiamo a ricostruire quello che noi stessi abbiamo contribuito a distruggere? E che lo abbiamo fatto a mezzo degli amministratori che abbiamo votato e fatto eleggere? Suvvia, non facciamoci ridere appresso. Anche se già lo stanno facendo come si può vedere su taluni siti web e fogli locali.

Né possiamo pensare che l’attuale amministrazione abbia fatto tutto questo danno perché saremmo ridicoli anche in questo caso. Infatti abbiamo sempre accusato questa amministrazione di immobilismo e di aver fatto poco e male in questi quattro anni di amministrazione. Ma questi non hanno distrutto proprio niente. Quello che c’è a vasto ha il copywright del centro destra. Di bello e di cattivo, di buono e di brutto. Mettiamocelo bene in testa ed evitiamo frasi reboanti, ridicole e prive di senso che possono tornarci indietro come boomerang. Tanto i cittadini sanno molto bene come sono andate le cose e come andranno in futuro se verranno candidate persone che hanno già dato o che, al momento, non sono all’altezza di dare risposta alle esigenze della cittadinanza.
Qui non si tratta di ricostruire. Qui si deve recuperare la fiducia dei cittadini verso un partito che è sempre stato maggioritario, ma che da tempo ha perso credibilità e voti per aver fatto scelte discutibili, anzi, per aver consentito ad altri di fare scelte, quasi mai in linea con le aspettative della popolazione. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Qui si tratta di riprendere il dialogo con la città, attraverso “tutte” le categorie, interrotto da tanto tempo a causa di spartizioni di potere, fra “poche” categorie, di guerre intestine, di divisioni che hanno cancellato il partito dalla scena politica che conta, consentendogli di identificarsi in singoli rappresentanti, ora in entrata ora in uscita, ma sempre lontani e fuori dalle necessità della maggioranza degli elettori.
Qui si tratta di ricominciare a lavorare con la città e per la città, reclutando le migliori risorse presenti in città e nel territorio, per assicurare a “tutti i cittadini” di poter vivere in una città sicura, pulita, ordinata, tranquilla. In una città dove c’è lavoro e divertimento, dove c’è scuola e culto, dove c’è solidarietà e rispetto della legge, dove c’è memoria del passato e fiducia nel futuro, nel domani. Sono questi i punti che bisogna propagandare.
Se c’è una cosa che bisogna ricostruire, beh, lasciatemelo dire, è la nostra identità politica, il nostro modo di pensare e di fare politica. E soprattutto, come farla nel Popolo della Libertà. Per Vasto. Ricostruiamo la nostra identità. Saremmo più seri e forse, nessuno ci riderebbe appresso.

Tuttavia voglio chiudere questo commento in modo positivo. L’ obiettivo di questa riunione era quello di cominciare a lavorare per dare una organizzazione cittadina al Popolo della Libertà. Così è stato. Era importante cominciare. In seguito non possiamo che migliorarci. Ma dobbiamo avere le idee chiare. Poche ma buone. E decisi a difenderle. A Vasto il Pidielle è dei vastesi. E non di altri. Chiaro il concetto?
In chiusura torno irriverente. Sono passati quattro anni dall’ultimo mondiale, addirittura vincente. Si doveva e si poteva, già da allora, cambiare tutto e ricominciare da zero. I tifosi avrebbero capito: so ragazzi……! Il Pidielle ha cambiato allenatore e vice, ma i giocatori sono sempre gli stessi. Non riescono più a segnare. E in più esprimono un gioco noioso. Gli avversari hanno capito, tutto troppo facile, scontato. Il pubblico continua a pagare il biglietto e a riempire gli stadi. Ma fino a quando? A chi mi riferisco? Decidete ancora voi.
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TUTTI DA ZIO REMO SABATO SERA 
di DAVIDE D'ALESSANDRO



Leggendo le marce o marcette indietro pronunciate da Lapenna, Tagliente, D’Adamo e compagnia bella alla cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Remo Gaspari, vedendo nelle foto i tanti volti noti e meno noti di un passato che per alcuni passa anche troppo in fretta, per altri mai, mi sono commosso. Perché in quell’Aula, né sorda né grigia né rossa, c’era tutto l’arco costituzionale, dal Pci al Msi, non solo per omaggiare Gaspari, ma per dirgli: “Caro Zio Remo, hai vinto tu”. Perché non c’è dubbio che abbia vinto. Perché non c’è dubbio che i tanti che nei decenni lo hanno appeso alla croce, raccontando il gasparismo come il male assoluto, oggi rendano giustizia con la prosa e la poesia al suo operato, alla sua condotta, alla sua concretezza operativa. È stata la foto che ha segnato anche a Vasto, semmai ce ne fosse stato il bisogno, la morte di Destra e Sinistra, la morte di contenitori vuoti riempiti e cavalcati da gente in carriera. Da sabato anche i più renitenti possono sciogliere le vele. Siete liberi! Le ideologie sono morte! Il fascio, la falce e martello, i tanti garofani dispersi nell’aria, sono defunti. Adesso c’è spazio per la politica, per il confronto vero sui temi, sui progetti di rilancio per la città, senza ricorrere più alle parole vuote che hanno accompagnato e nutrito i peggiori anni della nostra vita. Ho provato un senso di liberazione. Come dalla morte. Se qualcuno dovesse continuare a prendervi in giro con le parole Destra e Sinistra, gridategli pure: “Se non la smetti, chiamo Zio Remo!”. The best in the (politic) world.

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PEPPINO E PEPPINO 
di DAVIDE D'ALESSANDRO



In una cosa pensavo di non riuscire nella vita: a mettere d’accordo i due Peppino, Peppino Forte e Peppino Tagliente. Eppure, ci sono riuscito. Entrambi hanno colpito al di sotto della cintola, pur trovando due notevoli respingenti. Il primo, scrivendo che avrei chiesto scusa a Patrizio Lapenna, il secondo che avrei fatto marcia indietro. Entrambi, ovviamente, hanno scritto il falso, come attesta sia la nota del difensore di Lapenna, sia la nota del mio difensore, sia, ed è ciò che più conta, quanto ho scritto e dichiarato io. Nessuna scusa a nessuno. Avrebbero fatto prima a chiedere a Patrizio il motivo vero della ritirata. Io esco vincitore su tutti i fronti, a testa alta, anzi credo di aver inanellato un altro record: mi hanno ritirato la querela senza alcuna scusa, ribadendo giorno per giorno, articolo dopo articolo, che il mostro di cemento armato resta una ferita a morte per la città del Vasto, come il primo Peppino ama chiamarla pomposamente, e che nulla rinnego di quanto scritto negli ultimi anni. Lo sanno bene soprattutto i 5.132 vastesi che firmarono il documento di Polis (ahimè non firmato dai due Peppino, che dunque avevo già messo d’accordo una volta, a pensarci bene…). Ma il “busillis” che ha fatto scoppiare l’amore tra i due non è la querela Lapenna, né la scusa (falsa), né la marcia indietro (falsa). Il problema che angoscia i due, che toglie il sonno ai due, facendoli restare ben svegli e allarmati a braccetto, si chiama ALLEANZA PER VASTO, la nuova e grande storia CIVICA che stiamo scrivendo insieme ai vastesi. Hanno il terrore che l’entusiasmo crescente intorno al nostro Movimento li possa collocare a riposo anzitempo. Ma noi non vogliamo collocare a riposo nessuno. Vogliamo provare, dopo gli anni desolanti della Destra e della Sinistra, dopo gli anni dei litigi e della mediocrità che hanno fatto precipitare Vasto, a mettere in campo una politica altra, che stia lontana dai recinti e dai mostri di cemento. Vogliamo provare a RINNOVARE, senza parenti e senza giovani a sovranità limitata. Vogliamo impedire che Vasto continui a innestare la marcia indietro, sperando che i responsabili del disastro, della maggioranza come dell’opposizione (spesso finta), chiedano scusa ai cittadini vastesi.

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ERRATA CORRIGE 
news

Nell'articolo che segue ho scritto che Giuseppe Forte ha forzato il titolo. Non è vero. Non l'ha forzato. L'ha falsato. E' un titolo falso. Nato morto. Come il Pd.




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LE SCUSE LE DEVE CHIEDERE PEPPINO FORTE 
di Davide D'Alessandro

Con il titolo "Davide D'Alessandro chiede scusa a Patrizio Lapenna", il sito piazzarossetti mi dedica attenzioni che non merito. Se si legge bene il testo redatto dall'Avv. Masciarelli, si evince che il sottoscritto ha espresso rammarico per l'equivoco intervenuto e che non ha mai inteso esprimere giudizi di disistima nei confronti di Patrizio Lapenna. In effetti, andando a rileggere tutti gli articoli degli ultimi anni, compreso quello che ha scatenato la querela firmata da Lapenna, ho sempre espresso valutazioni su fatti politici e mai riguardo alla persona. Questo ho detto, ho scritto e ribadito. Non ho chiesto scusa a nessuno perché a nessuno devo chiedere scusa. Se Lapenna ha ritenuto di ritirare la querela, ne sono contento perché sono molto occupato a fare altro, oltre ad avere una certa allergia verso il diritto e le aule dei tribunali, nonostante fossi assistito dall'ottima professionista, Avv. Giuseppina Di Risio. Nulla rinnego di quanto scritto negli ultimi anni. L'ex Hotel Panoramic resta un mostro di cemento armato. Senza se e senza ma. Lo hanno detto 5.132 vastesi firmando il documento di Polis. Non firmato da Giuseppe Forte, il quale resta uno che non dà tutte le notizie e, su quelle che decide di dare su di me, forza i titoli. Aspetto le sue scuse.

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CADUTE SINISTRE (DOPO QUELLE DESTRE) 
NOTA

È accaduto a Casalbordino ciò che stava per accadere a Vasto. Bocciata sul Bilancio la Giunta Bello e tutti a casa. È il fallimento politico-amministrativo di una classe dirigente che non ha saputo rinnovare e dare risposte ai bisogni urgenti dei cittadini.

di Davide D'Alessandro

Il fallimento politico-amministrativo che si è registrato in queste ore a Casalbordino, dopo tre anni di impasse, si associa ad altri fallimenti politico-amministrativi che investono negli ultimi tempi il territorio del Vastese. Crisi di politica, di visione, di progetto. Crisi di potere. Di chi “sale” al potere senza l’investitura popolare, che non è quella del giorno del voto, ma è quella antecedente al voto, quando si dovrebbero scegliere l’uomo o la donna senza che qualcuno l’imponga dall’alto. Basta andare nell’archivio di Polis e rileggersi tutto quanto fu scritto prima della vittoria di Bello nel 2007 e dopo la nascita della Giunta. Feci tutto il possibile, insieme al caro amico Luigi Moretta, per indicare alla ridente cittadina adriatica l’unica strada da seguire, dopo la deludente gestione della Destra: una politica altra e il ricorso ai sostenitori del Pd per scegliere il candidato a sindaco. Non fummo ascoltati. Il candidato fu imposto dall’alto, le contrapposizioni tra Bello e Di Rito, invece di essere spente dalle primarie, si acuirono. Ora è doveroso tornare al voto. Anche a Casalbordino, come a Vasto, esistono le condizioni per creare un autentico spazio di libertà. Del resto, non parliamo continuamente di territorio del Vastese, di comunità legate non solo da tradizione ma da prospettive future? Anche a Casalbordino, come a Vasto, ci sono persone valide e libere per dare vita ad un nuovo giorno, dopo l’ultima prova davvero desolante.

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LA MAMMA DEGLI STUPIDI E' SEMPRE INCINTA 
Lettera

Caro Direttore ieri (martedi')ho letto l'articolo sui danni arrecati da ignoti sull'illuminazione pubblica della pista ciclabile appena inaugurata e che va dall'Oasi dell'Anziano fino al torrente Buonanotte (a quando il ponticello di collegamento?). Se non ho letto male ben 13 lampade nuove di zecca sono da sostituire ,sono da ricomprare.Oggi ho letto su Vastoweb che i responsabili potrebbero essere gli autisti dei quadricicli (biciclette a quattro ruote) che immettendosi sulla pista un po' per svago e un po' per divertimento si cimentano in arditi sorpassi e chissenefrega se poi c'e' un ignaro bambino su di una bicicletta che viaggia in senso contrario oppure un pedone che si fa una camminata a piedi,oppure dei fastidiosissimi lampioni un po' troppo vicini alla pista .Con quei lampioni il sorpasso e' problematico perche' la pista e' troppo stretta per due quadricicli quindi ...addio lampade appena installate .A leggere queste notizie mi viene in mente un vecchio detto e cioe':" La mamma degli stupidi e' sempre incinta! " Non so se sia corretto far transitare dei quadricicli sulla pista ciclabile perche' bisogna valutare la larghezza della pista e l'ingombro dei mezzi sopracitati in modo che se di incrociano non devono darsi fastidio e non devono creare pericolo per i passeggeri.A questo punto le soluzioni sono 1) Chi affitta deve registrare chi prende in carico il mezzo (fatto bene) 2) Vietare la pista ai quadricicli .Insomma a Vasto per alcuni ragazzi e ragazze ogni scusa e' buona per arrecare danno agli arredi e alle strutture pubbliche e private.Se per moto e auto c'e' un assicurazione obbligatoria che garantisce chi riceve un danno ,per i quadricicli ,cosi' come per le biciclette normali che per le biciclette a pedalata assistita(sempre piu' numerose),non c'e' bisogno ne di patente,ne di revisione,ne di Assicurazione, ne di targa e non c'e' neanche il narcotest in caso di sinistro quindi non si rischia nulla.Poi un invito a chi deve far riparare i lampioni rotti e cioe' , togliete completamente i lampioni o li arretrate in modo che non succeda di nuovo perche' ...la mamma degli stupidi e' sempre incinte ricordatelo e quindi cosi' come si evince dai fatti il danno verra' ripetuto nuovamente.P.S. Ho ricevuto alcune irritate segnalazioni riguardo a mezzi comunali che viaggiano a velocita' sostenuta sulla spiaggia creando ansia tra i baganti...e infanti.

Cordiali Saluti da Davide Delle Donne
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DA DAVIDE A DAVIDE TRE ANNI DOPO 
di Davide D'Alessandro

Dopo l'articolo che mi ha inviato l'amico Mario Miguel non saprei aggiungere altro. Se non che Mario, invece del buon professore di matematica che è, sarebbe stato un ottimo giornalista. E sarebbe piaciuto leggerlo a un altro amico, Davide Bertotti, che il primo luglio di tre anni fa, davanti al Convento della Madonna dei Miracoli, è venuto a mancare improvvisamente proprio accanto a Mario. Poi, lo sconcerto, lo sconforto, il pianto, il dolore. Poi di nuovo la vita, come sempre. Anche la sua. Perché non è vero che muore chi è ancora tra noi, anche solo col pensiero. Non è consolazione. E' verità. Non possiamo parlargli, non possiamo ascoltarlo, non possiamo sentire le sue fragorose risate, eppure è ancora qui tra di noi. Mistero buffo è la vita. Per chi va e chi resta, se è vero che chi va va e chi resta resta. Non lo so. So che da quel giorno buona parte della mia vita è mutata. Ha acquisito senso. La morte di Davide ha favorito una nuova nascita. Di un altro Davide. Gli dico grazie. So che è poco, ma è anche tutto. E stringo forte la mamma. La mamma.
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POLIS RICORDA IL GRANDE AMICO DAVIDE BERTOTTI 
di MARIO MIGUEL MORETTA

Riteniamo doveroso ricordare oggi un Amico che esattamente tre anni fa ci ha lasciati per sempre, proprio qui in terra d’Abruzzo, durante una sua breve visita di cortesia riservata al gruppo di collaboratori di Polis . Si chiamava Davide Bertotti, era di Torino, aveva quarantuno anni. Alla mamma va il nostro pensiero ed il nostro commosso saluto insieme a quello del direttore Davide D’Alessandro.
Davide Bertotti era una mente accesa e sbrigliata, lo dimostrava in ogni sua azione, progetto o lavoro in cui era coinvolto. Lo dimostrava ogniqualvolta prendeva carta e penna per fissare il magma di pensieri che animava il suo ribollente spirito libero. La sua sterminata cultura, non solo umanistica, mai esibita come gonfia facoltà dell’erudito ma come naturale abito morale della persona, suscitava un fascino al quale risultava difficile sottrarsi; godeva per questo del plauso sincero di estimatori sparsi un po’ in tutte le regioni d’Italia. Se poi a qualcuno dei suoi lettori capitava di conoscerlo di persona, come a noi è accaduto, quella stima dilagava subito in fraterna amicizia. Deve essere stata piacevole sorpresa per tutti, come lo è stata per noi, constatare che a far da sostrato al talento dell’autore, all’indiscussa serietà dell’intellettuale vi erano una tenera quanto gioviale semplicità d’animo coniugata a quella profonda umanità che alberga soltanto nel cuore dei grandi.
Da quel tragico pomeriggio di sole di tre anni fa ci capita sovente di rievocare qualche sortita felice del Bertotti, qualcuna delle sue battute folgoranti ovvero qualche nota di colore servita con la tipica spigliatezza piemontese che caratterizzava il suo stile diretto, graffiante.
Oggi rileggeremo volentieri qualche passo dello studioso torinese già pubblicato su queste colonne. La chiarezza delle sue parole ci invita da subito alla riflessione escludendo ogni soverchia sottolineatura. Più che necessitare di commento esplicativo , quelle parole attendono un’immediata traduzione in azione concreta. Bertotti si occupa di una materia che conosce bene, la Storia.
Ci manca l’amico, non sembri retorico dirlo. Ci mancano, insieme alla sua bonomia e alla sua schiettezza, la sua prosa limpida, la sua turbinante creatività e soprattutto l’esempio luminoso del suo impegno di fede insieme al coraggio, lui ne aveva da vendere, di procedere controcorrente per esclusivo amore di verità.






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